Il segreto delle vetrate di Annaba
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- Creato: 01 Giugno 2012
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di SILVIA GUIDI «Non si tratta solo di far rivivere un antico edificio; il progetto ha una grande valenza simbolica — monsignor Paul Desfarges, vescovo di Costantina-Ippona, ci tiene a far arrivare al suo interlocutore questo messaggio: il restauro della basilica di Sant’Agostino ad Annaba, non è qualcosa che riguarda solamente la comunità cristiana locale. «Agostino fa parte della storia pre-islamica degli algerini che si riconoscono nel significato di amore e accoglienza che ancora trasmette». Come è già successo nel caso di Notre-Dame d’Afrique nella capitale — spiegava monsignor Desfarges a Melanie Matarese di «Témoinage chrétien» in un’intervista pubblicata il 15 marzo scorso — i lavori di restauro hanno visto lavorare insieme francesi e algerini, uniti nel realizzare un progetto comune. La chiesa, costruita sulla collina che sovrasta le rovine della sede vescovile di sant’Agostino, è stata consacrata nei primi del Novecento e il suo stile arabo-moresco e romano-bizantino, creando un insieme armonioso, vuole essere segno della dimensione universale del Padre della Chiesa a cui è dedicata. Per questo, del progetto di ristrutturazione hanno voluto farsi carico autorità pubbliche algerine e francesi, diverse istituzioni, ordini religiosi, diocesi e numerosi benefattori. «La basilica di Nostra Signora dell’Africa di Algeri ora risplende — conferma nel suo blog padre Silvano Zoccarato, missionario del Pime nell’oasi algerina di Touggourt dal 2006 — e continua ad accogliere fedeli, pellegrini, visitatori e anche molte donne musulmane in preghiera, particolarmente devote alla Vergine. La gente è generosa, e vuole la chiesa ancora bella, aperta, accogliente. Non è considerata un museo, ma luogo di silenzio e di preghiera per sentire ancora vicino il grande antenato». Poco lontano le piccole sorelle dei poveri ospitano persone anziane e bisognose. Spiega Zoccarato: «Con l’aiuto dell’amministrazione di Annaba e di altri benefattori privati, algerini, francesi e di varie parti del mondo, anche le magnifiche vetrate riprendono armonia, colore e luce viva. Vi pregano e animano le liturgie, i padri agostiniani che assicurano accoglienza di turisti e di pellegrini. Benedetto XVI ha voluto contribuire con un suo dono personale e mostrare la sua profonda vicinanza di pensiero col grande santo. Anche la diocesi di Pavia, dove riposano le ossa di Agostino, ha dato il suo contributo». L’organo della basilica, muto da t re n t ’anni, ritroverà la sua voce, promette Dominique Henry, ma a Lala Bouna (madre buona, come la gente del posto chiama la chiesa) ci sono ancora quaranta vetrate da restaurare, che narrano ai fedeli gli episodi salienti della vita di Agostino. Non è facile riportare allo splendore originale i raffinati arazzi di vetro e piombo che decorano le navate, spiega Vincent Peugnet, capo progetto dell’atelier Cassiopée che si occupa del restauro e del reintegro delle parti gravemente danneggiate (in alcuni casi, si è perso il 60 per cento della superficie, corroso dal tempo, dalla salsedine e dai sali solfati dell’inquinamento industriale). Sono capolavori di arte «sulpiziana», una tecnica molto particolare, utilizzata dai maestri vetrai francesi tra Otto e Novecento, caratterizzata da una cura del dettaglio di qualità fotografica. «Molte vetrate di questo tipo — spiega Peugnet — sono ancora conservate nelle chiese francesi nate a fine Ottocento, qualcuna negli Stati Uniti e pochissime in Europa, dove per la maggior parte sono state distrutte dalla seconda guerra mondiale. Pochi artigiani oggi sanno riprodurre questa tecnica, io ne conosco solo due: alcuni segreti sono stati portati nella tomba dai maestri vetrai di inizio secolo, che non hanno più avuto allievi». La nuova tessitura di luce delle finestre sarà valorizzata da un’illuminazione speciale, che permetterà di veder la chiesa spiccare nel buio anche di notte.
© Osservatore Romano - 31 maggio 2012