Mathias nuovo patriarca degli ortodossi d’Etiopia
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- Creato: 01 Marzo 2013
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ADDISABEBA, 1. La Chiesa ortodossa d’Etiopia ha eletto giovedì po-meriggio il suo nuovo patriarca: si tratta dell’abuna Mathias. Nato nella regione settentrionale del Tigray, 71 anni fa, ricopriva l’incarico di arcivescovo etiopico di Gerusalemme. Il patriarca ha ottenuto cinquecento voti sugli ottocentosei votanti. Mathias, alla guida di questa an-tica Chiesa d’Oriente che conta og-gi circa cinquanta milioni di fedeli, succede all’abuna Paulos, che è sta-to patriarca dal 1991 fino alla sua morte, avvenuta nell’agosto scorso. L’Etiopia ha circa ottantuno milioni di abitanti, il 41 per cento dei quali di fede islamica. La cerimonia dell’i n t ro n i z z a z i o n e dell’abuna Mathias è prevista do-menica prossima nella cattedrale della Santa Trinità ad Addis Abeba. Come il suo predecessore Paulos, scomparso all’età di 74 anni, Ma-thias fu costretto a fuggire dall’Etiopia durante il regime di Menghistu Haile Mariam. La Chiesa ortodossa d’Etiopia è una comunità cristiana antichissi-ma, dal momento che la tradizione fa risalire le sue origini all’ep o ca degli apostoli. La testimonianza più nota della sua lunga storia sono le celebri chiese rupestri di Lalibela, la località sull’altopiano conosciuta come la “Gerusalemme d’Etiopia” e riconosciuta dall’Unesco come pa-trimonio dell’umanità. Nonostante questa tradizione secolare Mathias sarà solo il sesto patriarca d’Etio-pia: fino a poco più di cinquant’an-ni fa, infatti, pur avendo un’identità propria e una propria lingua liturgi-ca (il ge’ez, antenato dell’attuale amarico), questa Chiesa era unita al patriarcato dei copti di Alessandria d’Egitto. Fu il papa copto Cirillo VI nel 1959 a riconoscerne l’autonomia come Chiesa autocefala, incoronan-do l’arcivescovo Basilios come pri-mo patriarca. In poco più di cin-quant’anni il patriarcato ha però già conosciuto una storia travaglia-ta: Teofilo, il primo successore di Basilios, fu incarcerato da Menghi-stu nel 1976 e fu addirittura ucciso nel 1979. Il dittatore nominò i due successori, che non furono però ri-conosciuti dalle altre Chiese. Solo nel 1991 — con la caduta di Men-ghistu — fu possibile ristabilire la gerarchia della Chiesa d’Etiopia con l’elezione del patriarca Paulos. Dopo un processo durato dodici anni Menghistu è stato condannato nel 2007 in contumacia da un tribu-nale etiope per genocidio, all’e rg a -stolo, assieme a 108 alti funzionari di governo. Va aggiunto che il pa-triarca Mathias, in fuga dal regime, ha vissuto lontano da Addis Abeba per oltre trent’anni. Il suo titolo di arcivescovo di Gerusalemme non è certo casuale: il cristianesimo d’Etiopia ha mante-nuto un legame molto stretto con la città santa. I religiosi ortodossi vi-vono in un monastero a ridosso della basilica del Santo Sepolcro e sono una delle comunità alla quale le ferree regole dello status quo ga-rantiscono il diritto di celebrare i propri riti nel luogo della morte e risurrezione di Gesù, e proprio nel cortile del suo monastero ogni ve-nerdì fa tappa una delle stazioni della Via Dolorosa.© Osservatore Romano - 2 marzo 2013