È appeso al legno colui che ha appeso la terra sulle acque
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- Creato: 06 Aprile 2012
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di MANUEL NIN Nella tradizione bizantina, il Venerdì santo come nella vigilia di Natale e in quella dell’Epifania, le «piccole ore» di prima, terza, sesta e nona diventano Grandi ore, chiamate anche Ore regali. La loro struttura normale — preghiere iniziali, tre salmi, tropari e preghiere conclusive — viene arricchita con salmi, tropari propri e tre letture: una profezia dell’Antico Testamento, un brano delle lettere paoline e una pericope evangelica.
La scelta dei salmi e della lettura profetica risponde a una lettura cristologica di questi testi inserita nel mistero della nascita di Cristo, della sua manifestazione nel Giordano e della sua morte sulla croce. All’ora di nona di questi tre giorni troviamo un tropario che riassume la teologia della festa, mentre i testi biblici avvicinano il mistero di Dio ineffabile ed eterno, il suo farsi uomo e il suo abbassarsi, a causa del suo amore immenso verso l’uomo: «Oggi è appeso al legno — recita quello del Venerdì santo — colui che ha appeso la terra sulle acque. Oggi il re degli angeli è cinto di una corona di spine. Oggi è avvolto di una finta porpora colui che avvolge il cielo di nubi. Riceve uno schiaffo, colui che nel Giordano ha liberato Adamo. È inchiodato con chiodi lo Sposo della Chiesa. È trafitto da una lancia il Figlio della Vergine. Adoriamo, o Cristo, i tuoi patimenti! Mostraci anche la tua gloriosa risurrezione ». Il tropario del Venerdì santo, come quello della vigilia di Natale, si divide in due gruppi di tre versetti più uno conclusivo. Il testo inizia con la parola «oggi», termine che gli dà forza e attualità, facendone quasi un’epiclesi sulla Chiesa stessa e rendendo presente il mistero che si celebra e si vive. Le immagini che troviamo sono volutamente parallele e complementari. Ognuna delle frasi contrappone aspetti cristologicamente molto contrastanti, per sottolineare da una parte le due nature di Cristo, quella divina e quella umana, e dall’altra il mistero della sua Incarnazione: «Oggi è appeso al legno colui che ha appeso la terra sulle acque». La terza frase accosta il vangelo di Matteo (27, 28) e la profezia di Isaia (63, 1-6): «Oggi è avvolto di una finta porpora colui che avvolge il cielo di nubi». Gli altri versetti continuano a elencare il mistero dell’economia di Dio nel suo amore verso l’uomo. Colui che salva e libera l’uomo, ne riceve anche uno schiaffo. Il tropario si serve anche dell’immagine sponsale applicata a Cristo e alla sua Chiesa e questo riferimento si inserisce nel contesto sponsale che ricorre nel corso di tutta la Settimana santa: Cristo che prende la Chiesa come sposa, nella camera nuziale che è la stessa Croce. L’ultimo versetto dei due tropari è una conclusione quasi dossologica: adorando il mistero della nascita e quello della Croce di Cristo, la Chiesa contempla quello che ne diventa il compimento: la manifestazione (Epifania) e la risurrezione (Pasqua). Il rapporto stretto tra Natale di Cristo e la sua gloriosa Passione, ce lo danno questi due testi, e anche la stessa iconografia del 25 dicembre dove troviamo, e in tutte le tradizioni cristiane dall’Oriente all’Occidente, il Bambino neonato, fasciato, messo già in un sepolcro.
© Osservatore Romano - 6 aprile 2012