Quanto conta il capitale umano
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- Creato: 24 Aprile 2012
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MOSCA, 24. «La vera grandezza di un Paese non si misura sull’entità del suo prodotto interno lordo né con la quantità delle sue riserve auree, e neppure dai risultati ottenuti in campo economico e finanziario. La grandezza di un Paese dipende dalla qualità del suo capitale umano e noi non costruiremo uno Stato forte finché non impareremo a edificare la nostra vita sulle solide fondamenta dei valori morali cristiani». Parole del metropolita di Volokolamsk, Hilarion Alfeyev, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne (Decr) del Patriarcato di Mosca, intervenuto nei giorni scorsi alle «Conferenze Stolypiniane. Le vie della modernizzazione in Russia: da Stolypin ai giorni nostri». La conferenza è stata organizzata dal ministero dello Sviluppo economico che ha voluto così ricordare il centocinquantesimo anniversario della nascita (12 aprile 1862) di Pëtr Arkadevič Stolypin, primo ministro dell’impero russo, dal 1906 al 1911, durante il regno dello zar Nicola II. Stolypin è passato alla storia soprattutto per la legge agraria tesa a favorire la proprietà privata dei contadini, una delle riforme che pagò con la vita, il 18 settembre 1911; il suo omicidio nacque negli ambienti rivoluzionari e finanziari che vedevano nel suo operato un ostacolo ai loro ideali e ai loro affari. Per il metropolita Hilarion è impossibile ottenere da una modernizzazione economica e politica dei risultati, anche meramente finanziari, senza tenere conto della dimensione morale di questa modernizzazione, poiché «i problemi accumulati dal nostro Paese da più di un secolo a questa parte non sono solo economici ma anche di natura ideologica e morale». Nel suo discorso, il responsabile ortodosso ha ricordato gli anni dell’ateismo di Stato che «sradicarono i fondamenti religiosi e morali sui quali si basava la vita sociale, sostituendoli con la fragile morale dell’uomo sovietico parzialmente fondata su basi etiche cristiane». Con il crollo dell’Unione Sovietica, questa morale precaria ha perso ogni significato per i cittadini russi: «La maggioranza delle persone ha perso qualsiasi punto di riferimento, ha rigettato ogni sistema morale e si è trovata in un vuoto ideologico. I vecchi valori — ha spiegato Hilarion — si sono rivelati troppo fragili, troppo ingenui nel mondo rigido del razionalismo economico e nella lotta per la sopravvivenza». Uno dei principali ostacoli alla modernizzazione della Russia di oggi è, secondo il presidente del Decr, la corruzione: essa «regna nelle teste» o, più esattamente, «nei cuori delle persone». L’uomo che non ha limiti morali interiori, che non ha timore di Dio, vede come unica remora la paura di essere punito secondo la legge civile. Ma «la legge è imperfetta, come sono imperfetti gli individui incaricati di vegliare sulla sua applicazione e di punire chi la viola». La consuetudine dimostra che «le misure repressive nella lotta contro questo flagello hanno una certa efficacia ma non sono capaci di vincere la corruzione definitivamente ». Ecco allora che ogni trasformazione, sia a livello nazionale sia a livello familiare e individuale, deve accompagnarsi con un perfezionamento dello spirito umano, delle qualità morali dell’individuo: «Ogni uomo compie il suo ministero dove può dare il proprio contributo all’op era comune di modernizzazione del Paese», ha concluso il metropolita di Volokolamsk, ma «non renderemo il Paese attraente per i nostri vicini fino a quando non diventerà attraente per noi, fino a quando non si arresterà il deflusso di capitale umano».© Osservatore Romano - 25 aprile 2012