Dodici anni fa le violenze anticristiane insanguinavano l’Orissa ( + audio)

2019.08.29 violenza contro i cristiani in OrissaLa Chiesa prega e ricorda le vittime della persecuzione che si scatenò contro i cristiani nel distretto di Khandamal, con cento morti e oltre 50mila sfollati

Debora Donnini – Città del Vaticano

Era il 23 agosto del 2008 quando nello Stato indiano dell’Orissa, nel distretto di Kandhamal, si scatena un attacco contro i cristiani  senza precedenti. Circa 100 persone vengono uccise, rasi al suolo 395 edifici, tra chiese e luoghi di culto, e 6.500 case, diverse istituzioni educative, sociali e sanitarie devastate e saccheggiate. Oltre 50mila fedeli lasciano i loro villaggi e fuggono. Le loro proprietà furono occupate e sequestrate abusivamente. A levare un appello all’udienza generale il 27 agosto fu Benedetto XVI. "Mentre condanno con fermezza ogni attacco alla vita umana la cui sacralità esige il rispetto di tutti - disse - esprimo spirituali vicinanza e solidarietà ai fratelli e alle sorelle nella fede così duramente provati”. Fu un’ondata di violenza che durò alcuni giorni. Estremisti indù avevano infatti accusato i cristiani dell'omicidio del leader religioso indù Swami Laxmanananda Saraswati, che fu invece poi rivendicato dai gruppi ribelli maoisti.

A 12 anni di distanza, di “ferita ancora aperta” parla il giornalista dell’agenzia Fides responsabile della redazione “Asia”, Paolo Affatato: “l’esperienza più dolorosa della Chiesa in India”. “E' ancora l’impunità a farla da padrona” sottolinea, perché le persone che si sono rese responsabili sono tutt’ora a piede libero. Memoria, preghiera e giustizia sono quindi le tre parole chiave:

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