Dialogo per il bene dell’ortodossia
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- Creato: 12 Marzo 2014
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ISTANBUL, 12. Anche se la convocazione del concilio panortodosso (previsto nel 2016 a Istanbul) era indubbiamente l’argomento più atteso, la sinassi delle Chiese ortodosse autocefale, conclusasi domenica scorsa al Fanar, ha affrontato altre importanti questioni come testimonia il messaggio finale letto durante la divina liturgia nella chiesa patriarcale di San Giorgio. «Esprimiamo la nostra solidarietà per il martirio e la nostra ammirazione per la testimonianza dei cristiani presenti in Medio Oriente, in Africa e in ogni altro luogo della terra», si legge nel documento. Da essi viene una duplice testimonianza: «Per la propria fede e per la custodia della loro relazione storica con uomini di altre convinzioni religiose». I primati ortodossi denunciano «la situazione di agitazione e instabilità che spinge i cristiani ad abbandonare la terra dove è nato nostro Signore Gesù Cristo e da dove l’Evangelo si è diffuso in tutto il mondo» e condividono «la sofferenza di tutte le vittime della tragedia che si svolge in Siria», condannando ogni forma di terrorismo e di violenza religiosa. Da qui l’appello, a chiunque sia coinvolto, per «l’immediata cessazione delle azioni militari, la liberazione dei prigionieri e il ristabilimento della pace nella regione attraverso il dialogo. I cristiani nel Medio Oriente sono il lievito della pace» e «pace per ogni uomo significa anche pace per tutti i cristiani». Un pensiero poi all’Ucraina: «Preghiamo con fervore per lo svolgimento delle trattative di pace e per una riconciliazione che permetta di uscire dalla crisi, per il ritorno dei nostri fratelli che oggi si trovano fuori della comunione con la santa Chiesa», e «condanniamo le minacce violente di occupazione di monasteri e di chiese». Ma al Fanar si è parlato anche della crisi economica mondiale, che «costituisce una minaccia fondamentale per la giustizia e la pace», perché «le sue conseguenze sono evidenti in tutti gli strati della società in cui sono assenti valori come la dignità della persona, la solidarietà fraterna e la giustizia». E le cause della crisi non sono puramente economiche ma anche «di natura spirituale e morale». Le Chiese ortodosse, inoltre, esprimono preoccupazione per «le tendenze locali e mondiali che disprezzano ed erodono i principi della fede, la dignità della persona umana, l’istituzione del matrimonio e il dono della creazione, sottolineando «l’indubitabile sacralità della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale». Il matrimonio è «l’unione dell’uomo e della donna, che raffigura l’unione di Cristo con la sua Chiesa», e l’ambiente naturale va custodito «come amministratori e non come suoi proprietari». L’argomento concilio è affrontato solo al punto 6 del messaggio. Assicurando «il principio della sinodalità, che riveste somma importanza per l’unità della Chiesa», la sinassi ha deciso di comune accordo che il lavoro preparatorio del concilio debba essere accelerato. Una speciale commissione interortodossa inizierà il suo lavoro a partire dal settembre 2014 e lo porterà a termine entro la Pasqua del 2015. Seguirà una conferenza panortodossa pre-sinodale nella prima metà del 2015. Tutte le decisioni, sia durante i lavori del sinodo sia nelle fasi preparatorie, saranno prese all’unanimità. «Il grande e santo sinodo della Chiesa ortodossa — ufficializza il documento — sarà convocato dal patriarca ecumenico a Costantinopoli nell’anno 2016, salvo imprevisti, e sarà presieduto dal patriarca ecumenico. I suoi confratelli primati delle altre Chiese ortodosse autocefale siederanno alla sua destra e alla sua sinistra». Il testo si conclude ricordando che «abbiamo coscienza del fatto che nessun tema della nostra epoca può essere considerato o risolto senza riferimento alla prospettiva globale, come anche che qualunque polarizzazione tra locale e globale finisce per alterare l’autentico spirito ortodosso. Per questo motivo, anche di fronte agli stessi dissensi, alle divisioni e alle separazioni, noi siamo decisi a proclamare il messaggio dell’ortodossia. Riconosciamo che il dialogo è sempre migliore dello scontro. La separazione e l’isolamento non sono una scelta possibile». Il messaggio è firmato da Bartolomeo di Costantinopoli, Teodoro di Alessandria, Teofilo di Gerusalemme, Cirillo di Mosca, Ireneo di Serbia, Daniele di Romania, Neofito di Bulgaria, Ilia di Georgia, Crisostomo di Cipro, Ieronimo di Atene, Sava di Varsavia e Anastasio di Tirana.
© Osservatore Romano - 13 marzo 2014