Vaticano Atto commemorativo del 250° anniversario della morte di S.E. Mons. Giuseppe Simone Assemani - Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Saluto del Card. Leonardo Sandri Cong. Chiese Orientali
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- Creato: 17 Maggio 2018
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Nel tardo pomeriggio di oggi, giovedì 17 maggio, presso la Sala Barberini della Biblioteca Apostolica Vaticana, si è tenuto un atto commemorativo di S.E. Mons. Giuseppe Simone Assemani, maronita (1687-1768), Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.Di seguito il testo completo dell'indirizzo di saluto rivolto dal Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Cardinale Leonardo Sandri.
Eccellenza Reverendissima Mons. Brugues, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana,
Eccellenza Reverendissima Mons. Eid, Procuratore del Patriarcato di Antiochia dei Maroniti presso la Santa Sede,
Eccellenze,
Reverendissimi Monsignori,
Illustri Relatori ed Ospiti,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
1.Rivolgo con piacere il mio saluto all’interno dell’evento culturale che stiamo celebrando nel 250° anniversario della morte dell’Arcivescovo Giuseppe Simone Assemani, figlio illustre del Libano e della Chiesa Maronita, ed insieme vanto della Sede Apostolica, che trova in lui una delle grandi figure di studioso ed infine Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Non è mio compito entrare nel dettaglio della sua ampia opera, per la quale però molti studiosi odierni possono ringraziare: mi limito a citare i canonisti, per la pubblicazione del Codex canonum Ecclesiae graecae e la Bibliotheca juris orientalis canonici et civilis auctore Josepho Simonio Assemano, i teologi e i patrologi con l’edizione dei moltissimi autori dell’area siriaca (Bibliotheca orientalis Clementino-Vaticana..), gli archivisti e i bibliotecari.. Vorrei citare anche un tratto che mi ha colpito, perché non corrispondono alla prassi attuale che riserva tale intervento al Cardinale Decano: la Oratio de eligendo Summo Pontifice ad Em.mos et Rev.mos Principes SRE Cardinales habita in Basilica Vaticana a Josepho Simonio Assemano die 18 Februarii 1740, oltre l’Orazione per il trasferimento dei resti mortali di Papa Benedetto XIII, il 22 febbraio 1733, dalla Basilica Vaticana a quella di Santa Maria sopra Minerva.
2. Illustre figlio della Chiesa Maronita e valido collaboratore della Chiesa di Roma dunque, attraverso l’opera preziosa della cultura: noi dobbiamo essergli riconoscenti anche al giorno d’oggi, dal momento che il suo studio – ma varrebbe meglio l’espressione latina studium, che esprime non soltanto la ricerca e la produzione scientifica, ma anche la passione interiore e dell’intelletto che muove a quell’opera – è stato capace di essere un vero e proprio ponte. Ponte che congiunge le sponde del Mediterraneo, e si inoltra nelle alture del Monte Libano e della Siria fino alle zone tra il Tigri e l’Eufrate, casa di molti padri siriaci orientali; ponte tra le generazioni e le epoche, consentendo di attingere direttamente alle fonti dei padri, alcuni dei quali legati a dispute cristologiche e trinitarie che pur nella correttezza delle affermazioni dei Concili forse dimostravano anche incomprensioni terminologiche e lessicali tra le aree greche e semitiche, come le dichiarazioni cristologiche congiunte dei Sommi Pontefici e dei Patriarchi Ortodossi Orientali o precalcedonesi hanno mostrato. La conoscenza erudita, quella di Assemani, messa a servizio di un arco di pace che ricongiunge i padri ai figli, attraverso quel prezioso strumento che è la cultura che da sempre si lega ed è generata entro un fenomeno religioso. Una dimensione di straordinaria attualità, proprio tra le sponde del Mediterraneo, in quello che alcuni – forzando la lettura dei tempi – hanno definito scontro di civiltà: semmai fosse davvero impossibile il dialogo tra le religioni a motivo della pretesa di verità che ciascuna di essa porta dentro di sé, a maggior ragione deve essere coltivato ancora di più quello tra le culture che da esse sono generate, come ha detto Papa Benedetto XVI, e come Papa Francesco ha ripreso indicando quei valori e quelle esperienze umane fondamentali a partire dalle quali possiamo incontrarci e conoscerci.
