Il Papa e la Siria
- Dettagli
- Creato: 30 Luglio 2012
- Hits: 722
Il Vaticano preoccupato per il degenerare della situazione teme un’implosione interna
Andrea TornielliCittà del Vaticano
Due appelli in poco più di un mese, per chiedere che tacciano le armi e che si cerchi una soluzione pacifica al conflitto in Siria. Benedetto XVI ieri ha fatto nuovamente sentire la sua voce, dicendo di seguire «con apprensione i tragici e crescenti episodi di violenza in Siria con la triste sequenza di morti e feriti, anche tra i civili, e un ingente numero di sfollati interni e di rifugiati nei Paesi limitrofi».
Il Papa ha chiesto che «sia garantita la necessaria assistenza umanitaria e l’aiuto solidale» ai profughi. E ha rinnovato il suo «pressante appello, perché si ponga fine ad ogni violenza e spargimento di sangue», auspicando che «non venga risparmiato alcuno sforzo nella ricerca della pace, anche da parte della comunità internazionale, attraverso il dialogo e la riconciliazione, in vista di un’adeguata soluzione politica del conflitto».
Il 21 giugno scorso, ricevendo in udienza i partecipanti della Riunione delle Opere in aiuto delle Chiese orientali (ROACO), Ratzinger aveva chiesto che non fosse «risparmiato alcuno sforzo, anche da parte della comunità internazionale, per far uscire la Siria dall’attuale situazione di violenza e di crisi, che dura già da molto tempo e rischia di diventare un conflitto generalizzato che avrebbe conseguenze fortemente negative per il Paese e per l’intera regione».
La situazione siriana si complica di giorno in giorno. A livello internazionale, Russia e Cina, tradizionali alleati di Assad, si oppongono all’inasprimento delle sanzioni e anche a un cambio di regime che non preveda il consenso dell’attuale presidente della Siria. Dall’altra parte, gli Stati Uniti vorrebbero aumentare la pressione. In questo quadro s’inseriscono i tentativi di sostenere la resistenza contro Assad, che da parte sua contribuisce ad aggravare la situazione con una repressione brutale le cui tragiche conseguenze vengono pagate dalla popolazione civile.
Anche se Russia e Cina insistono nel chiedere che Assad abbia ancora un ruolo politico, in Vaticano c’è la consapevolezza che indietro ormai sia sempre più difficile poter tornare: una soluzione che preveda la permanenza al potere del presidente si allontana di giorno in giorno. Ma c’è anche una preoccupazione crescente per l’arrivo in Siria di mercenari che hanno combattuto in Iraq e in Libia, particolarmente temuti dalla comunità cristiana siriana che ora ha paura della crescita dell’islamismo più radicale.
A preoccupare c’è poi la situazione degli sfollati che dalla Siria arrivano in Giordania e in Libano. Una situazione che rischia di destabilizzare l’intera regione. L’opzione dell’intervento militare rimane al momento solo un’ipotesi. Il Vaticano spera che l’Europa – nonostante l’attenzione sia comprensibilmente monopolizzata dalla crisi economico-finanziaria – possa svolgere un ruolo più significativo a fianco degli Stati Uniti per una soluzione negoziata della crisi. Il pericolo dietro l’angolo, al momento lo sbocco più temuto dalla Santa Sede, è quello dell’implosione interna, una lunga guerra civile dagli esiti disastrosi per la popolazione e per la stabilità – sempre a rischio – dei Paesi limitrofi, come il Libano, le cui sorti sono strettamente legate a quelle della Siria, e dove Benedetto XVI si recherà per un importante viaggio fra un mese e mezzo.
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 30 luglio 2012