Etiopia Vicende millenarie per la Chiesa ortodossa d’Etiopia. La prima nell’Africa nera
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- Creato: 26 Ottobre 2017
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Lo scienziato nucleare che studia l’oriente cristiano.Pubblichiamo alcuni stralci dalla premessa al libro, in due volumi, Storia della Chiesa ortodossa Tawāhedo d’Etiopia (Milano, Edizioni di Terra Santa, 2017, pagine 2128, euro 95). L’autore, ingegnere nucleare, è studioso di lingue semitiche e Chiese orientali. Il libro viene presentato nel pomeriggio del 26 ottobre a Roma, presso la Delegazione della Custodia di Terra Santa in via Boiardo, da Tedros Abraha, docente di teologia biblica, etiopico classico ed esegesi etiopica, e dal prefetto della Congregazione per le Chiese orientali Leonardo Sandri.
Nella prefazione all’opera, il cardinale Sandri scrive: «Ci troviamo di fronte a una persona che ha iniziato e portato avanti la raccolta del materiale per la pubblicazione partendo da una passione e da un interesse personale, non legato quindi ad attività accademica. Forse è proprio per questo che egli sembra mettersi nei panni del lettore ponendo le domande alla storia della Chiesa Tawāhedo, e riportando in modo preciso le differenti interpretazioni che in particolare su alcuni passaggi sono sorte in ambito storiografico».
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(Alberto Elli) L’Etiopia, uno degli Stati più antichi al mondo, è l’unico Stato dell’Africa subsahariana senza una significativa storia coloniale e nel quale la religione cristiana sia riuscita a conservarsi indipendente dal dominio musulmano, che altrove ne ha causato la scomparsa o l’emarginazione, sociale e numerica.
Diventata cristiana poco prima della metà del IV secolo dell’era cristiana, a differenza del vicino regno cristiano di Nubia, l’Etiopia, grazie soprattutto al suo vigoroso monachesimo indigeno, profondamente radicato nella cultura locale, riuscì a resistere alla crescente pressione islamica e a sopravvivere come regno cristiano indipendente, vera isola del cristianesimo in Africa.
La sua Chiesa è la prima che si instaura e diffonde il messaggio di Cristo in una terra dell’Africa nera. Non solo, essa non è il risultato dell’opera missionaria europea, ma nasce e fiorisce ben prima di tante cristianità europee. Inoltre, nonostante fino al 1959 sia dipesa giuridicamente dalla Chiesa di Alessandria, non reca l’impronta della cultura e della mentalità ellenistica alessandrina e neppure di quella costantinopolitana, come dimostra, fra l’altro, lo stile degli edifici cultuali.
Autenticamente africana e allo stesso tempo medio-orientale, l’Etiopia è unica nell’Africa nera, con un’identità inconfondibile e caratteristiche del tutto singolari, che la differenziano da tutte le altre nazioni africane e ne fanno una delle comunità cristiane più originali e meglio inculturate di tutta l’Africa. Le sue gloriose tradizioni cristiane e la sua posizione strategica, quale ponte tra il continente africano e il Vicino Oriente, con un passato ancorato alla storia di due continenti, fanno sì che essa possa dare un contributo non indifferente alla saldezza dell’unità cristiana.
La Chiesa etiopica possiede un’importante e antica tradizione liturgica, spirituale e teologica sua propria, un tesoro prezioso, inestimabile quanto poco conosciuto, che rimonta ai tempi più antichi del cristianesimo, da comunicare ai cristiani del mondo intero.
Nonostante queste sue peculiari caratteristiche, il cristianesimo etiopico è stato da alcuni studiosi e scrittori, antichi e moderni, ridotto a una mera meccanica osservanza di riti, credenze, pratiche e leggi fossilizzate. Si tratta di un approccio «del tutto primitivo», ora per lo più rigettato; sempre più studiosi, infatti, esprimono il proprio convinto apprezzamento per il fenomeno religioso etiopico, sottolineandone la profonda peculiarità.
