Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Conferenza Internazionale sui Rifugiati e i Migranti promossa dalla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana, in collaborazione con Refugee & Migrant Education Network (RME), la Fondazione Being the Blessing, dal 26 al 28 settembre 2022 sul tema “Initiatives in Refugee & Migrant Education. Moving forward – Diving deeper – Together”.
 
 di *Steven Sahiounie
Il 23 settembre, l'area occupata da Al Qaeda nella provincia di Idlib ha riportato il primo caso confermato di colera nell'ultima area controllata dai terroristi in Siria. L'epidemia mortale ha causato 39 vittime in Siria, con migliaia di casi sospetti in tutto il paese. Nelle aree sotto il ministero della Salute di Damasco, sono stati segnalati recentemente 23 decessi, 20 dei quali ad Aleppo e almeno 253 casi.
 
Mosca (Agenzia Fides) – “Il duro confronto in Ucraina è degenerato in un conflitto militare su larga scala che ha già causato migliaia di vittime, ha minato la fiducia e l’unità tra Paesi e popoli e minaccia l’esistenza del mondo intero. (…) Desideriamo seguire l’insegnamento della Chiesa, secondo il Vangelo e la Tradizione della Chiesa antica: la guerra non è mai stata né sarà un mezzo di risoluzione dei problemi tra le nazioni; «nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra» (Pio XII, 1939)”. Così inizia l’appello della Conferenza dei Vescovi cattolici della Russia in relazione alla mobilitazione parziale dichiarata nella Federazione russa. L’appello, pubblicato ieri e firmato da Paolo Pezzi, Arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca, a nome della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici in Russia, offre alcune linee guida per i fedeli cattolici laici e religiosi di nazionalità russa, che oggi si trovano a dover compiere scelte difficili. Nell’appello, tra le altre cose, si ricorda che la Costituzione della Federazione tutela chi ripudia l’utilizzo delle armi per ragioni di  ...  segue
 
La Chiesa cattolica in Algeria ha diffuso un comunicato in cui annuncia la chiusura “completa e definitiva” della Caritas in Algeria a partire dal 1° ottobre. Un fatto che ha lasciato sconcertati gli operatori perché comporta il licenziamento del personale, il venir meno del rapporto con i volontari e di servizi caritativi nei confronti di migliaia di poveri e beneficiari dei servizi Caritas. Secondo don Cesare Baldi, direttore della Caritas in Algeria dal 2009 a 2019 le tensioni con le autorità pubbliche si possono risolvere attraverso il dialogo.

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Ci aveva detto che chi odia, perderà questa guerra. A distanza di sei mesi la voce di Kristina, giovane artista fuggita e poi rientrata in Ucraina, ci testimonia la fatica quotidiana di combattere l’odio.
 
