Special Pan-Orthodox Council Wall
Unità dalla conciliarità
- Dettagli
- Creato: 20 Giugno 2016
- Hits: 320
da Chania HYACINTHE DESTIVELLE Durante la concelebrazione della divina liturgia di Pentecoste che, domenica 19 giugno nella cattedrale di Heraklion, ha inaugurato il Santo e grande concilio della Chiesa ortodossa, il patriarca Bartolomeo ha dato il la a un evento che, come i suoi predecessori, ha voluto con tutte le sue forze. Salutando all’inizio non solo i nove primati presenti, ma anche i quattro assenti, il patriarca ha inteso conferirgli subito una dimensione panortodossa.
Ispirandosi al mistero della Pentecoste, «manifestazione storica dell’istituzione della Chiesa che il santissimo Spirito riunisce per intero», questa importante omelia ha sviluppato tre temi legati all’unità: la cattolicità, la conciliarità e la testimonianza. «La divina eucarestia conferma realmente l’unità e la cattolicità della nostra Chiesa ortodossa», ha esordito il patriarca, secondo il quale la cattolicità non va intesa soprattutto in termini di universalità, ma come diversità nell’unità e come Chiesa riunita da ogni luogo. In effetti, fa notare Bartolomeo, «noi siamo una Chiesa, un corpo, anche se provenienti da tradizioni nazionali, linguistiche e culturali diverse». Ogni Chiesa locale «possiede il proprio tesoro e l’offre a Cristo», perciò «in seno alla Chiesa non c’è Chiesa locale che non abbia la sua imp ortanza». È all’interno stesso di questa cattolicità che la Chiesa deve realizzare e manifestare la sua unità. Non basta esprimere questa unità «a livello teorico», ma occorre anche «conformarsi a essa a livello pratico», dove — riconosce il patriarca — «dobbiamo purtroppo ammettere che siamo molto in ritardo ». Perciò, insiste, «al di là delle nostre diversità di vedute, noi ortodossi dobbiamo sottolineare che l’unica via del nostro iter nel mondo è l’unità». Questa unità nella cattolicità scaturisce dalla fede: «La nostra unità ecclesiale non è una forma federativa qualunque, e non deriva neanche da un raduno attorno a una persona. Proviene dalla nostra fede comune e si realizza in essa, fede che coincide con la salvezza e la vita eterna». Modello e sorgente per eccellenza di questa unità ecclesiale è la Trinità celebrata, nell’oriente cristiano, il giorno della Pentecoste: «Allo stesso modo, per analogia, essendo una, la Chiesa ortodossa è rivelata nel mondo dai suoi programmi locali legati tra loro per formare un tutto, una Chiesa, un corpo». Il secondo tema ricordato dall’a rc i v e s c o - vo di Costantinopoli nell’omelia è il vincolo tra unità e conciliarità. È legato direttamente al primo tema, poiché la cattolicità della Chiesa è spesso intesa, nell’orto dossia, come conciliarità (al punto che il termine greco katholikè nel credo slavone viene tradotto con sobornyj, “c o n c i l i a re ”). È la conciliarità che permette l’unità, «in concilio e attraverso il concilio», come spiega Bartolomeo. In effetti, «il Santo e grande concilio della Chiesa ortodossa è convocato per confermare e rafforzare l’unità del pleroma dei fedeli; per proclamare l’unicità della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica ». Certo, il cammino è arduo: «Questa via esige un sacrificio vivo, molta fatica, e occorre lottare duramente per non discostarsene ». Ma il concilio, «attraverso la consultazione in Spirito santo e in un dialogo costruttivo e franco», contribuirà a stabilire «un clima di fiducia e di comprensione reciproca». Nel discorso pronunciato alla vigilia, durante il ricevimento offerto dal sindaco di Heraklion, il patriarca aveva sviluppato questo tema in modo particolarmente interessante, facendo della conciliarità un rimedio alla divisione nel mondo e dell’ecumenicità un antidoto alla globalizzazione: «L’unità degli ortodossi, espressa da e attraverso il nostro concilio, rispettoso della diversità dei popoli, è proposta come modello per l’unificazione del nostro mondo diviso. L’ecumenicità della Chiesa, che costituisce una vera universalità, è l’antidoto alla globalizzazione contemporanea che porta un falso nome». Il terzo tema affrontato dal patriarca Bartolomeo nella sua omelia è lo stretto vincolo tra unità e testimonianza. In effetti, sottolinea, «solo restando uniti e vivendo la nostra ortodossia come esperienza di fede e di vita, saremo in grado di attraversare la storia drammatica del mondo contemporaneo e di testimoniare la salvezza dinanzi a quanti sono vicini e a quanti sono lontani ». Già il 16 giugno, durante il pranzo offerto in suo onore dal ministro degli Affari esteri greco, l’arcivescovo di Costantinopoli aveva avuto l’opportunità di esprimere la grandissima speranza che ripone nel Santo e grande concilio, che darà «la possibilità all’ortodossia di esprimersi con una voce sola, portando al nostro mondo che si sta dilaniando un messaggio di vera fede, di autentica speranza e di conciliazione pacifica ». Per lui, «l’ortodossia rappresenta certamente la grande speranza del mondo in questa congiuntura apocalittica vissuta a livello mondiale». Ciò lo ha portato a fare sua la previsione dello storico britannico Steven Runciman, secondo il quale «il XXI secolo sarà il secolo dell’orto dossia». Un’unità pensata e vissuta come cattolicità, conciliarità e testimonianza: è questa la prospettiva proposta dal patriarca ecumenico Bartolomeo al Santo e grande concilio della Chiesa ortodossa che comincia oggi. Un concilio interamente sotto il segno dello Spirito santo, invocato dal patriarca alla fine: «Perché al santissimo Spirito appartengono la mistagogia dei benefici e della concelebrazione odierna, come pure la testimonianza — in concilio e attraverso il concilio — resa al mondo».
© Osservatore Romano - 20-21 giugno 2016