L'Onu sollecita un'inchiesta sull'uccisione di Gheddafi
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- Creato: 22 Ottobre 2011
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TRIPOLI, 22. Se la morte di Gheddafi doveva significare la fine della guerra e la rinascita della Libia, l'obiettivo è ancora molto lontano. Il colonnello divide anche da morto, innanzitutto per come è morto: giustiziato dopo esser stato catturato. Ma non solo: sul futuro della Libia l'Alleanza atlantica, riunita a Bruxelles per il Consiglio atlantico, ha faticato a prendere una decisione, con la Francia che voleva chiudere la missione e la Gran Bretagna che frenava. Solo nella tarda serata di ieri si è raggiunta un'intesa: la Nato, ha annunciato il segretario generale Anders Fogh Rasmussen terminerà le operazioni il prossimo 31 ottobre. "Il nostro dovere l'abbiamo fatto, ora tocca al Consiglio nazionale di transizione", ha detto Rasmussen. Ma la fine delle operazioni e la morte di Gheddafi rischiano di far esplodere anche nel Cnt le divisioni finora sopite dalla comune lotta di liberazione contro il regime. E il continuo rimandare di giorno in giorno l'annuncio della liberazione della Libia - avverrà, pare, domenica a Bengasi (e non a Tripoli) - ne è l'ennesima spia. Inoltre, dopo la diffusione dei video che mostrano Gheddafi chiaramente catturato da vivo e poi ucciso, le polemiche ruotano tutte attorno alla sua uccisione. Stessa sorte per il figlio Mutaissim catturato dai combattenti del Cnt e poi ucciso. L'Onu ha sollecitato un'inchiesta: "Ci sono quattro o cinque versioni diverse. C'è bisogno di un'indagine", ha detto ieri a Ginevra, il portavoce dell'alto commissario, Rupert Colville. Gli Stati Uniti hanno chiesto "trasparenza" al Cnt, auspicando "un trattamento umano per i prigionieri", mentre la Russia, che parla di gravissima violazione della convenzione di Ginevra, ha attaccato duramente la Nato che, ha accusato il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, ha bombardato un convoglio che "non rappresentava una minaccia per nessuno". La Russia ha inoltre chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di mettere fine alla no-fly zone in Libia dopo la morte di Gheddafi.Anche l'autopsia compiuta sul corpo del colonnello ha confermato che è stato ucciso con un colpo alla testa. In attesa di ulteriori accertamenti comunque - test del dna compreso - quello che per 42 anni è stato il capo indiscusso della Libia ora giace in una cella frigorifera in un vecchio mercato di Misurata. E non si sa ancora né quando né dove sarà seppellito. Di certo, ha assicurato il Cnt, verrà rispettato il rito islamico. Ma per chiudere definitivamente con il passato e il clan Gheddafi, resta ancora un tassello fondamentale: Saif Al Islam, il figlio prediletto, diventato braccio destro di Gheddafi, la cui cattura, ancora una volta, è avvolta nel giallo. Nel giro di poche ore è stato dato per morto, catturato, ferito, nuovamente morto e nuovamente catturato. Ma non si hanno conferme e la Nato ha riferito ieri sera di non sapere che fine abbia fatto. Oltre a chiudere la partita con il clan, il premier Jibril e il suo Governo dovranno affrontare non pochi problemi nel dopo-Gheddafi. Risolvere le divisioni interne, prima di tutto ma anche rispondere alle aspettative di quei Paesi che, dopo l'appoggio incondizionato, ora presentano il conto.
(©L'Osservatore Romano 23 ottobre 2011)