Icona dell’Esaltazione della Santa Croce (P. Manuel Nin, Esarca Apostolico) Oggi l’argilla della nostra umanità è innalzata nei cieli. La festa dell’Esaltazione della Santa Croce il 14 di settembre, è la seconda grande festa dell’anno liturgico bizantino, dopo quella della Natività della Madre di Dio il giorno 8 dello stesso mese. La liturgia bizantina celebra la croce di Cristo come luogo della sua vittoria sul peccato e sulla morte, luogo di salvezza, luogo dove il Signore innalzato in essa ci porta tutti, assieme a Lui, al suo Regno. Nei tropari della festa dell’Esaltazione della Santa Croce troviamo tanti riferimenti veterotestamentari visti, cantati e celebrati come prefigurazione della redenzione portata a termine dal Signore nella sua croce. “Tendendo le mani in alto e mettendo in rotta Amalek, il tiranno, Mosè ha prefigurato te, o croce preziosa, vanto dei credenti, sostegno dei martiri lottatori, decoro degli apostoli…, per questo, vedendoti innalzata, la creazione gioisce e fa festa,
glorificando il Cristo… Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso…, poi lo riunì su se stesso con frastuono… disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile… Mosè pose su una colonna il rimedio che salvava dal morso velenoso e distruttore… e con questo trionfò del flagello”.
La liturgia bizantina, inoltre, si trattiene a sottolineare il parallelo e la continuità tra l’albero del paradiso e l’albero della croce. Nel luogo dove avvenne la caduta del primo Adamo, avviene l’innalzamento del nuovo Adamo e la nostra redenzione: “Dopo la tremenda caduta nel paradiso per l’amaro consiglio dell’omicida sul Calvario tu mi hai rialzato o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero… Venite, genti tutte, adoriamo il legno benedetto… poiché colui che con l’albero ha ingannato il progenitore Adamo, viene adescato dalla croce… poiché con un albero bisognava risanare l’albero, e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato”. Nella festa odierna la croce viene innalzata, esposta e venerata in mezzo alla chiesa, che diventa nuovo paradiso, non luogo di condanna ma di salvezza: “In mezzo all’Eden, un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili, siamo divenuti corruttibili, ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttibilità: con la croce, infatti, Cristo ha salvato il genere umano”. Il parallelo, il contrasto e allo stesso tempo l’avvicendamento tra l’immagine dei due alberi, mette in luce anche i due frutti che da essi germogliano: quello della condanna nel primo, e Colui che è la vera vite e la vera vita nel secondo: “O straordinario prodigio! La croce che ha portato l’Altissimo, quale grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa siamo stati tutti attratti a Dio, e la morte è stata del tutto inghiottita. O albero immacolato, per il quale gustiamo il cibo immortale dell’Eden, dando gloria a Cristo!”.
Con delle bellissime immagini poetiche e allo stesso tempo profondamente teologiche, alcuni dei testi liturgici collegano nella croce tutto il mistero pasquale di Cristo, la sua morte, la sua risurrezione e la sua ascensione ai cieli: “Oggi la pianta della vita sorgendo dai penetrali della terra, conferma la risurrezione del Cristo in essa confitto; e, innalzata da mani consacrate, annuncia la sua ascensione ai cieli, grazie alla quale la nostra argilla, risollevata dalla terra su cui era caduta, ha la cittadinanza nei cieli… Signore, che sulla croce sei stato innalzato, e che per essa ci hai innalzati con te, rendi degni quelli che ti cantano, della gioia del cielo”. La croce come luogo di vittoria, la croce innalzata come professione di fede cristiana: “Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata, e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo, ed esultano i confini della terra… Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione…”.
La croce infine è anche il luogo dove il buon pastore carica sulle sue spalle la pecora smarrita e la riconduce all’ovile: “Hai sollevato sulle spalle, o Salvatore, la pecora smarrita, l’hai condotta al Padre tuo con la tua croce venerabile e vivificante, e l’hai annoverata tra gli angeli, nello Spirito divino: perché tu hai contrapposto albero ad albero, o Cristo, e noi ora innalzandolo con fede glorifichiamo te, che su di esso sei stato innalzato e con esso hai innalzato noi”.
La croce vittoriosa piantata, esaltata nel bel mezzo della Chiesa, che diventa l’Eden riaperto alla salvezza ed alla vita. Diventa luogo di pace e di piena comunione. Nella tradizione bizantina, ogni giorno, al mattutino, al vespro e nella celebrazione della Divina Liturgia la Chiesa prega “per la pace del mondo intero…”, affinché la preghiera per la pace sia sempre presente nella liturgia della Chiesa. Oggi, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, per espresso desiderio del Santo Padre, preghiamo in modo speciale per la pace in Ucraina, per la fine di una guerra, ingiusta ed ingiustificabile come tutte le altre guerre nel mondo, e preghiamo per le persone che in quella terra martoriata sono morte, per le persone che ne piangono la scomparsa violenta, per i feriti, gli sfollati, i profughi. E preghiamo anche per coloro che l’hanno provocata, l’hanno voluta questa guerra, e lo facciamo perché siamo cristiani e la nostra preghiera, se veramente cristiana e quindi gravida di Vangelo, sarà una preghiera per tutti, amici ed anche nemici.
Preghiamo per tutti, aggrediti ed aggressori, per tutti senza eccezione perché questa nostra preghiera nasce ed unicamente dal Vangelo, che è Parola del Signore per tutti quelli che un giorno nel suo nome siamo stati battezzati, un Vangelo che ci chiede di pregare per il nemico, di porgere l’altra guancia, di perdonare fino a settanta volte sette. La Croce come luogo di vittoria sul peccato e sulla morte e anche sulla guerra. Una vittoria scaturita dalla riconciliazione e dalla pace, che ha la Croce di Cristo e la nostra come unico stendardo, unico baluardo, senza vincitori e vinti, senza sconfitti e vincenti, fratelli tutti in Cristo Signore che nella e dalla Croce ha perdonato i suoi crocifissori ed in essa e per essa ha vinto.
+ P. Manuel Nin
 
