Non litigare sui morti
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- Creato: 17 Novembre 2012
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È scontro tra forze politiche a Bergamo per la possibilità di concedere alla comunità musulmana uno spazio per un cimitero islamico. Sulla questione è intervenuto anche il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, che in un’intervista a tutto campo al “Corriere della Sera”, si dice “assolutamente d’accordo” nello sbloccare la vicenda: “Definire le regole è comprensibile, nella logica delle cose. Ma le regole non devono diventare pretesti per vanificare l’obiettivo che si è condiviso”. Daniele Rocchetti, vice presidente Acli Bergamo, responsabile di “Molte fedi sotto lo stesso cielo”, invoca sulla questione un “confronto serio delle posizioni, non solo con la ripetizione di slogan facili e popolari. Non è così che si costruisce una sana democrazia. Tanto meno una democrazia inclusiva. E ancor meno una città in cui è bello e piacevole vivere. Questo modo di porre i problemi complica la vita di tutti noi. E la rende meno sicura, non di più”. Ma cosa si nasconde dietro il culto dei morti per i musulmani, Maria Chiara Biagioni, del Sir, lo ha chiesto a Paolo Branca, professore d’islamistica all’Università Cattolica di Milano.Perché non è possibile seppellire il fedele di religione musulmana in un classico cimitero municipale?
“Influiscono questioni di tipo più antropologiche e culturali che non strettamente religiose e la sepoltura dei morti è una delle più antiche usanze dell’umanità per cui ciascuno ha maturato le sue modalità e creato i suoi luoghi anche per tornare sul posto per la visita al proprio caro. Tutto questo fa parte di rituali antichissimi. Anche da noi il cimitero è sempre stato considerato terra consacrata e poi abbonda di simbologia cristiana. È vero che noi ormai ci siamo abituati in una società moderna e secolarizzata a dare sempre meno importanza a queste cose ma chi viene da un’altra società, più tradizionalista della nostra - e questo vale anche per i cristiani orientali - è ancora legato a forme rituali a cui noi diamo superficialmente uno scarso rilievo”.
Ma per un musulmano è così sconveniente e irrispettoso seppellire i propri cari in un cimitero cristiano?
“Tenga conto che addirittura sunniti e sciiti non condividono gli stessi cimiteri nei Paesi islamici. Quindi c’è questa idea dei morti che si mettono insieme in base alla loro appartenenza religiosa anche all’interno dell’Islam. So di casi qui in Italia: al cimitero di Lambrate, a Milano, è stata concessa un’area limitrofa al cimitero stesso, riservata ai musulmani e a fianco i musulmani hanno costruito una piccola moschea. È la moschea di Segrate che forse non tutti sanno che è una moschea funebre. Per cui non è necessario un cimitero nuovo: basta anche riservare uno spazio, senza infrastrutture”.
Perché il corpo viene messo in direzione di La Mecca?
“La Mecca - come tutti sanno - è il luogo dove in teoria ci si rivolge 5 volte al giorno per pregare e quindi, anche se non è una cosa di cui il Corano parla, il corpo viene leggermente girato su un lato con il volto diretto verso La Mecca. Generalmente il corpo non è messo in una cassa - sebbene in Italia, siano obbligati - e perché la terra non comprima il corpo, viene generalmente scavata una nicchia. Sono modalità di sepoltura sulle quali ovviamente si possono trovare compromessi e sulle quali esistono anche tradizioni diverse”.
Rimane il fatto che per i musulmani è un problema condividere spazi sacri con altri e che un luogo una volta preso dal musulmano è incedibile?
“Questo è smentito dalla realtà: il primo centro islamico a Milano in via Anacreonte era un seminterrato. Sono anni che lo hanno abbandonato per andare altrove e quel luogo è tornato a essere un magazzino. Sono cose che sì, storicamente sono anche avvenute però andare avanti a perpetuare questo sospetto sulla base di antichi conflitti, vuol dire non voler fare nessun passo avanti. La realtà è già molto oltre a tutti questi nostri pregiudizi. Ci sono storie d’integrazione riuscita che ovviamente non fanno notizia. Però se continuiamo a parlare di quei pochi e tragici casi in cui la cosa finisce male, si rischiano generalizzazioni pericolose. Sono un po’ scoraggiato di fronte a questa insistenza in chiave polemica e antagonista quando poi ci sarebbe tanto da imparare gli uni dagli altri nel fare un pezzo di strada insieme rispettando le differenze e senza accettare richieste eccessive”.
La questione poi ha spesso risvolti anche di tipo economico. Molti ritengono che il nostro Paese non è tenuto necessariamente a venire incontro con finanziamenti pubblici a tradizioni che non ci appartengono.
“È però un ragionamento parziale, perché molti di religione musulmana sono oggi cittadini italiani, hanno acquisito la cittadinanza e ci sono anche italiani che si sono convertiti. Non siamo più soltanto di fronte a una presenza sporadica ma a una seconda generazione d’immigrati musulmani che è nata qui, anche se la legge non la riconosce. Molti di loro poi a loro spese rimandano la salma in patria. Però credo anche che condividere la sepoltura sia una forma d’integrazione: andare negli stessi posti per lo stesso motivo, anche se gli spazi possono essere in qualche modo diversificati a seconda le esigenze di qualcuno”.
In un’Italia sempre più plurale questi problemi emergeranno sempre di più. Quale l’approccio migliore?
“Temo che quello che manca sia un’attrezzatura culturale che anche per quanto riguarda il cristianesimo sta scomparendo sempre di più. Insegno all’Università Cattolica e quando cito la Bibbia, i miei studenti cattolici non capiscono di cosa sto parlando”.
Che cosa vuole dire con questo?
“Voglio dire che ormai noi di cultura religiosa siamo quasi analfabeti per cui la richiesta di un altro se valutata pacatamente e condivisa con la popolazione può far riflettere su cose che noi abbiamo completamente dimenticato. C’è una simbologia religiosa che non ci è estranea, perché in fondo l’Islam proviene dallo stesso ceppo dell’ebraismo e del cristianesimo e tutto questo diventa un’occasione perduta per conoscersi e rispettarsi. Mettersi a litigare anche sui morti poi, credo sia veramente poco confortante”.
© www.agensir.it - 16 novembre 2012