Strada obbligata per il Medio oriente
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- Creato: 04 Ottobre 2014
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SAN MARINO, 4. Oggi più che mai, in Medio oriente come nel resto del mondo, non è tempo di scontro di civiltà. Perché proprio la nuova ondata di barbarie che si abbatte sulle minoranze religiose rende «ancora più attuale» e «urgente» quel dialogo «senza il quale si lascia il campo libero ai diversi integralismi». Parola di padre Pierbattista Pizzaballa. Intervenuto giovedì alla cerimonia d’insediamento dei capitani reggenti della Repubblica di San Marino — «la più antica realtà di civiltà democratica che conosciamo nell’era recente» — il custode di Terra Santa ha lanciato un nuovo appello per la pace e la comprensione tra i popoli. «Non siamo — ha detto — a uno scontro religioso e non dobbiamo cedere alla tentazione di quanti ci vogliono riportare ai tempi delle guerre di religione. Al contrario, oggi si fa più che mai necessario, proprio a causa della minaccia di questi integralismi, rafforzare e approfondire il dialogo tra credenti delle diverse fedi. Tale dialogo può avere un'influenza importante sulla politica, soprattutto in Medio oriente». Per padre Pizzaballa è, ovviamente, «drammatico e sconvolgente vedere come la barbarie operata dallo Stato islamico e dai suoi satelliti e imitatori, rivestita da valori apparentemente religiosi, possa uccidere e travolgere i più elementari diritti di persone, di popoli interi, di credenti differenti». Anche perché, «l’atroce lotta di potere in corso nel Medio oriente sta cambiando la sua compagine dal punto di vista politico e religioso ma, soprattutto, sta correndo il rischio di distruggere per sempre un patrimonio unico di tradizioni, relazioni, intrecci culturali che per secoli hanno caratterizzato quella parte di mondo». Di fronte a tanta violenza, le reazioni sono le più disparate. E naturalmente, ha sottolineato il padre custode, si corrono dei «rischi»: dall’«indifferenza», che deriva dall’assuefazione mediatica anche davanti a notizie tanto sconvolgenti, a una posizione diametralmente opposta e pericolosa, quella della «chiamata alle armi» e dello «scontro di civiltà». Un altro rischio assai evidente è quello della «parzialità», laddove «la lettura degli eventi viene elaborata attraverso il filtro delle proprie opinioni», oppure di chi «vuole affrontare o cercare di comprendere quanto accade da una prospettiva solo politica, o solo militare, o solo religiosa», quando invece, «il Medio oriente, come sappiamo, non conosce questa distinzione». Si comprende allora come «questa drammatica situazione può anche diventare un’incredibile opportunità». Infatti, «le tensioni, la guerra e le tragedie che ci coinvolgono ci obbligano a prendere una posizione comune e a reagire insieme in maniera nuova». A partire dal dialogo tra le religioni che «non afferma e nemmeno presuppone che siamo tutti uguali», ma «riconosce le differenze, che però non considera minacce».
© Osservatore Romano 5 ottobre 2014