
DAMASCO, 27. Sono i bambini le prime vittime del turbine di violenza che attraversa la Siria. È passato più di un anno da quando è iniziata la rivolta contro il regime, nel corso della quale, secondo i dati delle Nazioni Unite, sono morte oltre ottomila persone; tra esse centinaia di bambini, i quali purtroppo non sfuggono a torture e massacri. Di recente, per esempio, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia ha denunciato l’assassinio di bimbi e di donne nel villaggio di Karm el Zaitun, a Homs. Ma le ferite fisiche non sono le uniche a segnare questi piccoli; la violenza li colpisce anche psicologicamente. A causa dei bombardamenti nel distretto di Hims, almeno diecimila persone continuano a cercare rifugio nei Paesi limitrofi, specialmente in Libano. Così, senza evidentemente comprendere quello che sta accadendo nella loro terra, i bambini siriani si sono trasformati in vittime di un conflitto che ha già lasciato segni indelebili. La maggior parte dei profughi non dispone delle risorse sufficienti per affrontare le spese per un’abitazione, per l’elettricità, il cibo, gli abiti e i prodotti per l’igiene personale. Gli aiuti che ricevono riescono a malapena a soddisfare le necessità basilari, evidentemente maggiori nel caso dei bambini, che necessitano di latte, biancheria, vestiti e alimenti con alto contenuto proteico. I lutti si uniscono a una crisi economica crescente che rende sempre più urgente l’assistenza di base a migliaia di persone. Per questo la rete delle Caritas si è già da tempo attivata, unendosi alla voce del Papa e di tutte quelle istanze internazionali che hanno chiesto la fine delle violenze. In particolare Caritas Siria sta facendo il possibile in favore di molte famiglie, distribuendo aiuti a centinaia di famiglie di Homs e Aleppo. Per questi primi interventi, la Caritas italiana ha messo a disposizione un contributo di 30.000 euro. Anche le Caritas della regione fanno fronte al continuo afflusso di profughi: oltre 5.000 sono arrivati in Giordania, 20.000 in Libano e 14.000 in Turchia. Specialmente in Libano è in corso una vera e propria «emergenza umanitaria». Il problema però — si sottolinea in un comunicato di Caritas italiana — «va inquadrato nella situazione generale del Medio Oriente» con la presenza di centinaia di migliaia di profughi iracheni accolti da anni in Siria e in Giordania. Negli ultimi mesi circa 15.000 siriani sono fuggiti in Giordania e 5.000 in Libano, insieme a molti iracheni, costretti così a fuggire una seconda volta. Senza dimenticare gli almeno quattro milioni di palestinesi nei vari Paesi dell’area e i gruppi di africani dispersi nel Sinai. È del 20 marzo scorso la denuncia degli ordinari cattolici di Terra Santa che parlano di una situazione «orribile» di questi profughi, soprattutto eritrei. Il Medio Oriente, teatro di continue violenze e di scontri sempre più cruenti, è ormai un immenso campo profughi con gruppi di varie nazionalità che si spostano in cerca di salvezza. In tale contesto, le autorità delle varie denominazioni cristiane (in Siria vive circa un milione e mezzo di cristiani, il 10 per cento della popolazione) manifestano dolore e impotenza. Anche perché Governo e opposizione hanno finora rifiutato le proposte di cessare il fuoco e le migliaia di morti che si contano non sono stati sufficienti nemmeno a dichiarare una tregua. Così le Caritas del Medio Oriente sono chiamate a rispondere a una continua, crescente domanda di aiuti. E Caritas italiana, assieme all’intera rete internazionale, «rinnova vicinanza e sostegno concreto per consentire la prosecuzione di interventi in favore di sfollati e profughi » . Per il nunzio apostolico in Siria, arcivescovo Mario Zenari, che nei giorni scorsi ha partecipato a un incontro interreligioso nella chiesa di San Cirillo a Damasco, «è urgente pregare per tutte le vittime del conflitto » e «dare una svolta sul piano umanitario»: troppa gente sta soffrendo e, in zone come Homs, è impossibile perfino compiere opere di misericordia come seppellire i morti. In tal senso, monsignor Zenari valuta positivamente il documento dell’Onu sul conflitto in Siria: «È molto buono nei contenuti e va appoggiato in pieno perché è urgente porre fine alla violenza».
© Osservatore Romano - 27 marzo 2012