All’inizio dei miei studi ho scoperto di conoscere ben poco di tutta la ricchezza artistica e culturale dell’Etiopia e delle sue vicende storiche, e quel poco che sapevo, o che credevo di sapere, spesso mi si è poi rivelato errato o impreciso. E purtroppo questo non è solo un limite mio, ma, come ho avuto modo di constatare, ampiamente condiviso. Pur essendo, con quasi trentacinque milioni di fedeli, una delle maggiori tra le Chiese ortodosse orientali, seconda solo a quella russa, e con una tradizione di poco inferiore ai millesettecento anni, tuttavia la Chiesa etiopica è ben poco conosciuta in Italia, anche se il nostro Paese ha avuto con l’Etiopia stretti legami, a volte, a dire il vero, alquanto dolorosi.
Questo libro, frutto di anni di ricerca e di studio — alcune centinaia sono i libri comprati, per non parlare dei molti, soprattutto i più “vecchi”, scaricati dalla Rete, e quasi millecinquecento gli articoli recuperati, che hanno finito per riempire i già pochi spazi liberi del mio studio, e non solo — vuole essere pertanto un contributo a far conoscere, e possibilmente apprezzare, a un pubblico più vasto la ricchezza della storia e della spiritualità della Chiesa d’Etiopia, dalle sue origini nella prima metà del IV secolo (ma con accenni anche a tradizioni anteriori) fino ai primi anni di questo XXI secolo.
E non si tratta soltanto della storia della Chiesa d’Etiopia, ma anche della storia dell’Etiopia, come Stato e come popolo, visto il legame inscindibile e osmotico che, fino a pochi decenni fa, ha sempre unito Chiesa e Stato in quel remoto angolo del Corno d’Africa, sì da fare del cristianesimo l’anima del popolo e il motore della sua storia. Ho cercato quindi di non limitarmi a una raccolta, per altro necessaria (e per me piacevole), di date, nomi ed eventi, ma mi sono sforzato — non so con quale successo — di coordinare in modo il più possibile agile le diverse e innumerevoli informazioni, cercando di comporre un puzzle che non mostrasse troppe fratture, lacune o contraddizioni.
Nel far questo mi sono adoperato a mettere in luce l’apporto fondamentale svolto dal cristianesimo nella formazione dello spirito e dell’identità sociale dell’Etiopia, il suo ruolo culturale, letterario e artistico, ma senza trascurare l’apporto anche di altre realtà, in particolare dell’islam; ho anche cercato di illustrare il valore e la specificità della vicenda etiopica all’interno della complessa trama dei cristianesimi orientali.
L'Osservatore Romano, 26-27 ottobre 2017.Nella prefazione all’opera, il cardinale Sandri scrive: «Ci troviamo di fronte a una persona che ha iniziato e portato avanti la raccolta del materiale per la pubblicazione partendo da una passione e da un interesse personale, non legato quindi ad attività accademica. Forse è proprio per questo che egli sembra mettersi nei panni del lettore ponendo le domande alla storia della Chiesa Tawāhedo, e riportando in modo preciso le differenti interpretazioni che in particolare su alcuni passaggi sono sorte in ambito storiografico».
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(Alberto Elli) L’Etiopia, uno degli Stati più antichi al mondo, è l’unico Stato dell’Africa subsahariana senza una significativa storia coloniale e nel quale la religione cristiana sia riuscita a conservarsi indipendente dal dominio musulmano, che altrove ne ha causato la scomparsa o l’emarginazione, sociale e numerica.
Diventata cristiana poco prima della metà del IV secolo dell’era cristiana, a differenza del vicino regno cristiano di Nubia, l’Etiopia, grazie soprattutto al suo vigoroso monachesimo indigeno, profondamente radicato nella cultura locale, riuscì a resistere alla crescente pressione islamica e a sopravvivere come regno cristiano indipendente, vera isola del cristianesimo in Africa.
La sua Chiesa è la prima che si instaura e diffonde il messaggio di Cristo in una terra dell’Africa nera. Non solo, essa non è il risultato dell’opera missionaria europea, ma nasce e fiorisce ben prima di tante cristianità europee. Inoltre, nonostante fino al 1959 sia dipesa giuridicamente dalla Chiesa di Alessandria, non reca l’impronta della cultura e della mentalità ellenistica alessandrina e neppure di quella costantinopolitana, come dimostra, fra l’altro, lo stile degli edifici cultuali.
