La Chiesa ortodossa di Grecia dà più di quanto riceve

chiesa-ortodossa-in-greciaATENE, 23. Ristabilire la verità riguardo la tassazione della Chiesa e la remunerazione del clero: questo l’obiettivo della lettera inviata nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Ieronymos II, al primo ministro Antonis Samaras e, fra gli altri, agli ambasciatori dei Paesi dell’Unione europea e ai responsabili delle istituzioni europee, oltre che ai metropoliti ortodossi greci. Il fine, appunto, è quello di «inquadrare le cose nelle loro reali dimensioni e di fermare la diffusione irresponsabile di notizie erronee e stereotipate, così come la creazione di pareri distorti, contrari alla Chiesa ortodossa di Grecia», opinioni che «perseguono degli obiettivi inconcepibili». Il riferimento è alla «reiterata pubblicazione», da parte della stampa europea, di notizie sulla tassazione della Chiesa ortodossa e della remunerazione del clero, i cui redattori «in violazione di qualsiasi deontologia si guardano bene di rivolgere le relative domande all’ufficio stampa della Chiesa ortodossa greca per ottenere informazioni complete». Da qui la necessità di «fare chiarezza». Nella lettera Ieronymos II p re c i s a che le ultime esenzioni fiscali in favore della Chiesa ortodossa, come per tutte le altre rappresentanze religiose presenti nel Paese, sono state definite dalla legge del 23 aprile 2010. Da allora le persone giuridiche della Chiesa ortodossa di Grecia pagano una serie di imposte: sui loro beni immobiliari, a un tasso tre volte superiore a quello in vigore per gli altri organismi pubblici; sui redditi da capitale, annuale, anch’essa a un tasso più elevato rispetto ad altri soggetti; una tassa addizionale sui redditi di locazione di terreni ed edifici; un’imposta sulle successioni e le donazioni; una percentuale infine su tutti i contributi finanziari versati dai fedeli alle chiese alla voce sacramenti. Complessivamente, nel 2011, la Chiesa ortodossa di Grecia ha versato nelle casse dello Stato 12.584.139 euro. Per quanto riguarda la remunerazione del clero, l’arcivescovo di Atene ricorda che è compito del Governo in virtù di un’obbligazione decretata nel 1833, quando il 65 per cento (ovvero i due terzi) dei beni agrari e dei beni immobiliari urbani posseduti dalla Chiesa vennero ceduti allo Stato. «Gli edifici pubblici più importanti della capitale (istituzioni accademiche, ospedali, eccetera) — scrive il primate ortodosso — sono stati costruiti su terreni» donati dalla Chiesa. E le proprietà urbane di persone giuridiche della Chiesa ortodossa, la maggior parte delle quali sono state espropriate dallo Stato per ragioni di utilità pubblica, «non sono state oggetto di risarcimento a causa di mancanza di fondi delle amministrazioni comunali». I soldi con cui la Chiesa effettua le spese «provengono dai redditi degli immobili restanti, dai dividendi di azioni bancarie e dai contributi volontari dei fedeli». Ieronymos II sottolinea poi che la Chiesa, nell’ottobre 2010, ha sostenuto l’economia partecipando alla ricapitalizzazione della Banca nazionale per 27 milioni di euro, in gran parte provenienti da prestiti bancari. «Queste azioni, oggi, a parte il fatto che non producono dividendi, hanno un valore di rivendita pressoché pari allo zero», si legge nel documento. L’arcivescovo di Atene chiude la sua lettera mettendo in evidenza come le diocesi metropolitane, le chiese e gli istituti ecclesiastici, mentre la popolazione greca è messa a dura prova a causa della crisi economica, abbiano organizzato molteplici opere e iniziative di carità per alleviare le sofferenze dei più bisognosi. Solo alcuni numeri: 2.325 organismi di beneficenza per gli indigenti, dieci nidi d’infanzia, altrettante case per bambini, 85 case per anziani, 13 cliniche per malati cronici, otto per persone con bisogni particolari, dieci fra ospedali e ambulatori, sette istituti psichiatrici, sei alberghi per i senza tetto, uno per ospitare le famiglie dei malati, 36 fra pensionati e orfanotrofi, 200 mense gratuite.

© Osservatore Romano - 23 - 24 luglio 2012