Da cristiani nel Vicino Oriente
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- Creato: 30 Dicembre 2013
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I cristiani — è spiegato nella missiva intitolata «Rallegrati Maria, perché hai mostrato il Cristo Signore, amante degli uomini» — devono contribuire al bene comune esprimendo «i valori del Vangelo» e testimoniare la presenza di Cristo anche «con il loro servizio nei differenti settori della vita sociale». Per tale motivo, è aggiunto, «esortiamo i nostri fedeli e li chiamiamo alla pazienza nelle tribolazioni soprattutto in queste crisi soffocanti, distruttrici, sanguinose e tragiche del nostro mondo arabo». L’indicazione è soprattutto quella «a non emigrare, a essere fermi sulla loro terra, nel loro villaggio o nel loro quartiere, malgrado le difficoltà che tutti noi conosciamo». L’emigrazione dei cristiani rappresenta un fenomeno «al quale non si può togliere l’attenzione». Il patriarca chiama inoltre alla collaborazione fra le comunità religiose: si tratta di una serie di sfide comuni tra cristiani e musulmani, tra cui la lotta al fondamentalismo. Nella conclusione della lettera si fa riferimento ancora alla necessità di garantire sicurezza alle comunità cristiane, al fine, fra l’altro, di garantire il diritto allo studio per i giovani, il lavoro e l’eliminazione di ogni forma di emarginazione. «Noi vogliamo a ogni costo preservare questa presenza cristiana forte, credente, convinta, resistente, profonda, aperta e dialogante», capace, è aggiunto «di portare la testimonianza e il vessillo dei valori cristiani, della vera visione cristiana, nel nostro mondo a maggioranza musulmana».
© Osservatore Romano - 30-31 dicembre 2013