Per imparare a ricostruire dopo ogni distruzione
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- Creato: 18 Novembre 2012
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BUENOS AIRES, 15. Sei candele, acce-se per ricordare, nell’ordine, i so-pravvissuti alla Shoah, il milione e mezzo di bambini uccisi, le vittime adolescenti, le organizzazioni impe-gnate nel mantenere viva la memoria degli eccidi nazisti, gli intellettuali, gli artisti e i commercianti assassinati per il solo fatto di essere ebrei, la condivisione della tragedia da parte dei rappresentanti di altre religioni: è stata una cerimonia particolarmente sentita e commovente quella che si è svolta lunedì sera nella cattedrale di Buenos Aires, messa a disposizione dal cardinale arcivescovo Jorge Ma-rio Bergoglio per commemorare l’an-niversario della Kristallnacht(“notte dei cristalli”), il pogrom condotto dai nazisti nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia, durante il quale vennero distrutti 7.500 negozi, incen-diate quasi tutte le sinagoghe e de-portati nei campi di concentramento circa 30.000 ebrei. «In quell’epoca — ha detto il por-porato — molti si fecero distratti. Non solo uomini e donne si disinte-ressarono della propria carne nei campi di sterminio, ma interi Paesi, che per opportunismo politico guar-darono dall’altra parte, nonostante avessero mezzi a disposizione», co-me «quella potenza che aveva modo di accedere al campo di sterminio e non ebbe il coraggio di bombarda-re». Chiara allusione agli Stati Uniti e alla nota vicenda del mancato bombardamento di Auschwitz. «Chiedo perdono per il peccato di esserci disinteressati della nostra stes-sa carne — ha aggiunto il cardinale Bergoglio — che è quella dei nostri fratelli. Di fronte a ciò il mondo de-ve essere unito». Alla liturgia, organizzata dalla Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’arcidio cesi di Buenos Aires assieme alla B’nai B’rith argentina, ramo dell’antica or-ganizzazione ebraica internazionale, hanno partecipato rappresentanti evangelici-metodisti, luterani e pre-sbiteriani, oltre alla Confraternita ar-gentina ebraico-cristiana. Molti i ra-gazzi presenti, alcuni dei quali han-no acceso le candele della memoria. Per la comunità ebraica ha parlato il rabbino Alejandro Avruj, il quale si è detto profondamente colpito dalla cornice della cerimonia e dal testo condiviso con l’arcivescovo, De la muerte a la esperanza, scritto dal rab-bino León Klenicki e dal teologo Eugene Fischer e utilizzato come filo conduttore della serata. «Se dopo quattromila anni siamo qui, è perché abbiamo un messaggio da dare», ha osservato Avruj, spiegando che «a ogni distruzione si deve imparare a rispondere con una nuova costruzio-ne. Quando incendiarono le sinago-ghe, gettarono a terra i libri sacri, calpestarono e bruciarono i testi li-turgici del popolo ebraico che conte-nevano preghiere e poesie, il nostro modo di incontrarci con Dio». Uno dei momenti più significativi della commemorazione è stata la consegna al cardinale Bergoglio di una nuova edizione del S i d d u r, il libro quotidia-no di preghiere ebraiche, come sim-bolo dei testi distrutti nella «notte dei cristalli». L’incontro tra diversi modi di pen-sare, ideologie, religioni, stili di vita, rappresenta — ha sottolineato il rab-bino — la chiave per costruire la so-cietà in cui viviamo: «L’islam, il cri-stianesimo, il buddismo, l’evangeli-smo e noi della tradizione di Israele abbiamo numerosi spazi per parlare e per spiegare che coloro che affer-mano che è per colpa della religione che esistono le guerre sono profon-damente confusi. Serve più religione per portare più pace, ma la religione di cui si comprenda il messaggio».© Osservatore Romano - 16 novembre 2012