Messaggi dal patriarca di Mosca e dal primate anglicano. Oltre le difficoltà aperti all’accoglienza
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- Creato: 27 Dicembre 2017
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L'Osservatore Romano
«I nostri cuori tremano nell’udire la gioiosa notizia della nascita del figlio di Dio proclamata da un angelo ai pastori di Betlemme più di duemila anni fa. La speranza per la salvezza “preparata da te davanti a tutti i popoli” (Luca, 2, 31) dà forza ai
«I nostri cuori tremano nell’udire la gioiosa notizia della nascita del figlio di Dio proclamata da un angelo ai pastori di Betlemme più di duemila anni fa. La speranza per la salvezza “preparata da te davanti a tutti i popoli” (Luca, 2, 31) dà forza ai cristiani per adempiere ai comandamenti del Vangelo, li ispira a fare del bene e li aiuta a superare le difficoltà e le prove». È l’augurio che il patriarca di Mosca, Cirillo, ha indirizzato in occasione del Natale ai capi delle Chiese cristiane non ortodosse, tra i quali Papa Francesco, il patriarca di Antiochia dei siri, Ignace Youssif III Younan, il catholicos patriarca della Chiesa assira d’Oriente, Mor Gewargis III Sliwa, il cardinale patriarca di Antiochia dei maroniti, Béchara Boutros Raï, e il metropolita Baselios Marthoma Paulose II, catholicos dell’Oriente.
«Lodiamo il Signore — ha aggiunto Cirillo — per l’amore ineffabile che ha rivelato all’umanità, attraverso suo figlio, per la vita che sconfigge la paura della mortalità e ci porta la gioia dell’eternità promessa».
Gli auguri di Natale al Pontefice e agli altri rappresentanti cristiani (tra essi anche il primate della Comunione anglicana, Justin Welby, e il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania) sono giunti inoltre dal metropolita di Volokolamsk, Ilarione, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca. Nel suo messaggio, ha ricordato che il 25 dicembre «la santa Chiesa celebra la venuta al mondo del Figlio di Dio incarnato, diventato vero uomo per il “riscatto per molti” (Marco, 10, 45). Senza questa misteriosa incarnazione, la salvezza non sarebbe possibile per nessuno di noi, poiché, come ha affermato san Leone Magno, “se Egli, infatti, non fosse disceso fino a noi mediante il suo abbassamento, nessuno, coi propri meriti, sarebbe potuto salire fino a Lui”».
Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, nel suo sermone di Natale ha sottolineato quanto sia importante la libertà dell’uomo, quanto sia necessario accogliere coloro che vivono in condizioni difficili e scappano dalle persecuzioni, «come fecero Giuseppe e Maria» e come fanno «altri sessanta milioni di persone» che fuggono in cerca di libertà. «Nel 2017 — ha sottolineato Welby — abbiamo visto in tutto il mondo leader tirannici che schiavizzano i loro popoli, leader populisti che li ingannano, leader corrotti che li derubano, anche semplici leader democratici, leader ben intenzionati di molti partiti e paesi che sembrano essere normali, essere umani fallibili. Abbiamo sperimentato nel nostro paese il terrorismo che uccide gli innocenti, sostenendo che è la via della libertà per raggiungere Dio. La natura di Dio che ha tutto il potere e da cui proviene tutto il potere — ha ricordato il primate della Comunione anglicana — mette al primo posto l’amore, senza paura, forzature o manipolazioni per darlo a ogni essere umano. Dio sta mostrando tutta la verità nella sua forma più completa, tutto l’amore nel suo aspetto più puro, la vera luce della libertà avvolta nel bambino a Betlemme. La luce aveva bisogno di testimoni all’inizio e ne ha bisogno ancora oggi. È la chiamata di ogni cristiano a essere testimone della luce, in parole e azioni, in tutte le circostanze».
L’arcivescovo di Canterbury, rivelando che uno dei suoi dipinti preferiti è quello raffigurante la Madonna di Stalingrado, ospitato nella cattedrale di Coventry e donato nel 1942 da un ufficiale medico tedesco, ha ricordato che sul quadro vi sono scritte tre parole: licht, leben, liebe (luce, vita, amore). «Cristo offre la vita della vera libertà nell’amore, la sua luce splende nei luoghi più bui. Pertanto ogni essere umano — conclude — è invitato a condividere quella vita e quella libertà. I cristiani sono i suoi testimoni».
L'Osservatore Romano, 27-28 dicembre 2017
© Osservatore Romano «Lodiamo il Signore — ha aggiunto Cirillo — per l’amore ineffabile che ha rivelato all’umanità, attraverso suo figlio, per la vita che sconfigge la paura della mortalità e ci porta la gioia dell’eternità promessa».
Gli auguri di Natale al Pontefice e agli altri rappresentanti cristiani (tra essi anche il primate della Comunione anglicana, Justin Welby, e il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania) sono giunti inoltre dal metropolita di Volokolamsk, Ilarione, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca. Nel suo messaggio, ha ricordato che il 25 dicembre «la santa Chiesa celebra la venuta al mondo del Figlio di Dio incarnato, diventato vero uomo per il “riscatto per molti” (Marco, 10, 45). Senza questa misteriosa incarnazione, la salvezza non sarebbe possibile per nessuno di noi, poiché, come ha affermato san Leone Magno, “se Egli, infatti, non fosse disceso fino a noi mediante il suo abbassamento, nessuno, coi propri meriti, sarebbe potuto salire fino a Lui”».
Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, nel suo sermone di Natale ha sottolineato quanto sia importante la libertà dell’uomo, quanto sia necessario accogliere coloro che vivono in condizioni difficili e scappano dalle persecuzioni, «come fecero Giuseppe e Maria» e come fanno «altri sessanta milioni di persone» che fuggono in cerca di libertà. «Nel 2017 — ha sottolineato Welby — abbiamo visto in tutto il mondo leader tirannici che schiavizzano i loro popoli, leader populisti che li ingannano, leader corrotti che li derubano, anche semplici leader democratici, leader ben intenzionati di molti partiti e paesi che sembrano essere normali, essere umani fallibili. Abbiamo sperimentato nel nostro paese il terrorismo che uccide gli innocenti, sostenendo che è la via della libertà per raggiungere Dio. La natura di Dio che ha tutto il potere e da cui proviene tutto il potere — ha ricordato il primate della Comunione anglicana — mette al primo posto l’amore, senza paura, forzature o manipolazioni per darlo a ogni essere umano. Dio sta mostrando tutta la verità nella sua forma più completa, tutto l’amore nel suo aspetto più puro, la vera luce della libertà avvolta nel bambino a Betlemme. La luce aveva bisogno di testimoni all’inizio e ne ha bisogno ancora oggi. È la chiamata di ogni cristiano a essere testimone della luce, in parole e azioni, in tutte le circostanze».
L’arcivescovo di Canterbury, rivelando che uno dei suoi dipinti preferiti è quello raffigurante la Madonna di Stalingrado, ospitato nella cattedrale di Coventry e donato nel 1942 da un ufficiale medico tedesco, ha ricordato che sul quadro vi sono scritte tre parole: licht, leben, liebe (luce, vita, amore). «Cristo offre la vita della vera libertà nell’amore, la sua luce splende nei luoghi più bui. Pertanto ogni essere umano — conclude — è invitato a condividere quella vita e quella libertà. I cristiani sono i suoi testimoni».
L'Osservatore Romano, 27-28 dicembre 2017