Il Vangelo in un mondo che geme
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- Creato: 04 Maggio 2012
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NEW DELHI, 2. «Diventare agenti di giustizia e pace»: è l’indicazione per i cristiani ribadita dal segretario generale del World Council of Churches (Wcc-Consiglio ecumenico delle Chiese-Cec), Olav Fykse Tveit, nell’ambito di un intervento svolto all’assemblea del National Council of Churches in India (Ncci), conclusasi recentemente a Bangalore. Sullo sfondo di «un mondo che geme » per le sue sofferenze, il rappresentante dell’organismo ecumenico, che raggruppa oltre trecento comunità in tutto il mondo, ha in particolare richiamato l’impegno in vista della prossima assemblea generale del Wcc, che si svolgerà nel 2013 a Busan, in Corea del Sud, che avrà proprio i temi della pace e della giustizia al centro delle riflessioni. «Il dono del Vangelo» ha spiegato Tveit, non è dato ai cristiani «in un mondo virtuale o astratto» ma «è dato dove siamo, dove ti trovi, in un mondo che geme». Il Vangelo, ha aggiunto, «appartiene a questa realtà. Il Vangelo mostra che il mondo non è privo di empatia, non è solo, non è dimenticato da Dio, quando si dibatte nel suo dolore, gemendo per la redenzione». Il segretario generale del Wcc ha ricordato diverse realtà di violenze, violazione dei diritti e discriminazioni, citando ad esempio il Vicino Oriente e l’India, in quest’ultimo caso soprattutto per quanto riguarda la situazione dei dalit e delle popolazioni indigene che subiscono emarginazione per il sistema delle caste. «La Chiesa, ovunque sia, in India o altrove — ha osservato Tveit — segue le orme dell’apostolo Tommaso, solo quando è disposta a toccare la realtà di chi soffre, di chi geme, toccando anche le loro ferite. Il Vangelo può toccare ognuno e ogni situazione. Non c’è niente e nessuno intoccabile alla luce del Vangelo». Dunque, ha proseguito, «è solo in questa realtà e quando facciamo nostra questa realtà che possiamo essere Chiesa e dare una vera testimonianza della speranza che conosciamo in Gesù». Il segretario generale del Wcc ha quindi richiamato i cristiani a dare nuovo slancio alla testimonianza di pace e giustizia. «La Chiesa cristiana non è potente per le istituzioni, i mezzi, i titoli, i privilegi o qualcosa di simile — ha evidenziato Tveit — ma è potente perché porta una speranza di vita nuova al mondo». Attraverso «la nostra comunione» ha concluso «possiamo dare un segno di questa speranza di giustizia e di pace. Il mondo ha bisogno di questo dono. Non siete soli. Il Dio della vita, ci conduce alla giustizia e alla pace». In un precedente intervento, il rappresentante dell’organismo ecumenico, parlando proprio del tema dato all’assemblea di Busan, «Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace», aveva osservato che «il Dio della vita è un Creatore che ci conduce alla giustizia, alla virtù, alla verità, alla grazia e alla pace del Cristo risorto». Introducendo l’assemblea dello Ncci, il presidente, il vescovo metodista Taranath S. Sagar, aveva affermato che «tutta la creazione di Dio vive con la speranza di un mondo nuovo».© Osservatore Romano - 2- 3 maggio 2012