Ponti di speranza · Conclusa la visita in Romania del cardinale prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ·

Il cardinale ha celebrato insieme all’arcivescovo maggiore, il cardinale Lucian Mureşan, al nunzio Miguel Maury Buendia, ai vescovi del sinodo e a più di cento sacerdoti. A loro e alla nutritissima assemblea di fedeli, nell’omelia ha ricordato gli anni delle persecuzioni e delle prigionie nei quali, nonostante l’oppressione del regime, «l’amata Chiesa greco-cattolica romena» è rimasta fedele a Dio e alla comunione con il successore di Pietro. La «debolezza umana» è stata «riempita dalla grazia». È proprio sulle orme dei martiri, ha detto, che si costruisce il futuro, che si diviene «segni dell’amore di Dio nel mondo».

Rispondendo, poi, alle parole di benvenuto e di augurio del cardinale Mureşan, il prefetto ha portato ai presenti «il saluto, l’incoraggiamento e la benedizione» del Papa: «egli — ha aggiunto — conosce il vostro desiderio ardente di poterlo presto abbracciare in queste terre e spera che arrivi il giorno perché esso si compia». Ha quindi fatto dono all’arcivescovo maggiore della medaglia del quinto anno di pontificato di Francesco, nella quale si richiama il tema dell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, una realtà che coinvolge anche milioni di romeni in Europa e nel mondo.

Il cardinale era arrivato a Blaj, capitale spirituale della Chiesa greco-cattolica romena, il giorno precedente. Qui, in mattinata, aveva partecipato a una riunione straordinaria tenuta per l’occasione dal sinodo dei vescovi.

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