Una società è solida se pensa al bene comune

kirill-8MOSCA, 9. «Oggi, come quattrocen-to anni fa, l’idea della solidarietà e della preoccupazione per il benesse-re comune, e non solo individuale, può e deve consolidare la nostra so-cietà». La cura per la prosperità del Paese deve avere l’obiettivo di assi-curare un livello di vita adatto alla popolazione; diversamente questi sforzi «perdono di senso se si basa-no sul principio secondo cui l’uomo è considerato solo un mezzo per raggiungere qualsiasi obiettivo». In-tervistato dall’agenzia Itar-Tass per la Giornata dell’unità nazionale e il quattrocentesimo anniversario della fine del “Periodo dei torbidi”, il Pa-triarca di Mosca ha definito l’anni-versario del 4 novembre come una festa rivolta verso il futuro, l’o cca-sione non solo di evocare la vittoria popolare e il ristabilimento dello Stato russo ma anche di riflettere sulle tendenze di sviluppo della na-zione. Il mondo interiore dell’individuo e la situazione della società — si leg-ge in una sintesi dell’intervista ri-portata sul sito in rete del Diparti-mento per le relazioni ecclesiastiche esterne — sono strettamente legati: da qui l’origine della corruzione e delle “b u s t a re l l e ”, fenomeno assai diffuso in Russia. Per Cirillo, «qua-lunque sia il suo capitale finanziario e qualunque sia il posto di respon-sabilità occupato, l’individuo non sarà affatto felice se non è al servi-zio del prossimo. Più numerosi sa-ranno coloro che si rendono conto del senso e dell’utilità sociale delle proprie azioni e più forte sarà la so-cietà e minore sarà lo scarto tra i di-versi strati sociali». L’invito è rivol-to soprattutto ai cristiani, chiamati a cambiare, a liberarsi dei peccati: «Se cambiamo noi, cambieremo la società, mentre se scegliamo di cam-biare la società trascurando noi stes-si tutti i nostri sforzi risulteranno inutili». Oggi, come quattrocento anni fa, ha concluso il Patriarca di Mosca, «ci troviamo di fronte alle tentazio-ni di superbia, di far prevalere gli uni nei confronti degli altri, di un desiderio che fa appello alla giusti-zia e alla violenza. Noi tutti e la so-cietà facciamo ogni giorno una scel-ta che allontana o avvicina il perio-do alla maniera di quello dei torbi-di. Questi piccoli passi che facciamo ci conducono all’edificazione di una società giusta e prospera o nella di-rezione opposta. La nostra coscien-za è, al riguardo, la migliore busso-la», ha osservato Cirillo. Domenica scorsa per la Chiesa ortodossa russa era anche il giorno della festa di Nostra Signora di Ka-zan’ e il Patriarca di Mosca ha cele-brato la divina liturgia nella catte-drale della Dormizione al Cremlino. Prima dell’inizio, Cirillo, i vescovi e il clero ortodosso si sono diretti alla porta meridionale del tempio per andare incontro all’icona miracolosa della Madre di Dio di Kazan’, por-tata a Mosca dalla cattedrale di Ka-zan’ di San Pietroburgo. Nell’ome-lia, il Patriarca ha parlato del rap-porto tra i cristiani in Russia e in Polonia, sottolineando che durante la sua recente visita in Polonia ha fatto dono ai cattolici, come segno della pace in Cristo, di una copia dell’icona della Madre di Dio di Smolensk, ed essi, a loro volta, gli hanno consegnato una copia dell’immagine della Madonna di Częstochowa. Questa icona, che do-menica è stata portata nella catte-drale della Dormizione, sarà trasfe-rita nella chiesa commemorativa del-la Risurrezione di Cristo, costruita accanto al complesso memoriale « Ka t y ń» a Smolensk, dove durante la seconda guerra mondiale, su ordi-ne di Stalin, furono fucilati migliaia di ufficiali e cittadini polacchi. La data del 4 novembre ricorda, in particolare, la cacciata dei polac-chi e dei lituani da Mosca, avvenuta nel 1612.

© Osservatore Romano - 10 novembre 2012