Là dove poesia e liturgia parlano la stessa lingua

Miniatura dellAscensione Evangeliario siriaco XIII secolo. 1di Alberto Camplani
Anche il terzo polmone della cristianità, quello siriaco, ha espresso nella liturgia e nelle sue feste una parte non secondaria della sua cultura teologica, musicale, artistica. Allo sviluppo dell'anno liturgico antiocheno di lingua siriaca Manuel Nin ha dedicato un volumetto in cui una presentazione intenzionalmente divulgativa delle diverse festività è accompagnata non solo da ampi stralci tratti dai testi affascinanti del ciclo liturgico, ma anche da immagini artistiche che ne fanno un oggetto attraente e prezioso (Il soffio dell'oriente siriaco. L'anno liturgico siro occidentale, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 144, euro 18).
Si tratta di una tradizione liturgica, quello siro-occidentale, che, come altre, ha utilizzato la tradizione letteraria nella quale si iscrive, e in particolare la ricchissima produzione poetica che percorre, come un fiume carsico, la cultura siriaca a partire dal II secolo dell'era cristiana fino al medioevo inoltrato. La poesia siriaca, che tanto materiale ha donato alle due tradizioni liturgiche occidentale e orientale, ha una lunga storia alle sue spalle, e una preistoria che affonda le sue radici persino nelle espressioni artistiche della Mesopotamia precristiana. In lingua siriaca già nel corso del II secolo sono stati tramandati inni dall'arcaico orientamento cristologico e dal potente afflato mistico come le Odi di Salomone, o la straordinaria fiaba poetica dell'Inno delle perle (inizio III secolo), o l'ardita e difficile sperimentazione teologico-poetica di Bardesane (154-223) e della sua scuola, che ha largamente influenzato a sua volta la vivace e variegata innologia del manicheismo (III-IV secolo). Proprio a questi esiti estremi dell'orientamento teologico e del gusto poetico reagisce, pur utilizzandoli, la produzione innica di Efrem di Nisibi (morto nel 373), il poeta-teologo che nelle due avverse tradizioni teologico-ecclesiali siro-occidentale e siro-orientale gioca ancor oggi il ruolo di gigante fondatore, poeta dell'ortodossia ancora indivisa. La polisemicità dei simboli da lui utilizzati a partire dalla Bibbia e dalla natura creata, la coscienza profonda dell'originalità e dell'utilità dell'atto poetico, i giochi di parole e il sovrapporsi caleidoscopico di immagini, la pluralità di modalità espressive che vanno dal lirismo naturalistico alla vivacità della poesia dialogica di lontana matrice mesopotamica, rendono questa poesia, pur non da tutti i critici avvertita come di proprio gusto, una fonte inesauribile di temi, figure, stilemi, imitati dalle due tradizioni teologico-letterarie posteriori e entrati a far parte del linguaggio liturgico.
Nin da tanti anni dedica i suoi sforzi affinché cresca la reciproca conoscenza tra le tradizioni, e affinché i vari polmoni del cristianesimo possano respirare insieme e contribuire a dare pace e stabilità a una società in grande sofferenza come quella della Siria o dell'Iraq. Il ricordare lontane radici in cui pace e unità costituiscono valori fondanti può essere il contributo che la cultura e la ricerca offrono a un mondo lacerato da divisioni e da guerre.



(©L'Osservatore Romano 8 novembre 2013)