Il neoliberalismo e il fine dell'esistenza umana secondo il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

A pochi mesi dall'edizione dei discorsi di Benedetto XVI sull'Europa da parte del Patriarcato ortodosso di Mosca (Europa. Patria spirituale, Mosca-Roma, Russian Orthodox Church - Sofia, 2009, pagine 231, euro 9,50) un secondo volume raccoglie una selezione di discorsi del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Cirillo. Il libro, Libertà e responsabilità alla ricerca dell'armonia. Dignità dell'uomo e diritti della persona (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana - Sofia, 2010, pagine 204, euro 18) è stato presentato il 17 maggio a Milano all'Università Cattolica del Sacro Cuore. In uno dei testi introduttivi, il curatore Pierluca Azzaro mette in evidenza la vicinanza di pensiero tra Benedetto XVI e Cirillo nella contrapposizione all'ideologia "liberista e secolarista" che "lotta nel mondo contro tutte le forme del sacro servendosi soprattutto dei mezzi di comunicazione di massa". E, citando il Patriarca, scrive:  "In occidente si vuole relegare la fede nell'ambito della vita privata, in modo quasi peggiore di quanto non facesse il regime sovietico nel nostro Paese". La pubblicazione del libro rappresenta anche il prologo dell'inaugurazione, il 20 maggio a Roma, dell'Accademia italo-russa "Sapientia et Scientia", nata su iniziativa dell'associazione internazionale "Sofia:  Idea russa, idea d'Europa" con la collaborazione dell'Università di Stato delle relazioni internazionali di Mosca. L'accademia, che si proporrà come luogo di incontro e di confronto tra esponenti delle Chiese e delle società civili di Italia e Russia, avrà sede a Villa Sciarra-Wurts. Sempre il 20 maggio, nell'ambito delle Giornate di cultura e spiritualità russe, nell'Aula Paolo VI in Vaticano verrà eseguito un concerto offerto dal Patriarca Cirillo a Benedetto XVI. Dello stesso Patriarca di Mosca pubblichiamo qui di seguito alcuni stralci del testo che apre il libro presentato a Milano. Sotto riportiamo l'introduzione al volume scritta dall'arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.


