La pace e la responsabilità dell’uomo
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- Creato: 24 Dicembre 2011
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ISTANBUL , 24. «Cominciamo da quest’anno a vivere il Natale come piace a Dio, datore di ogni bene, per vivere sulla terra e dentro i nostri cuori la pace incomparabile e la benevolenza piena d’amore di Dio per noi. Facciamoci persone in comunione d’amore con Dio e con il prossimo, trasformandoci da individui in persone. Gettiamo la maschera dell’uomo egoista, che vive separato da Dio, dai propri simili, dal suo prossimo». È l’invito contenuto nel messaggio di Natale del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, il quale ricorda come «la sola via di salvezza dalle crisi belliche, economiche e di ogni natura è il nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha assicurato che lui stesso è la Via, la Verità e la Vita». Bartolomeo lancia un appello ai fedeli affinché compiano il proprio destino, «che è somiglianza a Dio», attraverso una fede concreta in lui, e divengano «compartecipi dell’annuncio angelico verso l’umanità che soffre ed è incapace di trovare, con i mezzi di cui si serve, la pace e la buona volontà». Purtroppo — spiega il Patriarca — la grande maggioranza degli uomini non comprende appieno il senso del Natale e «si domanda se veramente oggi si renda gloria a Dio, perché si debba farlo, dove si possa trovare sulla terra la pace annunciata e per quale ragione l’umanità odierna debba vivere con benevolenza». Di conseguenza, la maggioranza degli uomini «non glorifica Dio né con le opere né con le parole e alcuni di essi mettono anche in dubbio la stessa esistenza di Dio e la sua presenza nella loro vita. Sono certamente molti — si legge nel messaggio — coloro che danno a Dio la responsabilità per quanto di spiacevole accade nella loro vita. Ma quelli che si adirano in tal modo contro Dio sbagliano, poiché il male non deriva da lui». Al contrario, «l’incarnazione, per amore verso l’uomo, del Figlio e Verbo di Dio, così come ciò che è seguito alla sua crocifissione e resurrezione rinnovano il fedele all’antica bellezza e gli donano la vita eterna e la pace». In quale stato si trova la pace sulla terra «quando quasi la metà del pianeta è in guerra o sta preparando la guerra?», si chiede il Patriarca ecumenico. Troppa gente è «attratta dai tamburi di guerra e quasi si irrita a udire la promessa di una vita di pace»; non solo «gli zeloti dei conflitti armati ma soprattutto coloro che trasformano la nobile competizione in conflitto e assalto ai loro simili, e che cercano l’annientamento dell’avversario». La guerra è vissuta come «realtà tra i membri di gruppi sociali e schieramenti contrapposti, di ogni tipo, etnici, sindacali, economici, ideologici, religiosi, sportivi, e l’animo di ciascuno ha spirito guerriero anziché pacifico, come dovrebb e». Il «dolce annuncio degli angeli “pace sulla terra” — conclude Bartolomeo — è innanzitutto una promessa di Dio, ovvero che, se gli uomini seguiranno la strada indicata loro dal Bambino che nasce, otterranno la pace interiore e la convivenza pacifica ».© Osservatore Romano - 24 dicembre 2011
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2011 Patriarchal Christmas Encyclical