Cristiani nel cuore
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- Creato: 23 Settembre 2013
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BATUMI , 21. Fenomeno sorprendente o soltanto un ritorno alle origini? «Volontà divina, miracolo di Dio, fatto inspiegabile solo con la predizione», come afferma il metropolita di Batumi e Lazeti, Dimitri (Shiolashvili), oppure il ripristino di una situazione preesistente, temporaneamente sospesa dagli eventi della storia? Sta di fatto che le conversioni dall’islam al cristianesimo ortodosso nella Repubblica autonoma di Agiaria, in Georgia, hanno interessato a più riprese gli studiosi delle religioni. Come il giornalista e scrittore Ian Hamel, corrispondente del settimanale francese «Le Point», che su Oumma.com sottolinea che nel 1991 (anno dello scioglimento dell’Unione Sovietica) il 75 per cento degli abitanti era musulmano mentre oggi il 75 per cento è costituito da ortodossi. È lo stesso Dimitri, nipote del patriarca di Georgia Elia II, a ricordare che quando venne nominato prete della parrocchia di San Nicola a Batumi (capoluogo dell’Agiaria) in città c’era una sola chiesa ortodossa. E che il 13 maggio 1991, cioè un mese dopo la proclamazione dell’indip endenza della Georgia, «cinquemila musulmani e atei diventarono ortodossi e nello stesso anno vennero aperti la scuola ecclesiastica di Khulo e il liceo ecclesiastico Sant’Andrea, primo istituto secondario religioso in Unione Sovietica». Successe, a dirla con le parole del metropolita, che gli agiariani, convertiti con la forza all’islam dagli ottomani, erano restati cristiani nel cuore, continuavano a indossare segretamente la croce, a dipingere le uova di Pasqua, a conservare le icone nelle loro abitazioni. E che passati gli ottomani, passato l’ateismo di Stato in epoca sovietica, in molti si sono riconvertiti alla fede degli antenati. In effetti una risposta la si trova nella storia. L’Agiaria, sita fra Turchia e mar Nero, conquistata dagli ottomani nelXVIIsecolo, diventò inevitabilmente a maggioranza musulmana. Nel 1878 venne annessa all’Impero russo ma nel 1991, con lo scioglimento dell’Unione Sovietica, proclamò la secessione. Fino al 2004 venne tuttavia guidata da un presidente di confessione musulmana, Aslan Abashidze, poi deposto. Con la sua caduta e sotto l’impulso dell’attuale presidente della Repubblica georgiana, Mikhail Saakashvili, venne approvata una nuova legge che ridefiniva (limitandole) le condizioni di autonomia dell’Agiaria. A Batumi, oggi come ieri, cristiani e musulmani vivono nel rispetto reciproco, con la grande moschea a pochi isolati di distanza dalla chiesa ortodossa di San Nicola. E se il capoluogo è tornato a essere a maggioranza cristiana, i piccoli villaggi sulle montagne «non hanno ancora rinnegato il Profeta», riporta Hamel su Oumma.com. Nella cittadina di Khulo ci sono una moschea e una madrasa e molti anziani continuano a parlare turco. A fine agosto, nel distretto di Adiguéni, nel sud-ovest della Georgia, le autorità hanno smontato un minareto con il pretesto che non erano stati pagati gli oneri doganali dei materiali di costruzione. C’è stata una sommossa e venti musulmani che si opponevano alla distruzione del minareto sono stati arrestati. Due giorni dopo centinaia di musulmani hanno marciato su Tbilisi, capitale del Paese, per chiedere la loro liberazione. «La Chiesa ortodossa — spiega la giornalista Alina Okkropiridze — è un pilastro fondamentale della nostra identità nazionale. Nel passato siamo stati invasi da tutti i nostri vicini, persiani, ottomani, russi. Se non ci fosse stato il cemento della religione, il popolo georgiano non ci sarebbe». Fu soprattutto Zviad Gamsakhurdia, primo presidente georgiano, a voler creare uno Stato «nazionale e ortodosso». Il suo successore, Eduard Shevardnadze, ex ministro degli Esteri sovietico, «ebbe cura di annunciare la sua conversione all’ortodossia, di farsi battezzare e di scegliere come padre spirituale il patriarca Elia II, dal 1977 a capo della Chiesa ortodossa georgiana», come si legge sul sito svizzero Religioscope citato da Ian Hamel.© Osservatore Romano - 22 settembre 2013