Rifugiati ucraini: i dimenticati d’Europa

Ukkrainian refugees Ukraine Russia Itar TassNegli ultimi anni, i titoli internazionali hanno caratterizzato le storie e le immagini delle crisi dei rifugiati in corso in Medio Oriente ed i suoi effetti in Europa occidentale; pochi sono consapevoli, tuttavia, che la quarta più grande fonte di rifugiati interni nel 2015 è stata all’interno dell’Europa stessa.

L’Ucraina ora tiene compagnia all’Iraq, Siria e Yemen come uno dei produttori leader a livello mondiale di profughi interni: le cifre variano, ma per la maggior parte delle stime ci sono circa 1,7 milioni di sfollati interni e altri 1,4 milioni di ucraini che vivono come rifugiati in Europa occidentale e/o in Russia. I rifugiati dapprima arrivavano dalla Crimea, dopo la sua annessione da parte della Russia nei primi mesi del 2014, ma il loro numero è salito dopo che è scoppiata la guerra a oriente del paese, nella regione del Donbas. Gli accordi di Minsk, atti a portare la pace nella regione, sono entrati in un vicolo cieco.

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Uno dei principali problemi che devono affrontare i rifugiati è che sono oggetto di violenza da entrambe le parti del conflitto. Un rapporto pubblicato a luglio 2016 da Amnesty International e Human Rights Watch, per esempio, ha condannato sia il governo ucraino che quello russo per violazioni dei diritti umani aggiungendo che il governo di Mosca nei territori occupati fa uno uso dell’arma della tortura. Quelli che sono fuggiti dalle zone di conflitto raccontano spaventose storie di amici, vicini e familiari che sono semplicemente scomparsi senza mai più tornare o lasciare traccia; segnalano di maschi che sono fuggiti dalla famiglia per evitare l’obbligatoria coscrizione imposta dai filo russi; elencano donne in lacrime che spiegano dell’omicidio del marito e della distruzione della loro casa; segnalano che il cibo esiste solo per chi ha la possibilità di acquistarlo in quanto i prezzi sono inaccessibili per l’80 per cento della popolazione; dicono che i medicinali sono reperibili solo con una “mancia” non inferiore ai 50 dollari.

Per coloro che sono stati in grado di fuggire e raggiungere la sicurezza, però, il governo ucraino offre poco aiuto. La maggior parte deve trovarsi un alloggio e spesso hanno difficoltà a farlo. I rifugiati cercano di adattarsi a vivere con delle famiglie di volontari ospitanti o parenti, ma dopo un mese o due, si sentono in dovere di lasciare il rifugio concessogli, o perché chi li ospita fa capire che la cosa comincia a diventare onerosa. Spesso finiscono in affitti costosi in case decrepite e sovraffollate. Una donna, ad esempio, dopo aver finalmente deciso di spostare la sua famiglia dalla capitale separatista di Donetsk alla città controllata dal governo a Dnipropetrovsk, non ha trovato al momento dell’arrivo un posto dove vivere. Un amico gli ha dato il numero di telefono di un uomo, che come attività fornisce alloggi ai rifugiati. Dopo il colloquio telefonico, durante il quale l’uomo le ha chiesto 1000 euro per il suo “impegno di ricerca”, la signora, non disponendo dell’importo, ha preso la madre e il figlio e si è trasferita a Kharkiv, presso un campo estivo per bambini ora convertito in centro di raccolta che ospita al momento 5.000 rifugiati.

Il governo ucraino per assistere gli sfollati, ha creato un pacchetto di prestazioni sociali che intervengono per aiutare a pagare l’affitto, cibo e medicine; i rifugiati però, prima di poter attingere al servizio devono dimostrare il loro status. I requisiti necessari per definire lo status non sono catalogati, ma dipendono dalla “benevolenza” dell’incaricato che riceve la domanda.
Molti rifugiati raccontano di storie di umiliazioni durante la formale registrazione. Una giovane donna, ad esempio, “Irina” descrive che, nel tentativo di registrarsi, ha dovuto passare da un ufficio all’altro per più di una settimana, per poi sentirsi dire da un burocrate che, considerato che lei “aveva trovato un lavoro non aveva bisogno del sostegno del governo”. Irina però, in questo modo ha perso la possibilità dei benefici: non esiste la possibilità di un appello.

Le difficoltà nella registrazione, tra cui una burocrazia confusa e norme opache con benefici circostanti, privano molti dell’accesso non solo all’assistenza pubblica (per quanto magra), ma anche alle necessità di base, come l’alloggio, l’istruzione e le cure mediche. Una volta registrati, tuttavia, ai rifugiati interni viene negato il diritto di voto nelle elezioni locali a meno che non rinuncino al loro status di rifugiati.
Questi problemi sono aggravati dagli apparenti sospetti del governo ucraino nei confronti dei rifugiati interni, oltre la metà dei quali sono anziani. Lo scorso febbraio, il Ministero delle politiche sociali ha sospeso i benefici agli sfollati interni fino a quando non fossero stati verificati i loro indirizzi di domiciliazione o residenza – nonostante la mancanza di un sistema di verifica. Le pensioni di questi anziani rifugiati, sono spesso incassate e trattenute da persone che vivono nei “territori temporaneamente occupati del Donbas”, nonché da quelli in zone controllate dal governo se l’anziano non è in grado di dimostrare il luogo di dove abita. Eppure i proprietari degli appartamenti spesso evitano l’emissione di contratti di locazione e di altra documentazione al fine di nascondere il reddito d’affitto. Molti ucraini anziani semplicemente scelgono di rimanere nei territori occupati e sopportare il bombardamento poiché la loro casa è la loro unica risorsa.

E, anche se il governo ucraino non ha una strategia nazionale per la gestione della crisi umanitaria, ci sono alcuni segni di un cambiamento d’approccio. Nel mese di aprile 2016, il governo ha creato un nuovo Ministero per i territori temporaneamente occupati e gli sfollati interni dell’Ucraina. Il ministero ha il compito di coordinare l’assistenza internazionale e locale, di controllare il miglioramento delle condizioni di vita degli sfollati, il loro reinserimento nella società ucraina e tutelare i loro diritti legali. Kiev sta anche lavorando con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni per sviluppare un sistema di verifica – che sarà presto implementato – per l’assegnazione delle pensioni e di altre forme di assistenza nel momento in cui il governo dovesse affrontare un’ulteriore crisi finanziaria.

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Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e le agenzie governative internazionali dovrebbero usare il loro sostegno come leva per fare pressione su Kiev affinché smetta la perpetrazione delle sue violazioni dei diritti umani e inizi una strategia d’assistenza per i suoi rifugiati interni. Bruxelles e Washington stanno già impegnando milioni per aiutare a ricostruire il paese, il senatore John McCain, per esempio, ha recentemente annunciato che il senato americano fornirà all’Ucraina un massimo di 200 milioni in aiuti umanitari entro il 2018. Ulteriori aiuti all’Ucraina, tuttavia, dovrebbero essere subordinati ad un miglior trattamento sia dei suoi cittadini che degli sfollati interni.

I leader occidentali non possono rimanere inermi, ma devono agire in fretta per affrontare la crisi umanitaria in Ucraina. Essi hanno la leva per influenzare Kiev, e concedere a questa crisi di marcire vuole dire avere una persistente minaccia d’instabilità sul fragile bordo di un’Europa apparentemente abulica.

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