Insieme nella grotta di Pietro

san pietro iconaANTIOCHIA, 30. Anche quest’anno ad Antiochia, in Turchia, cattolici e ortodossi hanno celebrato insie- me la solennità dei santi Pietro e Paolo presso la «Grotta di San Pietro», antica chiesa rupestre sul monte Silpius, riaperta alle visite nel 2015, dopo un restauro durato molti anni.
Nella mattinata di ieri, mercoledì 29 giugno, alla presenza del ve- scovo Paolo Bizzeti, vicario apostolico di Anatolia, e dell’inviato del patriarca greco ortodosso di Antiochia, i cristiani delle comunità locali hanno animato una celebrazione comune con canti, pre- ghiere e letture del Nuovo testamento. Alla celebrazione è inter- venuto anche l’arcivescovo Paul Fitzpatrick Russell, nunzio apo- stolico in Turchia. La chiesa rupestre conserva an- cora la fisionomia che le diedero i crociati, quando conquistarono l’antica Antiochia sull’Oronte nel 1098. Ma già i bizantini avevano trasformato in cappella il luogo dove si incontravano i primi bat- tezzati nei periodi di persecuzio- ne, nella città dove per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati cristiani e dove fu vesco- vo san Pietro, prima di venire a Roma. Il restauro recente, reso possibi- le grazie al finanziamento delle istituzioni pubbliche turche, ha posto fine allo stato di abbando- no in cui versava da anni la «Grotta di San Pietro», reso an- cora più avvilente da rozzi inter- venti precedenti. In anni passati, patriarchi e vescovi sono stati spesso presenti alle celebrazioni li- turgiche, svoltesi in occasione del- la solennità dei santi Pietro e Pa o l o . Dal 1967, per volere di Papa Paolo VI , si può ottenere l’indul- genza plenaria visitando in pelle- grinaggio la grotta santa, unica traccia storica rimasta dell’antica Antiochia cristiana. «Purtroppo — ha dichiarato all’agenzia Fides padre Domenico Bertogli, parroco della comunità cattolica locale — la situazione po- litica e sociale è difficile, la gente non è tranquilla e i pellegrini so- no sempre meno numerosi. Nel 2011, i turisti che hanno visitato Antiochia sono stati più di ottan- tamila; nel 2015, invece, sono scesi a meno di diecimila». Il religioso, che è anche curatore del periodico «Cronache di Antiochia», a cui il nostro giornale ha dedicato negli anni ampio spazio, ha ricordato che nell’est del Paese gli attentati sono in continuo aumento e le vittime sono sempre più numero- se, anche fra gli uomini della poli- zia e dell’esercito. «Nella nostra regione — ha concluso padre Ber- togli — negli ultimi mesi ventuno persone hanno perso la vita e, so lo nella provincia di Hatay (An tiochia), i rifugiati, soprattutto provenienti dalla Siria, sono quat- trocentomila. Per questo invochia- mo l’aiuto di san Pietro, di san Paolo e della Vergine Maria».

© Osservatore Romano - 30 giugno 1 luglio 2016