Autenticamente africana e allo stesso tempo medio-orientale, l’Etiopia è unica nell’Africa nera, con un’identità inconfondibile e caratteristiche del tutto singolari, che la differenziano da tutte le altre nazioni africane e ne fanno una delle comunità cristiane più originali e meglio inculturate di tutta l’Africa. Le sue gloriose tradizioni cristiane e la sua posizione strategica, quale ponte tra il continente africano e il Vicino Oriente, con un passato ancorato alla storia di due continenti, fanno sì che essa possa dare un contributo non indifferente alla saldezza dell’unità cristiana.
La Chiesa etiopica possiede un’importante e antica tradizione liturgica, spirituale e teologica sua propria, un tesoro prezioso, inestimabile quanto poco conosciuto, che rimonta ai tempi più antichi del cristianesimo, da comunicare ai cristiani del mondo intero.
Nonostante queste sue peculiari caratteristiche, il cristianesimo etiopico è stato da alcuni studiosi e scrittori, antichi e moderni, ridotto a una mera meccanica osservanza di riti, credenze, pratiche e leggi fossilizzate. Si tratta di un approccio «del tutto primitivo», ora per lo più rigettato; sempre più studiosi, infatti, esprimono il proprio convinto apprezzamento per il fenomeno religioso etiopico, sottolineandone la profonda peculiarità.
All’inizio dei miei studi ho scoperto di conoscere ben poco di tutta la ricchezza artistica e culturale dell’Etiopia e delle sue vicende storiche, e quel poco che sapevo, o che credevo di sapere, spesso mi si è poi rivelato errato o impreciso. E purtroppo questo non è solo un limite mio, ma, come ho avuto modo di constatare, ampiamente condiviso. Pur essendo, con quasi trentacinque milioni di fedeli, una delle maggiori tra le Chiese ortodosse orientali, seconda solo a quella russa, e con una tradizione di poco inferiore ai millesettecento anni, tuttavia la Chiesa etiopica è ben poco conosciuta in Italia, anche se il nostro Paese ha avuto con l’Etiopia stretti legami, a volte, a dire il vero, alquanto dolorosi.
Questo libro, frutto di anni di ricerca e di studio — alcune centinaia sono i libri comprati, per non parlare dei molti, soprattutto i più “vecchi”, scaricati dalla Rete, e quasi millecinquecento gli articoli recuperati, che hanno finito per riempire i già pochi spazi liberi del mio studio, e non solo — vuole essere pertanto un contributo a far conoscere, e possibilmente apprezzare, a un pubblico più vasto la ricchezza della storia e della spiritualità della Chiesa d’Etiopia, dalle sue origini nella prima metà del IV secolo (ma con accenni anche a tradizioni anteriori) fino ai primi anni di questo XXI secolo.
E non si tratta soltanto della storia della Chiesa d’Etiopia, ma anche della storia dell’Etiopia, come Stato e come popolo, visto il legame inscindibile e osmotico che, fino a pochi decenni fa, ha sempre unito Chiesa e Stato in quel remoto angolo del Corno d’Africa, sì da fare del cristianesimo l’anima del popolo e il motore della sua storia. Ho cercato quindi di non limitarmi a una raccolta, per altro necessaria (e per me piacevole), di date, nomi ed eventi, ma mi sono sforzato — non so con quale successo — di coordinare in modo il più possibile agile le diverse e innumerevoli informazioni, cercando di comporre un puzzle che non mostrasse troppe fratture, lacune o contraddizioni.
Nel far questo mi sono adoperato a mettere in luce l’apporto fondamentale svolto dal cristianesimo nella formazione dello spirito e dell’identità sociale dell’Etiopia, il suo ruolo culturale, letterario e artistico, ma senza trascurare l’apporto anche di altre realtà, in particolare dell’islam; ho anche cercato di illustrare il valore e la specificità della vicenda etiopica all’interno della complessa trama dei cristianesimi orientali.
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