Digiuno per la pace in Terra Santa
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- Creato: 22 Febbraio 2012
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GERUSALEMME, 22. Digiunare per la pace in Terra Santa. È l’invito lanciato dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, nella sua lettera per la Quaresima 2012, diffusa lunedì 20, e intitolata Penitenza per il Regno e per la pace. «In Terra Santa e nel resto del Medio Oriente, soffriamo ancora per le violenze e i conflitti. La pace è una delle più grandi grazie che il Signore accorda all’umanità», scrive il Patriarca, che sottolinea come «il Signore ci chiede di lavorare per la pace. Ed è questa pace che vogliamo realizzare con la preghiera, la penitenza e il digiuno». Nella lettera Twal ricorda quanto prescritto dalla Chiesa in materia di astinenza e digiuno durante il periodo quaresimale. Tuttavia, sottolinea che, oltre a ciò, «c’è anche il digiuno “spirituale”, ancor più gradito al Signore, che consiste cioè in un digiuno dei sensi, per non peccare “in parole, opere e omissioni”». E suggerisce che «per promuovere un clima di raccoglimento e di preghiera, sarebbe conveniente anche evitare o ridurre gli spettacoli mondani, specie del piccolo schermo e internet». Tra le piccole rinunce anche quelle alle «pietanze troppo prelibate», alle bevande alcoliche e al fumo. Non si tratta, però, di rinunce fine a se stesse. «Noi non digiuniamo per digiunare. Noi digiuniamo per imitare Cristo, per sentire vicino coloro che hanno fame e sete. Come dice il Prefazio IV di Quaresima: “Con il digiuno quaresimale tu vinci le nostre passioni, elèvi lo spirito, infondi la forza e doni il premio”». Infatti, «il Signore non aveva bisogno di fare digiuno, così come non aveva bisogno di essere battezzato da Giovanni. Lo fece per amore nostro, per mostrarci fino in fondo la sua solidarietà e per indicarci il cammino di salvezza insieme a Lui. Per noi, infatti, la penitenza, il digiuno, la riconciliazione, insieme alla preghiera e all’elemosina, sono indispensabili per espiare i nostri peccati. In questo senso, nel Salvatore che digiuna possiamo trovare un meraviglioso esempio per noi». Quest’anno, sottolinea inoltre il Patriarca, «la nostra Quaresima è posta tra due sinodi episcopali di estrema importanza, quello dell’anno scorso, per i cristiani del Medio Oriente, e il prossimo, dedicato alla nuova evangelizzazione. Come per l’ecumenismo, questo movimento di avvicinamento in vista dell’unità dei cristiani, è innanzitutto la “conversione del cuore” che, per grazia di Dio, è la chiave per risolvere problemi ritenuti irrisolvibili e per porre fine a ostilità che sembrerebbero interminabili e irrimediabili». Infatti, «la conversione consiste nel capire che “l’uomo non vive di solo pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo , 4, 4)». In questa prospettiva il Patriarca s’interroga se non sia «forse giunto il momento per i popoli della nostra regione, costantemente in conflitto, di “r i t o r n a re ” al Signore, vivendo i Dieci Comandamenti, in particolare il rispetto della vita, della proprietà e dei diritti delle persone? Non sarebbe forse questa la soluzione, una “metanoia”, una rivoluzione, un cambiamento radicale, ove il bene delle nazioni e dei popoli sostituisca gli interessi di alcuni “grandi” a scapito dei loro popoli?». Il presule è ben consapevole che la proposta del digiuno avviene in una congiuntura particolare, in un momento di grave crisi internazionale. «In mezzo a difficoltà e avversità, dobbiamo agire con saggezza e aiutarci gli uni gli altri. Nel corso della crisi finanziaria mondiale, il Papa ha dichiarato senza esitare che chi costruisce sul denaro costruisce sulla sabbia. Il Santo Padre a più riprese ha evidenziato che la crisi fondamentale è una crisi di valori, è una crisi etica, che fa seguito a una crisi di fede». Di qui l’invito a digiunare per la pace. E la sottolineatura dell’importanza dell’elemosina e delle opere di carità. «Suggeriamo di offrire ai poveri e a un progetto importante della nostra diocesi i frutti dei nostri sacrifici e delle nostre rinunce. Vorrei proporre, in particolare, di destinare tali offerte per la costruzione della chiesa del Battesimo del Signore, e dell’annesso convento, al di là del Giordano».
© Osservatore Romano - 22 febbraio 2012