Sant’Isacco torna alla Chiesa

sant isaccoSAN PIETROBURGO, 13. Sarà riaffidata alla Chiesa ortodossa russa la cattedrale di Sant’Isacco a San Pietroburgo, esempio di architettura neoclassica del XIX secolo che dall’epoca sovietica ospita un museo: lo ha annunciato nei giorni scorsi — riferisce l’Ansa — il governatore della città, Georgy Poltavchenko, secondo il quale «in base a un accordo tra me e il patriarca, la cattedrale conserverà la sua funzione museale ed educativa».
Sant’Isacco, costruita a partire da un progetto dell’architetto francese Auguste Ricard de Montferrand fra il 1818 e il 1858, aveva in epoca imperiale lo statuto di principale cattedrale della Russia. Sotto l’Unione sovietica è diventata un museo dell’ateismo, poi, dal 1937, un museo di storia e di arte. Gli offici liturgici sono ripresi nel 1990 in occasione di importanti feste religiose, con l’autorizzazione della direzione del museo. Già nel 2015 il patriarcato di Mosca aveva chiesto, invano, alle autorità di San Pietroburgo di restituirle la cattedrale di Sant’Isacco. La notizia è stata accolta con perplessità da una parte dell’opinione pubblica (più di centomila persone hanno firmato una petizione on line contro il ritorno di Sant’Isacco alla Chiesa ortodossa russa) ma anche dal ministero della Cultura: «Noi — sostiene il dicastero citato da Interfax — supp oniamo che, nel passaggio della cattedrale di Sant’Isacco alla Chiesa ortodossa, la conservazione delle funzioni museali attuali sia possibile solo teoricamente. L’uso congiunto del museo e di una cattedrale attiva comporta una serie di difficoltà, in particolare in base alle differenze sostanziali nella realizzazione delle funzioni religiose e di quelle museali». E, a San Pietroburgo, c’è chi teme che il terzo sito più visitato della città (all’interno si trova anche una rara copia del pendolo di Foucault) possa subire un calo di turisti. Ieri, nel corso di un’affollata conferenza stampa, il vice governatore, Mikhail Mokretsov, ha assicurato che le due caratteristiche, di museo e di luogo di culto, potranno tranquillamente coesistere, e il portavoce del patriarcato di Mosca, Vladimir Legoyda, ha detto che i visitatori non si accorgeranno di niente: «Nessuno vuole limitare l’accesso alla cattedrale. È interesse della Chiesa preservare l’e re d i t à museale. Il trasferimento di Sant’Isacco nella disponibilità della Chiesa ortodossa russa è naturale e le paure e le preoccupazioni che vengono espresse su questo non sono collegate con la realtà. Questo passaggio non avviene solo in conformità con la nostra legge, ma anche con il diritto internazionale. Entrando nel Consiglio d’Europa, nel 1996, la Federazione Russa si è obbligata a trasferire alle organizzazioni ecclesiali tutto ciò che concerne la religione», ha concluso il rappresentante del patriarcato.

© Osservatore Romano - 14 gennaio 2017