3. Assemani – e dopo di lui altri membri della sua famiglia, tra i quali un docente dell’Università di Padova – è come la punta di diamante di un movimento di sistole e diastole, di concentrazione e dilatazione, da Roma all’Oriente e dall’Oriente a Roma. Riprendendo infatti un contributo di Padre Samir Khalil Samir [1] vediamo pochi anni prima “la figura di Giambattista Eliano (1530-1589), ebreo nato a Roma da una celebre famiglia di rabbini, che si converte al Cattolicesimo e diviene membro della Compagnia di Gesù sotto il fondatore Sant’Ignazio di Loyola. Dopo una prima missione in Egitto, che si rivela fallimentare, Eliano è inviato in Libano a due riprese tra il 1578 e il 1582. Riesce a convocare un Sinodo della Chiesa maronita a Qannûbîn, nell’agosto 1580, che rafforza i tradizionali rapporti con Roma. Durante questi soggiorni Eliano concepisce un’idea rivoluzionaria: formare alcuni seminaristi maroniti a Roma, in un collegio specifico, in cui possano coltivare la loro tradizione all’interno del respiro universale della cattolicità. A Roma infatti essi avranno accesso alla cultura teologica in misura molto più ampia che tra le montagne del Monte Libano, sempre esposte al rischio di incursioni e razzie. Il Collegio Maronita è aperto nel 1584 con una bolla di Gregorio XIII e subito i giovani seminaristi si buttano a corpo morto nello studio di tutte le discipline, imparando le matematiche e le scienze, la storia e la geografia, ma soprattutto la filosofia, la teologia, la morale, il diritto canonico, l’esegesi e le lingue. Di ritorno ad Aleppo, allora il centro urbano più importante della regione, o nel Libano, molti di questi giovani sacerdoti maroniti si sforzeranno di trasmettere nei sermoni e nell’insegnamento quotidiano quello che hanno ricevuto a Roma…”. E Padre Samir prosegue ricordando la figura del grande vescovo maronita di Aleppo, Germanos Fahrat (1670-1732), che ha contribuito al rinnovamento e all’elevazione dello stesso mondo arabo, cristiano e musulmano, caduto in una certa decadenza culturale in epoca ottomana. Ma dell’intuizione precedente è figlio Assemani, il quale, venuto a Roma, consente un organico lavoro di catalogazione, pubblicazione e scritti del mondo orientale, aprendo ulteriormente il grembo della Chiesa di Roma ad accoglierlo e comprenderlo, ricordandole in fondo una parte delle radici o dei polmoni – per usare una espressione divenuta cara a San Giovanni Paolo II - con cui respira l’unica Chiesa di Cristo. E Assemani continua e va più in là di quella che era stata la missione di Eliano in Oriente: la missione voluta da papa Clemente XI in Egitto e in Siria torna con un carico prezioso di 150 manoscritti, e così pure il nuovo viaggio in Libano, nel 1735, come delegato pontificio al Sinodo dei Maroniti da cui ritorna con moltissime opere e codici studiati ancora oggi. Grazie ad Assemani e a coloro che gli hanno preparato la strada possiamo toccare con mano un modo con cui la Chiesa di Roma ha espresso la sua sollicitudo ecclesiarum omnium, ma dall’altro come l’Oriente venuto a Roma abbia allargato gli spazi della ragione, consentendo forse i primi passi di una percezione della nota della cattolicità in senso moderno e contemporaneo. Essa supera una certa infatti una certa “romanità”, accogliendo dentro di sè un concerto più ampio di voci e tradizioni che esprimono l’unico deposito della fede, a lode e gloria della Santa Trinità.
4. Se mi posso permettere, esprimo in questo luogo significativo un auspicio per tutta la Chiesa maronita, il Libano e tutto il Cristianesimo Orientale, molto provato per il protrarsi di guerre e violenze: che si ricordi del proprio glorioso passato, di santità e di conoscenza, continui ad attingere al tesoro prezioso lasciatole nel corso dei secoli, e lo offra ai fratelli di Occidente attraverso tante persone, Vescovi, sacerdoti e consacrati, uomini e donne, insieme a laici preparati: la realtà preziosa di scuole e università cattoliche nel Paese dei Cedri e nel Medio Oriente prepari tanti professionisti e imprenditori certamente, che servano il bene comune, ma anche uomini e donne di cultura che sanno fecondare la società con il loro pensiero illuminato. Grazie.
[1] https://www.corriere.it/esteri/16_marzo_19/quando-califfi-appoggiavano-cristiani-medio-oriente-samir-25fdbca2-edcb-11e5-9277-b3acd54d3652.shtml
[1] https://www.corriere.it/esteri/16_marzo_19/quando-califfi-appoggiavano-cristiani-medio-oriente-samir-25fdbca2-edcb-11e5-9277-b3acd54d3652.shtml