Greco-cattolici protagonisti nel futuro dell’Ucraina
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- Creato: 11 Maggio 2012
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KIEV, 11. Recarsi alle urne, non sostenere i partiti che comprano voti, vigilare affinché dalla campagna elettorale vengano tenute lontane violenza ed estremizzazione politica: queste, in estrema sintesi, le indicazioni contenute nel documento che la Chiesa greco-cattolica ucraina ha messo a punto nel recente sinodo e che verrà pubblicato nelle prossime settimane in vista delle elezioni parlamentari in programma a ottobre nel Paese. Ad anticiparne i punti essenziali è stato lo stesso arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, durante una conferenza stampa tenuta a Ivano-Frankivsk, dove nei giorni scorsi si è recato in visita pastorale. «Molti cittadini, purtroppo, oggi non credono più che il loro voto possa cambiare qualcosa. Invece — ha detto il presule — partecipare alle elezioni non è solo un diritto ma anche una grande responsabilità, una responsabilità soprattutto cristiana, nei confronti della società e dello Stato. Ciò è particolarmente vero per i greco-cattolici, da sempre in prima linea per lo sviluppo del Paese». Monsignor Shevchuk invita i fedeli a «non votare quei partiti che comprano voti», perché questo «si chiama corruzione», e a non cedere alle provocazioni di coloro che vogliono cambiare le cose attraverso l’uso della forza e di misure radicali estreme. «In tal modo non si è mai costruito nulla», ha osservato, ricordando invece come siano la pace, la serenità e la responsabilità le pietre angolari sulle quali edificare, in modo consapevole, il proprio stato sociale e il futuro personale. «La nostra Chiesa — ha detto ancora l’a rc i - vescovo maggiore di Kyiv-Halyč — è stata sempre attiva nei processi sociali. Tuttavia, non abbiamo mai detto a nessuno per chi votare né abbiamo permesso o permetteremo ai nostri sacerdoti di partecipare alla campagna elettorale». L’obiettivo è di «contribuire alla costruzione della società civile, impegnandoci non nella politica ma nella vita pubblica ». La Chiesa infatti «non ha alcuna intenzione di sostituirsi alle istituzioni statali ma vuole contribuire alla loro degna realizzazione». L’auspicio è che i cittadini comprendano che in Ucraina le cose possono cambiare, che tale potere è nelle loro mani e che la prosperità del Paese dipende da loro soltanto. «Vorrei — ha affermato Shevchuk — che la nostra Ucraina venisse conosciuta nel mondo non per i problemi politici o per la giustizia selettiva, ma per essere un Paese civile, aperto al dialogo, dove le persone sono in grado di costruire il loro futuro». Il responsabile dei greco-cattolici si è detto poi preoccupato per l’espansione, anche in Ucraina, degli studi e delle politiche «di genere », un’ideologia secondo la quale «essere uomo o donna è oggetto di una libera scelta, determinato appunto dal ruolo di genere». Una posizione inconciliabile con il pensiero cristiano: «Dio — ha sottolineato monsignor Shevchuk — ci ha creati maschio e femmina e siamo chiamati ad accettare il dono della vita stessa come appartenenti a un determinato sesso, scoprendone ricchezza e significato. Ed è sulla base di questo principio che insegneremo ai nostri fedeli, che educheremo i nostri figli». Il presule ricorda come l’argomento sia stato oggetto di discussione all’interno del Consiglio delle Chiese e delle organizzazioni religiose in Ucraina, e come cristiani, musulmani ed ebrei abbiano al riguardo una posizione comune. «Per questo spero — ha auspicato — che il Governo, in particolare il ministero della Pubblica Istruzione, ascolti la voce delle Chiese, autorità morale nel Paese, e che vengano onorati i principi della famiglia di D io». A Ivano-Frankivsk l’a rc i v e s c o v o maggiore di Kyiv-Halyč ha ricordato il recente viaggio negli Stati Uniti e in Canada, assieme a una delegazione di rappresentanti religiosi ucraini (cattolici, ortodossi, musulmani, ebrei), e le celebrazioni, a Ottawa, in onore dell’arcivescovo greco- cattolico (metropolita di Lviv) Andrey Sheptytsky, il quale salvò decine e decine di ebrei, soprattutto bambini, durante la seconda guerra mondiale; il Parlamento canadese ha sottoscritto una proposta per riconoscerne le virtù eroiche. Shevchuk ha infine sottolineato l’imp ortanza del dialogo interreligioso e dell’unità dei cristiani: «Tutte le Chiese devono rendersi conto che il cristianesimo diviso è contrario al comando di Gesù “che tutti siano uno”. Noi cristiani siamo chiamati a superare quel peccato che è la separazione. Penso — ha concluso — che l’unità verrà quando ogni Chiesa sarà veramente libera dalla politica. La Chiesa di Cristo non è soggetta allo Stato ma serve la comunità».© Osservatore Romano - 12 maggio 2012