Il diritto di professare la propria fede
- Dettagli
- Creato: 20 Giugno 2012
- Hits: 1503
MOSCA, 20. Il tema della difesa dei cristiani deve essere una priorità nel rapporto fra le Chiese cristiane, e questo argomento deve essere al centro del dialogo interreligioso: «A volte, discutere su questioni teologiche, sia pure importanti, non è direttamente connesso con la vita quotidiana; è necessario invece concentrarsi maggiormente sulla tutela delle persone, la tutela delle loro vite e del loro diritto di professare la fede cristiana». In una recente intervista rilasciata al quotidiano russo «Izvestia», il metropolita di Volokolamsk, Hilarion (Alfeyev), presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne (Decr) del Patriarcato di Mosca, è tornato a parlare delle persecuzioni patite dai cristiani in alcune aree del mondo, indicandone le cause e i possibili rimedi. Per esempio, nei Paesi in cui cristiani e musulmani vivono insieme «c’è bisogno di un sistema di controllo»: lo Stato, cioè, «deve creare condizioni adeguate che permettano alle persone di tutte le fedi di praticare liberamente la propria fede»; e il Governo di conseguenza «ha la responsabilità di garantire la pace interreligiosa». Il raggiungimento di tale obiettivo dipende ovviamente dalla specifica situazione locale. Hilarion sottolinea che i Paesi occidentali, quando prendono decisioni politiche nei riguardi di una nazione, «dovrebbero tenere in considerazione il fatto che un cambiamento della situazione potrebbe aggravare la posizione dei cristiani». Purtroppo accade spesso che «questo fattore non venga preso in considerazione e i nostri fratelli nella fede diventano le vittime di una politica che vuole “stabilire la democrazia in Medio Oriente e in Nord Africa”». Le cause dell’intensificarsi delle violenze nei confronti dei cristiani sono diverse. Il responsabile ortodosso indica, in primo luogo, «il diffondersi dell’ideologia dell’islam radicale dovuto all’ignoranza. Gli estremisti — spiega — utilizzano per i propri scopi slogan religiosi, che in realtà non hanno nulla a che fare con la religione. Non per niente i rappresentanti dell’islam tradizionale condannano severamente le azioni degli estremisti e affermano pubblicamente che essi distorcono gli insegnamenti del fondatore della religione ». Un’altra causa viene individuata nella frantumazione del potere politico o nella presa di possesso dell’autorità da parte degli estremisti; e quando viene meno la pace, iniziano l’odio e l’inimicizia. Il presidente del Decr fa l’esempio dell’Iraq dove, «con l’aiuto di una forza esterna è stato rovesciato il regime politico, che è stato sostituito da forze radicali. E la situazione dei cristiani è sensibilmente peggiorata. Se sotto Saddam Hussein — afferma il metropolita — in Iraq c’erano un milione e mezzo di cristiani, oggi, secondo varie fonti, ne sono rimasti da 150.000 a 400.000». Anche in Egitto «le relazioni interreligiose si sono fortemente deteriorate dopo la caduta di Mubarak». E in alcune parti della Siria, dove prevalgono i fondamentalisti, l’equilibrio interreligioso, stabilitosi lungo i secoli, sta vacillando sotto i colpi degli islamisti radicali. Quando il Patriarca di Mosca, Cirillo, durante la visita effettuata nel novembre scorso, ha incontrato i rappresentanti delle Chiese cristiane in Siria e in Libano, questi ultimi hanno espresso al primate ortodosso una forte preoccupazione al riguardo. Hilarion nell’intervista — la cui traduzione in italiano è stata pubblicata sul sito internet del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne — precisa che la sua non è tanto una valutazione personale dei regimi politici deposti quanto la constatazione del «forte deterioramento della situazione dei cristiani in questi Paesi». Tutte le religioni del mondo, incluso l’islam, dovrebbero alzare la voce contro il terrorismo, facendo fronte comune, perché «quando una bomba esplode spesso a soffrire sono gli stessi musulmani», anche se gli obiettivi, i nemici dei fondamentalisti islamici sono principalmente i cristiani, tutti i cristiani, ortodossi, copti, cattolici, protestanti. E non si può non ricordare che esiste un’intolleranza verso i cristiani anche da parte dei membri di altre religioni, diverse dall’islam. Il rappresentante del Patriarcato di Mosca rivela che il tema della difesa delle minoranze cristiane nelle nazioni dove esse vengono perseguitate «è uno dei più importanti nel dialogo tra la Chiesa ortodossa russa e il ministero degli Affari esteri»: esiste un gruppo di lavoro sulla cooperazione tra la Chiesa e il ministero che si riunisce due volte all’anno e, proprio l’ultimo incontro (tenutosi dopo Pasqua), è stato dedicato alla cristianofobia; vi è inoltre una serie di riunioni più frequenti con il Corpo diplomatico su questioni di attualità. Agende diverse, quelle di Chiesa e Stato, tese tuttavia al medesimo obiettivo. Ma quali possono essere i principali ambiti di intervento per porre un freno alla cristianofobia nel mondo? Hilarion ne indica tre: la necessità di parlare apertamente dei vari episodi di persecuzione nei confronti dei cristiani; il dovere di affrontare le questioni relative alla situazione dei cristiani in Medio Oriente con la leadership dei Paesi appartenenti alla giurisdizione canonica della Chiesa ortodossa russa; l’opportunità di fare leva sulle relazioni politiche ed economiche, come proposto in seno alla Commissione europea un anno fa. «Il Medio Oriente e gli altri Paesi dove le minoranze cristiane sono perseguitate, di regola, hanno bisogno del sostegno politico ed economico degli Stati potenti dell’Occidente. Ebbene — conclude il presidente del Decr — tale sostegno dovrebbe essere fornito solo in cambio di concrete garanzie di rispetto dei diritti delle minoranze cristiane». Quello su «Izvestia» è solo l’ultimo di una serie di interventi di Hilarion su un argomento che figura al primo posto fra le preoccupazioni della Chiesa ortodossa russa.© Osservatore Romano - 21 giugno 2012