Protagonisti nella sfera pubblica
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- Creato: 09 Marzo 2012
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STRASBURGO, 8 . «Visto che il terreno è ormai sgomberato dagli assolutismi ideologici, il momento è giunto di scegliere l’amore. La verità cristiana non può allearsi a forme violente di potere; non può dare spazio al fanatismo, all’integrismo o al fondamentalismo sviato. La città dell’uomo non è unicamente costituita da rapporti di diritti e di doveri, ma ancora di più, e prima di tutto, da relazioni gratuite, di misericordia e di comunione. La carità non esiste mai senza la giustizia, ma supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono». È un passaggio dell’omelia che monsignor Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, ha tenuto ieri durante la “messa per l’E u ro p a ”, celebrata a conclusione dell’incontro a Strasburgo dei presidenti delle Conferenze episcopali del sud-est Europa, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’E u ro p a (Ccee) in collaborazione con la Missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’E u ro p a . All’incontro hanno partecipato, fra gli altri, esponenti degli episcopati di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio e degli episcopati di Grecia, Romania e Turchia. La celebrazione è stata presieduta dall’a rcivescovo di Strasburgo Jean-Pierre Grallett. «L’incontrarci in comunione nella cattedrale è un segno di speranza per la nostra Europa che soffre la crisi e rischia di non vedere più il Cielo aperto sui propri Paesi e sui propri popoli», ha detto monsignor Giordano a margine della messa, alla quale hanno preso parte anche numerosi rappresentanti delle istituzioni civili europee per elevare assieme «una grande preghiera per l’Europa e per tutti coloro che sono diretti protagonisti della sua costruzione, dando testimonianza del posto di Dio nella sfera pubblica». «Il serpente delle origini — è un altro passaggio dell’omelia — ha spinto Adamo ed Eva e spinge anche oggi l’Europa sulla strada della autonomia, della separazione dal Padre per cercare di realizzarci e salvarci da soli. Ma la solitudine è triste e non ci conduce da nessuna parte. La libertà da sola, concepita in modo individualista, non è capace di salvarci». Dunque, «chi ha la responsabilità del potere è una persona chiamata a mettersi al servizio innanzitutto della verità, del bene, della bellezza. Chi ha il potere non è padrone che decide del bene e del male, del vero e del falso, del brutto e del bello, ma è a servizio della realizzazione del “Bene”, del “Ve ro ”, del “Bello”». Tra gli obiettivi indicati durante l’incontro di Strasburgo c’è soprattutto l’invito a un maggiore presenza nella vita pubblica. È importante che i cristiani — ha spiegato monsignor Giordano — «siano là dove si prendono delle decisioni a livello europeo. E quindi l’obiettivo è di conoscere meglio le istituzioni europee, di mostrare loro il nostro interesse e la nostra presenza e acquistare una nuova competenza da poter poi trasmettere ai popoli e alle comunità, affinché i laici diventino protagonisti di questa costruzione europ ea». L’esigenza è stata ribadita anche da padre Duarte Nuno Queiroz de Barros da Cunha, segretario generale del Ccee. «La questione — ha affermato — è politica, ma ancora prima è pre-politica, culturale, perché riguarda il significato della vita personale e sociale, e quindi i fondamenti della convivenza umana». Come Chiesa, «siamo sicuramente coinvolti, obbligati a essere protagonisti ». L’interesse verso il Consiglio d’Europa, ha concluso, è dettato dal fatto che «qui si definiscono linee e quindi si fa cultura, modo di pensare che dopo diventa legge e proposta educativa per tutti i giovani». Varie le questioni affrontate per l’occasione, tra cui quella del riconoscimento giuridico delle comunità cattoliche nei Paesi europei dove sono minoranze. «Le Chiese cattoliche chiedono — ha evidenziato il segretario del Ccee — che siano riconosciute come personalità giuridiche così che possano meglio svolgere la loro missione con tranquillità e con pari dignità che godono nei rispettivi Paesi le altre realtà religiose».© Osservatore Romano - 9 marzo 2012