La pace è possibile perché Dio è la nostra speranza
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- Creato: 27 Settembre 2014
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GERUSALEMME , 27. Si è concluso nei giorni scorsi il pellegrinaggio di preghiera in Israele e Palestina di diciotto vescovi statunitensi, mossi dal desiderio «di pregare per la pace e lavorare per una soluzione che veda due Stati e la città di Gerusalemme aperta e condivisa. Siamo andati — hanno spiegato i presuli al termine del viaggio — motivati dall’amore di Cristo e da una profonda inquietudine per gli israeliani e i palestinesi. La preghiera ha costituito il perno del nostro pellegrinaggio. Grazie alle liturgie quotidiane nei luoghi santi e nelle parrocchie locali, abbiamo sperimentato la comunione in Cristo con le comunità cristiane locali. Siamo riconoscenti a coloro che, dai nostri luoghi di provenienza, hanno sostenuto il nostro pellegrinaggio con la loro preghiera. Abbiamo pregato anche accanto agli ebrei, ai musulmani e ad altri cristiani». Nel constatare la difficile situazione nella Striscia di Gaza, i presuli americani hanno sottolineato come «Gerusalemme, la città della pace», sia «un segno di contraddizione. Il gigantesco muro che separa gli israeliani e i palestinesi — hanno sottolineato — è un altro segno di contraddizione. Per gli israeliani è un segno di sicurezza, per i palestinesi è un segno di occupazione e di esclusione. Il contrasto tra Israele i Territori palestinesi occupati è, a sua volta, un segno di contraddizione. Traversando la frontiera, ci si sposta dalla libertà e dalla prosperità all’intimidazione dei posti di blocco militari, all’umiliazione e a una grande povertà. La situazione dei cristiani palestinesi è ancora un segno di contraddizione. La comunità cristiana emigra a un ritmo allarmante. Papa Francesco col suo pellegrinaggio in Terra Santa lo scorso maggio, con le sue parole e coi gesti che ha compiuto, ha regalato speranza. Dopo la guerra di Gaza, la speranza si è indebolita. Una persona ci ha detto che la Terra Santa è la terra dei miracoli. Il miracolo di cui abbiamo bisogno — hanno concluso i vescovi — è la trasformazione dei cuori umani perché da ogni lato si diventi meno sordi alle preoccupazioni dell’altro. In comunione coi nostri fratelli vescovi e con tutti i popoli delle regione, lanciamo un appello perché siano trovate delle alternative che spezzino il ciclo della vendetta e della violenza. La preghiera è potente. Sappiamo che la pace è possibile perché Dio è la nostra speranza».
© Osservatore Romano - 28 settembre 2014