A Cipro l’ecumenismo è con i poveri

Saint Sophia NicosiaNICOSIA, 5. A Cipro, fra i Paesi europei dove la crisi economica si fa più sentire, la comunità cristiana è in prima linea nel sostegno ai poveri. La Chiesa ortodossa, alla quale appartiene la stragrande maggioranza della popolazione, coordina numerose iniziative di carattere caritativo ma «in questo campo non manca il concreto impegno delle comunità di minoranza cattolica cioè la Chiesa maronita e la Chiesa latina». È soprattutto nell’aiuto ai cittadini vittime della crisi che l’ecumenismo si esprime concretamente nell’isola. A raccontarlo — in un’intervista pubblicata sul sito del patriarcato di Gerusalemme dei Latini — è padre Jerzy Kraj, 54 anni, polacco, vicario patriarcale per Cipro. La Caritas (Koinonia), sotto la presidenza dell’arcivescovo di Cipro dei Maroniti, Youssef Antoine Soueif, cerca di prendersi cura dei bisogni dei poveri ma anche di aiutarli in forma attiva a uscire dall’emergenza: «Nell’ultimo incontro dei membri della direzione e dei rappresentanti delle Caritas parrocchiali — spiega — si è detto che è educativo il metodo di dare al bisognoso “la canna per pescare e non il pesce per m a n g i a re ”». Gli effetti più negativi della crisi riguardano i posti di lavoro. Molte imprese hanno dichiarato il fallimento o hanno diminuito la loro attività. Ci sono interi cantieri bloccati per mancanza di fondi. Di conseguenza molti cittadini sono rimasti senza un impiego fisso. La situazione più angosciosa è nel settore delle imprese private e delle attività commerciali. Passando per le strade delle città, soprattutto nella capitale Nicosia, si vedono tanti negozi chiusi e quelli rimasti aperti con pochi clienti interessati a spendere dei soldi. La Caritas di Cipro aiuta sia la popolazione locale sia gli immigrati. Oltre agli aiuti materiali in cibo, alloggio e cure sanitarie, viene prestata assistenza legale soprattutto ai lavoratori stranieri presenti nell’isola. E si guarda anche fuori dal proprio territorio: «In quasi tutte le parrocchie sono stati raccolti i fondi e diversi doni materiali per le Filippine colpite dal tifone Yolanda nel novembre 2013. Con la stessa generosità sono state aiutate anche le vittime della guerra in Siria». Padre Kraj ricorda la lunga storia dei contrasti politici e religiosi nell’isola: «Attualmente è divisa tra la comunità cipriota-greca a maggioranza cristiana e la parte cipriota-turca di religione musulmana. Insieme con gli accordi diplomatici ci vorrà un serio impegno di dialogo interreligioso tra la popolazione cristiana e musulmana», sottolinea. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti delle minoranze di altre Chiese cristiane: maronita, latina e armena. Oltre a quelli già citati, non mancano segni positivi a livello di dialogo ecumenico: «Durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani — ha dichiarato il vicario patriarcale — sono stati organizzati due incontri: un concerto di inni liturgici e canti religiosi eseguito dai cori delle comunità ortodossa, maronita, latina e armena e un raduno di preghiera promosso dall’arcivescovo ortodosso Chrysostomos II. La sera del 25 gennaio alla preghiera ecumenica hanno partecipato i rappresentanti delle diverse denominazioni cristiane di Cipro». Collaborazione fraterna, amichevole anche nell’ambito del servizio religioso: «I nostri parroci vengono ogni tanto invitati a celebrare funerali cattolici nei cimiteri di ortodossi o di altre denominazioni cristiane. I casi di matrimoni misti tra ortodossi e cattolici sono un altro esempio di “ecumenismo pratico”». Tuttavia il cammino è ancora lungo e ha bisogno di preghiere e coraggiosi gesti profetici. Per questo «sono convinto — ha detto Kraj — che la visita di Papa Francesco in Terra Santa e il suo incontro ecumenico in memoria del pellegrinaggio storico di Paolo VIporteranno frutti abbondanti anche per la nostra isola di Cipro». L’evento (il Pontefice sarà in Terra Santa dal 24 al 26 maggio) sarà preceduto dal viaggio a Roma che un gruppo di cristiani ciprioti compirà in occasione della canonizzazione di Giovanni XXIIIe Giovanni Paolo II, che avverrà il 27 aprile. Il pellegrinaggio, di sacerdoti e laici latini e maroniti, in rappresentanza di tutte le parrocchie dell’isola del Mediterraneo, sarà «un grande momento di natura ecumenica e universale».

© Osservatore Romano - 6 marzo 2014