Là dove poesia e liturgia parlano la stessa lingua
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- Creato: 07 Novembre 2013
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di Alberto Camplani Si tratta di una tradizione liturgica, quello siro-occidentale, che, come altre, ha utilizzato la tradizione letteraria nella quale si iscrive, e in particolare la ricchissima produzione poetica che percorre, come un fiume carsico, la cultura siriaca a partire dal II secolo dell'era cristiana fino al medioevo inoltrato. La poesia siriaca, che tanto materiale ha donato alle due tradizioni liturgiche occidentale e orientale, ha una lunga storia alle sue spalle, e una preistoria che affonda le sue radici persino nelle espressioni artistiche della Mesopotamia precristiana. In lingua siriaca già nel corso del II secolo sono stati tramandati inni dall'arcaico orientamento cristologico e dal potente afflato mistico come le Odi di Salomone, o la straordinaria fiaba poetica dell'Inno delle perle (inizio III secolo), o l'ardita e difficile sperimentazione teologico-poetica di Bardesane (154-223) e della sua scuola, che ha largamente influenzato a sua volta la vivace e variegata innologia del manicheismo (III-IV secolo). Proprio a questi esiti estremi dell'orientamento teologico e del gusto poetico reagisce, pur utilizzandoli, la produzione innica di Efrem di Nisibi (morto nel 373), il poeta-teologo che nelle due avverse tradizioni teologico-ecclesiali siro-occidentale e siro-orientale gioca ancor oggi il ruolo di gigante fondatore, poeta dell'ortodossia ancora indivisa. La polisemicità dei simboli da lui utilizzati a partire dalla Bibbia e dalla natura creata, la coscienza profonda dell'originalità e dell'utilità dell'atto poetico, i giochi di parole e il sovrapporsi caleidoscopico di immagini, la pluralità di modalità espressive che vanno dal lirismo naturalistico alla vivacità della poesia dialogica di lontana matrice mesopotamica, rendono questa poesia, pur non da tutti i critici avvertita come di proprio gusto, una fonte inesauribile di temi, figure, stilemi, imitati dalle due tradizioni teologico-letterarie posteriori e entrati a far parte del linguaggio liturgico.
Nin da tanti anni dedica i suoi sforzi affinché cresca la reciproca conoscenza tra le tradizioni, e affinché i vari polmoni del cristianesimo possano respirare insieme e contribuire a dare pace e stabilità a una società in grande sofferenza come quella della Siria o dell'Iraq. Il ricordare lontane radici in cui pace e unità costituiscono valori fondanti può essere il contributo che la cultura e la ricerca offrono a un mondo lacerato da divisioni e da guerre.
(©L'Osservatore Romano 8 novembre 2013)