
BAGHDAD, 31. Si concluderà venerdì 3 agosto l’iniziativa «Estate ragazzi» promossa dalla chiesa caldea di Mar Elia al Hiri, a Baghdad. Un’iniziati-va, in collaborazione con altre con-fessioni religiose, che vede il coin-volgimento di trecento bambini tra i 7 e i 13 anni alle attività parrocchiali. «Durante l’estate — ha dichiarato a “Baghdadhop e”, padre Douglas Al Bazi, parroco di Mar Elia al Hiri — è necessario tenere impegnati i bam-bini, i quali, molte volte, sono im-possibilitati a uscire di casa per i troppi pericoli di una città come Ba-ghdad». I bambini si riuniscono in chiesa, il venerdì, giorno festivo in Iraq, in una sorta di centro estivo. Le attività sono iniziate il 13 luglio scorso, ma visto il successo i promo-tori pensano di estenderle nel tem-po. I bambini, arrivano in chiesa alle 9 del mattino e vi rimangono fino alle 16. «Offriamo loro corsi e diver-timento. I corsi — ha proseguito il sacerdote — sono di varia natura: ca-techismo, musica, inglese, computer, pittura e lingua aramaica. Possono anche praticare il nuoto visto che negli spazi esterni alla chiesa sono state approntate undici diverse pisci-ne asportabili di varie misure e pro-fondità e possono divertirsi grazie agli animatori che giocano con lo-ro » . Queste attività ricalcano quelle che già la Chiesa caldea in Iraq offre durante l’anno scolastico quando i bambini possono frequentare un giorno alla settimana corsi extra di lingua inglese, computer e aramaico, oltre che nuotare quando il tempo lo permette. «Gli stessi corsi in altri giorni della settimana — ha sottoli-neato padre Douglas — possono es-sere frequentati anche dagli adulti. Questa è la prima volta che la chiesa offre questo genere di servizio, an-che corsi di teoria di guida che l’an-no scorso hanno avuto 81 studenti, per la maggior parte donne». «Estate ragazzi» è senza dubbio un’utile iniziativa in una città diffici-le come Baghdad. «Ogni momento di aggregazione è utile e ogni attivi-tà può insegnare qualcosa. Ogni bambino, per esempio — ha spiegato il parroco — ha imparato a dire il proprio nome con il linguaggio dei segni e la scorsa settimana abbiamo ricevuto la visita di alcuni portatori di handicap. Queste attività mirano a far capire ai bambini che non ci sono differenze, che il disabile può benissimo integrarsi nella società. Riteniamo che in un Paese dalle mil-le divisioni come l’Iraq, insegnare a rispettare il diverso sia fondamentale per i cittadini del futuro ed è per questa ragione che al progetto han-no aderito altre confessioni religiose. Collaborare con le altre Chiese, cat-toliche e non, per il bene dei bambi-ni — ha concluso il sacerdote — è im-portante non solo al momento, ma anche e soprattutto per il futuro. La comunione del cuore e nella pre-ghiera è necessaria, ma l’unione mes-sa in pratica è fondamentale».
© Osservatore Romano - 1 agosto 2012