L’arcivescovo di Atene sulla crisi sociale. Per la Grecia le sfide cominciano ora
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- Creato: 25 Luglio 2018
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Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi da Caritas Grecia sulla difficile situazione in cui versa il paese, anche monsignor Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene e presidente della Conferenza episcopale, esprime preoccupazione in vista della prossima uscita della Grecia dal programma di salvataggio della troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Unione europea) fissata per il 20 agosto. «Usciremo dal memorandum ma le restrizioni rimarranno.Nel 2019, e forse anche nel 2020 — afferma — subiremo altri tagli alle pensioni e aumenti ai contributi assicurativi. Non si parla di diminuzione di tasse e di agevolazioni. La situazione è grave e non vediamo nessuna luce sicura in fondo al tunnel».
Per il presule, «rilancio dell’occupazione, investimenti e attenzione ai giovani» sono le priorità che attendono il governo, ora che la Grecia è chiamata a camminare da sola anche se sotto l’attenta vigilanza dell’Europa, determinata a far rispettare il piano di tagli e riforme necessario perché il paese rientri del suo debito pubblico. «Non so se il governo riuscirà nel suo intento di far crescere gli investimenti e i finanziamenti assieme a politiche che possano produrre occupazione. Il turismo — spiega monsignor Rossolatos — per quanto voce importante della nostra economia, non basta a rimettere in sesto i conti. Gli imprenditori e i dipendenti pagano allo stato oltre il 60 per cento di tasse. Difficile ripartire con questi fardelli».
Otto anni di sacrifici hanno indebolito il paese e «ora il sentimento più comune tra i greci — spiega all’agenzia Sir il presidente della Conferenza episcopale — è la paura di non farcela, di perdere anche quel poco che è rimasto loro. Tanti anni di restrizioni e sofferenza hanno prodotto cicatrici che non sappiamo se e quando si rimargineranno. Così, chi può lascia il paese. «Dal 2010 a oggi — aggiunge l’arcivescovo di Atene — oltre cinquecentomila giovani hanno lasciato la Grecia. La cosa ancora più grave è che non sappiamo se ritorneranno. Vanno via i più istruiti, i più capaci, coloro che dopo aver studiato qui portano i loro frutti altrove. La fuga dei cervelli è un danno enorme per la Grecia che si ripercuoterà a lungo».
Le difficoltà patite dal paese non impediscono alla Chiesa cattolica greca di «stare sempre in prima linea nel sostenere i bisogni della popolazione locale e quelli dei profughi e dei rifugiati di qualunque fede che qui sono approdati». Un’impresa non facile per la piccola comunità cattolica greca che, spiega monsignor Rossolatos, «ha pochissime risorse e deve per questo contare sull’aiuto delle altre Chiese europee e del mondo per portare avanti la sua missione. Con l’arrivo dei migranti il numero dei cattolici è quadruplicato». Per questo, il presidente dell’episcopato ricorda che c’è «bisogno di sacerdoti, di luoghi di culto, di aggregazione e di incontro per accogliere i fedeli sparsi in tutta la Grecia. Non abbiamo la possibilità di affittare o edificare spazi di fede perché le imposte ci tartassano. Le risorse sono insufficienti e dobbiamo cercare fondi per finanziare le nostre attività». Di qui, un «grande grazie» alla Chiesa italiana. «Ci è molto vicina attraverso la Caritas che porta avanti numerosi progetti soprattutto nel campo dell’accoglienza dei migranti, ma — conclude — anche in quello del sostegno ai bisogni dei più deprivati e poveri».
© Osservatore Romano - 25 luglio 2018