
ROMA, 28. Un nuovo orizzonte. Un passo che apre all’ortodossia nuove possibilità di sviluppo pastorale. Con questi sentimenti la Chiesa ortodossa russa ha accolto il formale riconoscimento del suo stutus giuridico da parte dello Stato italiano. La scorsa settimana infatti — secondo quanto riferito dal sito del Patriarcato — il segretario dell’amministrazione, il rettore della chiesa romana di santa Caterina, ieromonaco Antony (Sevryuk), ha ricevuto la documentazione in cui figura il legale riconoscimento delle parrocchie legate a Mosca. Secondo il vescovo Nestor (Sirotenko), titolare della diocesi ortodossa russa di Chersoneso, alla quale fanno capo anche le chiese russe in Italia, tale atto apre all’ortodossia russa nuove possibilità: giuridiche e pastorali. «Adesso potremo firmare contratti di locazione ». Non solo, viene anche sottolineato che in qualità di persona giuridica la Chiesa ortodossa russa potrà acquistare beni e terreni, essere parte in causa nei procedimenti giuridici, avere proprie fonti di reddito e persino chiedere sovvenzioni statali. E potrà anche, per esempio, dal punto di vista pastorale, prestare assistenza religiosa nelle carceri. Si tratta di un provvedimento atteso e auspicato da tempo. Anche perché, secondo alcune stime, in Italia sono presenti circa un milione di persone che si considerano figli spirituali della Chiesa ortodossa russa. Una comunità che può contare su una cinquantina di parrocchie, le cui necessità pastorali sono in continua espansione per via del continuo flusso di immigrati dall’est europeo. Il sito «La voce della Russia» riferisce la testimonianza di padre Vladimir Kuchumov, che presta il suo servizio in Italia ormai da dieci anni, riguardo le notevoli difficoltà che il religioso ha dovuto affrontare. «Quando ero rettore della Chiesa russa di Napoli, non potevo entrare nelle carceri, dove, purtroppo, ogni tanto finiscono anche dei nostri connazionali. Adesso nessuno può impedirmelo, se si tratta di credenti ortodossi». Attualmente, padre Vladimir è rettore della celebre Chiesa russa di Bari. All’inizio di quest’anno la chiesa, dedicata a san Nicola, è stata definitivamente restituita al Patriarcato di Mosca. Il processo di restituzione era iniziato ancora alla metà degli anni Novanta del secolo scorso. La chiesa di san Nicola, infatti, venne costruita a Bari con i fondi raccolti tra i credenti russi all’inizio del XX secolo. Successivamente, dopo la rivoluzione del 1917, le autorità sovietiche dovettero rinunciare al complesso ecclesiastico. Adesso, racconta ancora padre Vladimir, la chiesa è frequentata non solo dagli ortodossi russi, ma è diventata anche un punto di riferimento per gli altri credenti ortodossi e per i tanti cattolici, che, in spirito ecumenico, coltivano l’interesse per la tradizione spirituale orientale. In Italia quella ortodossa è ritenuta la terza comunità religiosa più grande. La storia della Chiesa ortodossa russa in Italia risale alla fine del Settecento. Nel 1797 a Torino, e due anni dopo a Napoli, venivano aperte le prime chiese russe. Adesso nel territorio italiano ci sono più di cinquanta parrocchie e congregazioni legate al Patriarcato di Mosca.
© Osservatore romano - 28 29 maggio 2012