Pastorale senza contrapposizioni
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- Creato: 21 Giugno 2013
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Il sacerdote ha spiegato che, dopo la caduta del regime comunista, gli ucraini si suddividono in tre grandi gruppi: i cristiani che consapevolmente appartengono a una Chiesa particolare e che apertamente professano la loro fede; i fedeli che si considerano appartenenti alla Chiesa di Cristo in generale, ma che non sono praticanti e raramente frequentano i luoghi di culto; e infine coloro che, per varie ragioni, non appartengono a nessuna comunità re l i g i o s a . Padre Shaban ha puntualizzato che, in generale, si pone troppa attenzione alla denominazione religiosa di appartenenza di un fedele e non abbastanza sulla necessità di promuovere, attraverso l’evangelizzazione, il buon esempio cristiano. Per tutte le persone che appartengono ai tre gruppi, vi è comunque la necessità, ha osservato il sacerdote, «di predicare la Buona Novella, insegnare la vita cristiana e, in altre parole, compiere una “nuova evangelizzazione”», aggiungendo che «ogni comunità religiosa è responsabile per l’evangelizzazione dei propri fedeli, di coloro cioè che consapevolmente appartengono a una comunità particolare e apertamente professano la loro fede e testimonianza». Padre Shaban ha concluso: «Se una persona trova Dio nella Chiesa, indipendentemente dalla denominazione di appartenenza, siamo lieti di questo risultato, perché per il Signore ogni anima è importante e deve essere salvata. Per noi cristiani è importante avere buone e fraterne relazioni». Nel 2011, in occasione della sua prima conferenza stampa, l’a rc i v e -scovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Schevchuk, aveva posto l’accento sulla necessità di promuovere la pastorale tra i fedeli ma in una logica di non contrapposizione con le altre comunità. L’a rc i v e s c o v o maggiore aveva quindi sottolineato l’importanza di collaborare con tutte e tre le espressioni ortodosse del Paese: la Chiesa ortodossa ucraina -Patriarcato di Mosca, la Chiesa ortodossa ucraina - Patriarcato di Kiev e la Chiesa ortodossa ucraina autocefala. «La nostra linea di condotta, il nostro modo di comunicare con loro — ha detto — p ro g re d i r a n n o verso un dialogo costruttivo e verso la cooperazione». In un altro intervento, il presule aveva anche evidenziato che per rendere concreta la strategia dell’Ugcc per i prossimi anni è fondamentale lo sviluppo della pastorale, che potrebbe offrire nuovi modi per portare la Parola di Dio alla gente: «Dobbiamo studiare i processi sociali, conoscere e fare appello ai fedeli in tutti gli angoli della terra, e rendere il nostro messaggio a loro comprensibile. »
© Osservatore Romano - 21 giugno 2013