san Pietroburgo (AsiaNews) – I cattolici della “capitale del nord” intendono riattivare un grande centro caritativo nell’isola Vasilevskij Ostrov, al centro della città. Lo riporta il Kommersant Sankt-Peterburg. L’iniziativa della diocesi della Russia centrale, che ha la sua sede a Mosca, è guidata dall’ausiliare mons. Nikolaj Dubinin, il primo vescovo cattolico di nazionalità russa, a cui è affidata la zona pastorale pietroburghese.
 

Manuel Nin Guell

 
Icona slava del XIX secolo
 
La festa dell’Esaltazione della Santa Croce nella tradizione bizantina
 
By Stefan J. Bos & Devin Watkins
 
Desde Karaganda, donde dirige la comunidad con creatividad y cercanía a los más débiles, el prelado habla de los desafíos de la minoría católica que espera al pontífice. Recuerda la visita de Juan Pablo II al país en 2001, el ejemplo de tantos cristianos perseguidos por el régimen soviético, y su decepción por la ausencia del Patriarca Kirill en el Congreso de Líderes Mundiales y Religiones Tradicionales. "La guerra es lo más horrendo, y más aún entre los pueblos cristianos".
 
By Deborah Castellano Lubov   --   Kazakhstan
 
Esistono storie nella Storia. Esistono volti e biografie che seguono strade insolite, mai percorse, e che segnano il cammino di altri volti: una sola persona può incidere nella  vita del prossimo, del fratello. Conversando con padre Wissam Abou Nasser, sacerdote della Diocesi maronita di Zahlé, nel Libano, si avverte — fin da subito — che il suo ministero si è — da sempre — concentrato nella ricerca di dialogo e vicinanza con il prossimo.  Padre Nasser è membro della Pontificia Accademia mariana internazionale e vice presidente e segretario della Società mariologica mediorientale dal 2000. Dal 2019, ricopre l’incarico di  presidente del Pontificio Centro mariano per il dialogo interreligioso nella martoriata terra del Libano, che «per oltre cento anni, è stato un Paese di speranza» dove i suoi abitanti «hanno conservato la loro fede in Dio e dimostrato la capacità di fare della loro terra un luogo di tolleranza, di rispetto, di convivenza» (Papa Francesco, 2 settembre 2020). Ed è, infatti, proprio perciò che in questo territorio del Medio oriente, dove coabitano cristiani e musulmani sciiti, sunniti e drusi, ogni 25 marzo — ad esempio — viene festeggiata l’Annunciazione a Maria: è ormai, da ben dieci, che è divenuta “festa nazionale”, riconosciuta dalle autorità del luogo. È una delle conquiste del Centro, luogo vivo di progetti, di visioni e speranze per un futuro che vede “tutti fratelli”.  E sulla nuova enciclica del Pontefice, abbiamo voluto ascoltare padre Wissam Abou Nasser, proprio in qualità di presidente del Centro.
 
“Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39): è questo il tema del Messaggio del Santo Padre ai giovani in occasione della XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata nelle Chiese particolari il prossimo 20 novembre 2022 e a livello internazionale a Lisbona dal 1 al 6 di agosto 2023.
 
Salvatore Cernuzio - Ciudad del Vaticano
 
Antonella Palermo - inviata a Nur-Sultan
 
Moscow, September 12, Interfax - The Latvian Orthodox Church of the Moscow Patriarchate has given a reserved response to the Latvian parliament's decision to "grant' autocephaly to it.

"The government has established the status of our Church as autocephalous. The government has established that the Latvian Orthodox Church is de jure independent from any church center outside Latvia, while preserving spiritual, prayer and liturgical communion with all canonical Orthodox Churches of the world. The changed status does not alter the Orthodox faith, dogmas, the liturgical life of the Church, the calendar style, the sacred liturgical language, rites, traditions, and inner church life," the church press service said.

The Synod of the Latvian Orthodox Church "lovingly calls on the clergy and laity to maintain a peaceful disposition of the spirit" and the unity of the Church, strictly observing the laws of Latvia," it said.

