La Tunisia punti sull’uguaglianza dei diritti più che sulla laicità
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- Creato: 15 Giugno 2012
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Giorgio BernardelliDa qualche mese ha lasciato Tunisi: il Papa lo ha richiamato nella sua Giordania, ad Amman, dove oggi è il vicario del Patriarca di Gerusalemme in un’altra capitale cruciale del mondo arabo. In questi giorni, però, non essendo ancora stato nominato un successore a Tunisi, sarà comunque l'arcivescovo Maroun Lahham ad accogliere il cardinale Angelo Scola e i partecipanti al Forum promosso dalla Fondazione Internazionale Oasis che dopo Il Cairo, Amman e Beirut quest’anno fa tappa per due giorni nella capitale di quella Tunisia da cui un anno e mezzo fa ha preso le mosse la primavera araba. «La religione in una società in transizione. Come la Tunisia interpella l’Occidente» è il tema dell’appuntamento in programma lunedì e martedì e che - secondo lo schema di Oasis - vedrà dibattere insieme esperti cristiani e musulmani. Proprio l’arcivescovo Lahham terrà una relazione che nel titolo racchiude già tutta la sua esperienza personale: «Da Amman a Tunisi e ritorno: un cristiano arabo alle prese con le trasformazioni».
«Sono tornato ad Amman dopo tanti anni e ho trovato una Chiesa letteralmente esplosa. Nel senso buono del termine - racconta -: tanti giovani, tante parrocchie, una vitalità nuova». E nelle piazze di Amman - gli chiediamo - che aria tira rispetto alla primavera araba? «Dal Marocco all'Iraq i giovani hanno rotto dappertutto la barriera del silenzio - ci risponde -. Anche in Giordania ormai la piazza parla, i Fratelli musulmani parlano, c’è malcontento per la corruzione generalizzata. Però le contestazioni al re restano molto rare. Anche se poi si attacca il suo governo, che è un modo indiretto per dire lo stesso al re che le cose non vanno».
Oggi, comunque, in Giordania la preoccupazione più grande si chiama Siria: il timore che il caos possa propagarsi è forte. «Qualche giorno fa sono stato nella parrocchia di Mafraq, che è ad appena venti chilometri dal confine - racconta il vescovo -. Là i profughi siriani sono già 120 mila. La nostra Caritas distribuisce aiuti a tutti, anche se in realtà tra questi fuggiaschi non ci sono cristiani. Probabilmente i cristiani siriani si dirigono verso il Libano. Sulla Siria, però, non si riesce più a sapere chi dice la verità e chi menzogne. Una cosa sola è certa: che ogni giorno ci sono tanti morti. E questo è inaccettabile. Il governo di Assad ha perso la sua legittimità: non si può per amore del potere ammazzare il proprio popolo. Ma intorno ci sono troppi interessi: l’Iraq, la Russia, la Francia, gli Stati Uniti, Hezbollah, Israele. Alla fine la spunterà chi resisterà di più».
Il discorso ritorna allora alle speranze sollevate da quelle prime rivolte in Tunisia. Tra i vescovi arabi Lahham è stato fin dall'inizio uno di quelli che hanno dato maggior credito a chi è sceso in piazza. Ma come guardare oggi a quanto sta accadendo? «Tra i cristiani un po’ di preoccupazione c’è, ma non il panico - risponde -. Non bisogna esagerare. Certo, potranno anche dare tutte le rassicurazioni, mostrarsi aperti, ma per un cristiano un Fratello musulmano resta un Fratello musulmano... Noi comunque non parliamo mai di laicità: è una parola che in arabo suona male, è come dire che non si crede in Dio. Insistiamo piuttosto sull'idea di cittadinanza, dove a tutti, indipendentemente dalla religione, sono garantiti gli stessi diritti. E io penso che stiamo andando in questa direzione. In Tunisia, ad esempio, nonostante il partito islamico abbia vinto le elezioni c'è comunque un clima molto aperto. Nella nuova costituzione la sharia non viene nemmeno nominata. Alla fine è un fatto positivo».
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 15 giugno 2012