Oggi non esistono difese capaci di proteggere la salute spirituale dei popoli, la loro originalità storico-religiosa dall'espansione di fattori socio-culturali estranei e distruttivi, da un nuovo stile di vita sorto al di fuori di ogni tradizione e formatosi sotto l'influsso della realtà postindustriale.
Il nuovo stile di vita nell'èra postindustriale si basa sull'esercizio della libertà individuale a qualsiasi costo e senza limiti, tranne quelli imposti dalla legge. Come definire questa visione da un punto di vista teologico? La concezione del neoliberalismo si fonda sull'idea della liberazione della persona umana da tutto quello che essa crede possa limitare l'esercizio della sua volontà e quello dei suoi diritti. Il modello in questione presume che il fine dell'esistenza umana sia l'affermazione della libertà individuale, afferma che da essa la persona tragga il suo valore assoluto. Vorrei osservare che i teologi, anche quelli ortodossi, non negano la libertà del singolo, affermandola non si tradisce la dottrina della Chiesa di Cristo. Il Signore stesso, che ha creato l'uomo a Sua immagine e somiglianza, ha infuso in lui il dono del libero arbitrio. In questo modo la libertà dell'uomo è predestinata dal disegno divino e la sua negazione è un peccato.
Eppure, a cominciare dal punto da noi identificato, si dà adito alla menzogna diabolica, demoniaca e perniciosa. Infatti, quando l'apostolo Paolo ci chiama alla libertà, egli parla della predestinazione dell'uomo a essere libero in Cristo, cioè libero dal peso del peccato. Perché la vera libertà viene acquistata dall'uomo a misura della liberazione dal peccato, dall'oscuro potere dell'istinto e del principio del male che pesa su di lui.
La libertà è donata all'uomo affinché egli abbia la possibilità di fare da sé la propria scelta in favore dell'ubbidienza cosciente alla volontà che salva, all'assoluta volontà di Dio. Questo è il cammino proposto all'uomo, quello della libera unione con Dio attraverso la completa sottomissione a Lui, e quindi di conformazione a Lui nella santità. Questo è lo scopo del grande dono della libertà. Infatti, nulla impediva al Creatore di infondere fin dall'inizio nella sua creatura sia la grazia desiderata, sia la somiglianza con Dio da noi anelata, e la felicità di sentire senza interruzione la Sua presenza in tutto ciò che è in noi e attorno a noi. Parlando semplicemente, il Creatore poteva programmarci per la grazia sovrabbondante allo stesso modo in cui noi programmiamo la sveglia. Eppure, essendo Libertà Assoluta e Buona per Sua natura, Egli ha disposto di comunicare la Sua proprietà della libertà al genere umano. E solo una tale libertà può essere da noi compresa come donata da Dio.
L'idea liberale - così come prima la si è descritta - non fa appello alla liberazione dal peccato, poiché è il concetto stesso di peccato a essere assente in quel liberalismo. Non c'è spazio per il concetto di peccato; vi è azione illecita quando, con un dato comportamento, il singolo viola la legge ovvero lede la libertà altrui. Potremmo dire che la dottrina neoliberale postindustriale ruota intorno all'idea dell'emancipazione dell'individuo peccatore, vale a dire dello sprigionamento di tutto il potenziale di peccato che vi è nell'uomo. L'uomo emancipato così inteso ha il diritto di liberarsi di tutto ciò che lo imbarazza, che lo ostacola nell'affermazione del proprio "io" ferito dal peccato. È, si dice, un affare privato, dell'individuo sovrano, autonomo, che non dipende da nessun'altro che da se stesso. In questo senso il neo-liberalismo o liberalismo immanente è diametralmente opposto al cristianesimo. Lo si può definire anticristiano, senza temere di peccare contro la verità.
Quanto a gravità della sfida, un salto qualitativo è dato dal fatto che la concezione moderna del liberalismo ha da tempo abbandonato gli abiti infantili del piano filosofico, quello che ruota intorno all'idea di emancipazione dell'individuo. Quella concezione è penetrata e si è diffusa in tutte le sfere dell'agire umano:  in quella economica, nella politica, nella giuridica, nella sfera religiosa, determina la struttura della società. L'idea neo-liberale determina la accezione comune delle libertà civili, delle istituzioni democratiche, di ciò che è l'economia di mercato, della libera concorrenza, della libertà di parola, della libertà di coscienza, tutto ciò che rientra nel concetto di "civiltà contemporanea".
Allorché si muovono alcune obiezioni alla dottrina neo-liberale, taluni vengono presi da un terrore quasi sacro, scorgono in quegli appunti un attentato ai "principi sacri" delle libertà e dei diritti umani. La società oggi deve comprendere che le idee neo-liberali possono essere criticate sulla base di concezioni diverse di politica economica; la pluralità di opinione tra l'altro si inserisce in modo del tutto naturale nel sistema di valori che la dottrina liberale stessa propugna.
La pluralità è un dato naturale, come per esempio lo stare l'una accanto all'altra delle idee liberali - nel campo della politica, dell'economia, della vita pubblica e così via - e di altre che non coincidono con quelle concezioni. Non vi è alcuna ragione per affermare che non è lecito criticare il neoliberalismo a partire da posizioni teologiche. Non è compito della Chiesa determinare la forma di Stato e di governo della Russia:  monarchica, repubblicana, capitalista, socialista o qualcos'altro ancora. È questa una prerogativa della società nel suo complesso e di ogni cittadino in particolare. La Chiesa si augura che vi sia un dibattito realmente libero e appassionato sulle linee guida delle riforme, sui valori che sorreggono la struttura istituzionale, che guidano l'economia, sui quali si fonda la società e si erige la patria.

(©L'Osservatore Romano - 17-18 maggio 2010)