George Alencherry: "Basta il Vangelo. Oltre l’eurocentrismo"
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- Creato: 22 Febbraio 2012
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Gianni ValenteTra i cardinali creati al Concistoro di sabato scorso la figura di Sua Beatitudine George Alencherry, Arcivescovo maggiore della Chiesa siro-malabarese, si distingue per più di un motivo. È il capo di una Chiesa cattolica di rito orientale robusta e fiorente. Una Chiesa apostolica, germinata dalla predicazione di San Tommaso apostolo, che non ha mai interrotto i rapporti di comunione coi successori di Pietro.
Nella lista di nuovi cardinali, a forte prevalenza curiale e italiana, la presenza di Alencherry - insieme a quella del nuovo cardinale cinese John Tong - ha rappresentato il segno più eloquente della perdurante universalità della Chiesa cattolica, messa in ombra secondo molti osservatori da pulsioni “eurocentriche” sempre più forti.
Cosa rappresenta per la Chiesa siro-malabarese la sua cooptazione nel Collegio cardinalizio?
Con la mia nomina il Papa vuole esprimere la partecipazione della Chiesa siro-malabarese nella missione universale della Chiesa, non solo de facto ma anche de jure. Da ora, come membro del collegio cardinalizio, sono tenuto a cooperare più strettamente con il Papa e con la sua guida della Chiesa, in obbedienza e lealtà.
Insomma, è anche il segno che la Chiesa cattolica non si riduce ai confini della Chiesa latina.
Più che un segno, è il riconoscimento di un fatto. La Chiesa cattolica è comunione di diverse Chiese particolari. Ci sono ventidue Chiese orientali, che in comunione con la Chiesa latina compongono la Chiesa universale.
Negli ultimi tempi questo orizzonte universale sembra rattrappirsi. C’è che vede la Chiesa “auto-occupata”, tutta ripiegata su problematiche di gestione interna. Le cose stanno così?
È doveroso preoccuparsi per i problemi interni della Chiesa. Se la Chiesa è la casa di Cristo, questo si vede anche dalla comunione e dall’unità che vi regna. L’importante è che la nostra sollecitudine abbia come unico criterio il Vangelo. Questo impedisce di isolarsi e consente di farsi carico anche dei problemi del mondo. Queste cose – il permanere nella fede che rende viva la Chiesa e la testimonianza nel mondo – dovrebbero procedere in parallelo.
Eppure, a prendere la scena, soprattutto a livello mediatico, sono le lotte e le manovre all’interno dei Palazzi vaticani. Come valuta il ruolo esercitato dalla Curia romana?
I conflitti, i contrasti e le incomprensioni possono sempre avvenire. Sono legati alla natura umana. Può accadere ora ciò che già è accaduto in passato. Il problema è affrontare anche queste cose alla luce del vangelo. La funzione di amministrazione e di governo deve essere un servizio esercitato nella comunione e a vantaggio di tutta la Chiesa. Quando ci sono problemi, conflitti e fallimenti umani, bisogna ricordare anche che la Curia è un organismo composto da vari dicasteri, i quali devono coordinarsi per operare collegialmente al servizio del Papa.
Cosa l’ha colpita delle parole dette dal Papa nei giorni del Concistoro?
Il Papa ha indicato la vera attitudine che ogni vescovo e cardinale o chiunque riveste incarichi nella Chiesa dovrebbe avere. Siamo servi. Servitori della Chiesa e anche della società umana. E quelli chiamati a compiti particolari di responsabilità dovrebbero essere più umili degli altri. I vescovi più umili dei preti, i cardinali più umili dei vescovi. Il Papa in questo è un esempio per tutti. Basta guardare l’umiltà e la pazienza con cui affronta le situazioni.
C’è che dice: i discorsi del Papa sono cose spirituali, volano alto. La realtà è un’altra.
Quello che dice il Papa coincide con quanto Dio stesso desidera riguardo al nostro ufficio. Ce lo ha detto Gesù. Non sono solo belle parole, non sono una teoria. Nella Chiesa anche l’esercizio dell’autorità non può avvenire secondo le dinamiche del potere mondano.
Si sentono in giro chiacchiere da pre-Conclave. Secondo alcuni report, al Concistoro qualche cardinale parlava del prossimo Papa… Lei che dice?
Dico che bisogna lasciare tutte queste cose alla provvidenza di Dio. È Lui che governa la Chiesa.
In questi giorni, proprio mentre Lei era a Roma, è esplosa la tensione tra India e Italia per la vicenda dei due soldati italiani accusati di aver ucciso due pescatori del Kerala.
Sono dispiaciuto per quella tragica vicenda. Io non so esattamente cosa è accaduto in mare. Forse c’è stato un fraintendimento, una incomprensione, un giudizio sbagliato, errore umano. Dei pescatori sono stati scambiati per pirati. E il fatto ha suscitato molta emozione. Tanti chiedono che i due accusati siano processati e puniti. Lì le cose stanno montando. Giustizia e verità devono fare il loro proprio corso. Spero che la pace e l’armonia siano mantenute in India e tra le due nazioni.
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 22 febbraio 2012