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Idlib (Agenzia Fides) - Mass was celebrated in a church that had been closed for ten years. This happened in the province of Idlib, in an area still controlled by the anti-Assad Islamist militias. Permission to re-open the Christian place of worship and celebrate the Eucharistic liturgy in a serene and festive atmosphere was the same head of the jihadist faction that, in past years, had seized property and the houses of Christians as "spoils of war".
This event is emblematic of the real situation experienced by the Christian communities in this region of Syria.

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Iraq: Gathering The Youth In Hope

“Yes, we have problems in our country, yes, we have conflict, but we have Jesus Christ. We have a unique culture which we want to keep alive.”
 
  (R.C., a cura Redazione "Il sismografo") Oggi in Vaticano inizia il triennale incontro dei Rappresentanti Pontifici, voluto da Papa Francesco, come in tempi passati. Come è noto, si tratta di una riunione di quattro giorni (7 - 10 settembre) di tutti i Nunzi del mondo, degli Amministratori apostolici e altri collaboratori papali chiamati a Roma per pregare insieme ed aggiornarsi sulla linea diplomatica della Santa Sede e diverse altre materie relative alla odierna visione internazionale della Sede Apostolica. A questo importante raduno non ci sarà però il Nunzio in Libano e questo semplicemente perché la Nunziatura di Beirut è attualmente sede vacante. In effetti, il 7 luglio scorso Papa Francesco nominò mons. Joseph Spiteri come suo nuovo Rappresentante in Messico lasciando temporaneamente vuoto l'ufficio libanese che occupava dal 2018. Osservatori e giornalisti del Libano rimasero molto sorpresi dall'annuncio della fine del servizio dell'Arcivescovo Spiteri in un momento così delicato per il Paese, uno dei peggiori della sua storia, colpito da gravissima incertezza economica, politica, sociale e religiosa. Una crisi che mette a repentaglio il futuro del Libano stesso ma anche di tutta la regione mediorientale.
È il sito di notizie libanese Al markazia (Central news agency), agenzia nazionale in lingua araba, che ieri, in un articolo intitolato "Mettere fine al servizio del Rappresentante vaticano...e non nominare un successore", a firma di Yola Hashim, ricorda che questo mese termina per decisione di Papa Francesco il mandato del Nunzio Apostolico in Libano, Joseph Spiteri, in coincidenza con la fase più difficile che sta attraversando il Paese, L'articolo sottolinea che la Santa Sede ancora non ha nominato un sostituto  del diplomatico uscente proprio quando la crisi  lo richiederebbe urgentemente.
L'ironia della questione, secondo fonti ben informate consultate dalla "Central News Agency", è che la sostituzione del Rappresentante papale è avvenuta in contemporanea con l'uscita del Primo segretario della rappresentanza vaticana, ruolo per il quale è stato nominato un funzionario che fino a poco tempo fa prestava servizio in Colombia. "Un paradosso" lo definisce Al markazia.
Le fonti consultate dall'agenzia libanese parlano anche di sorpresa per il fatto  che la sostituzione dell'ambasciatore vaticano, mons. Joseph Spiteri, in Libano da circa quattro anni (marzo 2018 - luglio 2022), sia avvenuta così presto a differenza dell'ex Nunzio, mons. Gabriele Caccia,  rimasto in carica otto anni (luglio 2009 - settembre 2017), o del nunzio apostolico in Siria, il cardinale Mario Zenari, presente a Damasco da più di dieci anni. Per i libanesi si tratta di una situazione difficile da capire e che  considerano senza  precedente. La grande domanda, secondo le fonti citate da  Al markazia è semplice: perché il Vaticano ha lasciato la sua Nunziatura a Beirut senza una guida di alto livello proprio adesso?
Non c'è una risposta chiara, scrive l'autore dell'analisi. Il motivo potrebbe essere che il Vaticano era insoddisfatto dei suoi uomini in Libano. Oppure è successo qualcosa che nessuno sa. Le fonti confermano che la Santa Sede, e ovviamente il Papa, certamente sono preoccupati per la sorte del Libano e seguono con interesse l'andamento della situazione. Il Vaticano si interroga sulla mancata attuazione da parte del governo delle riforme richieste fino ad oggi, sull'adozione del principio di trasparenza e sulla messa in atto di riforme serie e convincenti per frenare gli sprechi e la corruzione.
Il Santo Padre e la diplomazia della Santa Sede vivono con angoscia la realtà della crisi libanese che da molti anni colpisce principalmente i ceti sociali più poveri e anche quelli medi che ormai ingrossano una vasta maggioranza di impoveriti. L'analista di Al markazia sottolinea il sostegno del Vaticano ma, aggiunge, ora occorre migliorare l'autorevolezza e tempestività di questo importante aiuto.
 
