La Caritas non lascia sola la popolazione siriana

siria caritas libanoDamasco, 22. Mentre si aggravano le difficoltà della popolazione siria-na e cresce il numero dei rifugiati in Libano e in Giordania, prosegue senza interruzione l’impegno di Ca-ritas Italiana a sostegno delle Caritas del Medio Oriente.
In un comunicato dell’organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana, dif-fuso ieri, Rosette Héchaimé, coordi-natrice delle Caritas del Medio Oriente, da Damasco comunica che la capitale siriana «è una città asfis-siata». Con l’inasprirsi delle violen-ze — fa sapere Héchaimé — si aggra-vano le condizioni della popolazio-ne e le difficoltà di trovare viveri e medicinali, cercati anche di notte e di nascosto. Sono scarse invece le notizie sugli sfollati, stimati in due milioni di persone su circa venti mi-lioni di abitanti della Siria. In Libano le zone di confine con la Siria sono poco sicure e Caritas Libano ha dovuto limitare le sue at-tività e, per la prima volta, annulla-re un tradizionale campo estivo per i giovani dei Paesi arabi. Verso la Giordania poi si sta dirigendo una nuova ondata di rifugiati siriani, che ormai in questa nazione hanno su-perato le 160.000 unità, cifra molto rilevante in rapporto ai cinque mi-lioni di abitanti e a un territorio per due terzi desertico. Ai siriani vanno inoltre aggiunti 31.500 iracheni, esponendo così anche la Giordania, ancora relativamente sicura, a gravi rischi di instabilità sociale e politica. Come avvenuto in precedenza in Libano, dove le Nazioni Unite valu-tano una presenza di circa 37.000 ri-fugiati, le autorità giordane hanno aperto una scuola nel campo di Zaatari, al confine siriano. Questa decisione fa purtroppo pensare che la permanenza dei rifugiati non sarà breve, ed è proprio l’aumento dei ri-fugiati nei Paesi vicini (e non solo visto che alcune centinaia sono giunti anche in Italia) l’altra faccia della medaglia della guerra. Caritas Libano e Caritas Giorda-nia — si legge nella nota — sono im-pegnate su più fronti, oltre a quelli di immediata assistenza, in collabo-razione con le autorità, ma la situa-zione si aggrava sempre più. Mi-gliaia di rifugiati chiedono aiuto alla Caritas per far fronte ai prezzi esor-bitanti dei beni di prima necessità e alla piaga del lavoro minorile, e vengono segnalati casi di matrimoni forzati di bambine di 11 anni vendu-te dalle famiglie di appartenenza. Caritas Italiana, dall’inizio del-l’emergenza profughi, ha messo a disposizione un primo contributo destinato alle famiglie, ma solo in Siria occorrono già altri 170.000 eu-ro per estendere l’intervento in atto. E dalle Caritas di Libano, Turchia e Giordania arrivano ulteriori richieste per aiuti d’urgenza.

© osservatore Romano - 23 agosto 2012