Un segno di reciprocità e di dialogo

dialogo 2VIENNA, 28. Non una proclamazio-ne astratta della libertà religiosa, ma un segno concreto che apre nuovi orizzonti di reciprocità e di dialogo. Un’associazione musulmana a Vien-na, «Iniziativa musulmani liberali Austria» (Ilmoe), ha sollecitato la costruzione di una chiesa in Arabia Saudita, Paese dove la professione pubblica della religione cristiana è vietata. «Come l’islam in Europa, anche il cristianesimo deve veder ricono-sciuto il diritto alla libertà di cul-to», si legge in uno scritto dell’or-ganizzazione inviato all’ambasciato-re saudita a Vienna, Mohammed al-Salloum, citato dall’agenzia Apa. Il presidente dell’Ilmoe, Amer al-Bayati, ha chiesto al diplomatico un colloquio «per esporre le idee per la realizzazione del progetto». Il fatto che la professione pubbli-ca di fede cristiana in Arabia Saudi-ta sia vietata rappresenta «una vio-lazione eclatante del principio della libertà di confessione», scrive Baya-ti. Dal momento che l’Arabia Sau-dita sostiene massicciamente, anche finanziariamente, la costruzione di moschee e luoghi di culto in Euro-pa, la mancanza di libertà di reli-gione per i cristiani è fonte di «grande disappunto». L’organizzazzione aveva annunciato in primave-ra alle autorità saudite il permesso di costruzione di una chiesa dopo che il gran mufti saudita aveva chie-sto la distruzione di tutte le chiese cristiane nella penisola araba. Ilmoe aveva sottolineato che l’islam non vieta la costruzione di chiese cri-stiane. Nella Penisola arabica per i cri-stiani la vita non è facile, soprattut-to nei Paesi dove è proibito costrui-re chiese e celebrare la messa. Dal 2006 le autorità saudite si sono im-pegnate a garantire ai non musul-mani il diritto di pregare in privato, nelle loro case. Ma ai fedeli non musulmani continua a essere vietato pregare in pubblico. Vietate anche le conversioni dall’islam al cristiane-simo. Il 15 settembre prossimo a Riad, la capitale saudita, comincia il pro-cesso contro un cristiano libanese e un cittadino saudita accusati di aver fatto convertire al cristianesimo una ragazza, impiegata in un’agenzia di assicurazioni, che ora abiterebbe in Gran Bretagna. L’opinione pubblica saudita chiede che i due uomini sia-no puniti in modo esemplare per conversione forzata.

© Osservatore Romano - 29 settembre 2012