In a time when the Orthodox Christian world is broken by schism—the schism over Ukraine being merely the most ulcerous—the recent death of Metropolitan Kallistos (Ware) of Diokleia (1934-2022) is perhaps one of only a few events that has managed to briefly unite the Orthodox world in a “bright sadness.” Memorial services were held by both Ecumenical Patriarch Bartholomew at the Phanar and at his death bed by prominent figures in the Russian Church (Moscow Patriarchate [MP]) who were his former students (Metropolitan Hilarion [Alfeyev] of Budapest and Hungary [MP] and Bishop Irenei [Steenberg] of London [ROCOR-MP]). Archbishop Nikitas of Thyateira and Great Britain, the Exarch or Representative of the Ecumenical Patriarch in the United Kingdom, followed Metropolitan Kallistos’ sickness closely and visited him repeatedly in his last years. With great pastoral discernment, Archbishop Nikitas quietly cooperated over a long period with local representatives of the Oxford Russian Parish and his own Oxford Greek Orthodox parish in planning the logistics of the memorials, liturgy, funeral, and interment in Oxford with the intention of emphasizing the Pan-Orthodoxy of the Metropolitan.

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ella notte tra il 6 e il 7 settembre, la missione di Chipene in Mozambico, avrebbe subito un attacco terroristico di matrice islamica. Gli attacchi degli estremisti, partiti dal nord del Paese, hanno raggiunto la missione gestita da religiosi friulani. Secondo le prime informazioni sono state bruciate tutte le strutture della diocesi. Si sono salvati don Loris Vignandel, 45 anni, originario di Corva e già parroco di Chions (Pordenone) e don Lorenzo Barro, che è stato rettore del seminario diocesano della città della Destra Tagliamento, mentre è stata uccisa suor Maria De Coppi, missionaria comboniana originaria di Vittorio Veneto.

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The archbishop spoke of how the theme of the WCC assembly—“Christ’s love moves the world to reconciliation and unity”—resonates with the theme of the Lambeth Conference of Anglican Bishops, held in August under the theme “God’s Church for God’s World.”
 
Aleppo (AsiaNews) – La Chiesa siro-ortodossa ha designato ufficialmente un nuovo arcivescovo ad Aleppo come successore di Yohanna Ibrahim, rapito il 22 aprile 2013 insieme all’arcivescovo greco-ortodosso Boulos Yaziji mentre rientravano dalla Turchia in Siria in uno dei momenti più bui della guerra. Di loro non si è più avuta alcuna notizia.
 
islamabad (Agenzia Fides) - Di fronte alla miseria e alla sofferenza causate dalle inondazioni e dalle forti piogge che hanno devastato parte del Paese (vedi Agenzia Fides 29/8/2022), la Famiglia Laica Camilliana (FLC) e i Camilliani in Pakistan, si sono immediatamente attivati per rispondere a questa crisi umanitaria.
A darne notizia all’Agenzia Fides p. Mustaq Anjum, missionario Camilliano di Islamabad, nelle diocesi di Hyderabad e Faisalabad, dove vivono le persone più emarginate e bisognose di sostegno.
P. Anjum, che è il facilitatore del programma di emergenza avviato dalla task force Camillian Disaster Service International (Cadis), ha spiegato che l'intervento mira a raggiungere un totale di 10.000 persone nelle parrocchie di St. Francis, St. John Paul II e FC sisters.

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Eugenio Bonanata – Città del Vaticano
 
Eminenza, il beato Giovanni Paolo I parla ancora oggi al mondo segnato dalla guerra. “Vogliamo la pace” disse nel suo primo messaggio Urbi et Orbi e all’Angelus chiese di pregare per la pace in Medio Oriente. La Chiesa dice no ad ogni violenza, da qualsiasi parte arrivi.
 
Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 
 
Alessandro Guarasci - Rimini