Benedici la corona della tua benignità
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- Creato: 01 Settembre 2012
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di MANUEL NIN Per tutte le Chiese cristiane di oriente e occidente la Pasqua è la festa più antica e più importante; attorno a essa si è sviluppato l’anno liturgico nei suoi diversi periodi. Nel II secolo la controversia quartodecimana sulla data della festa indica già l’imp or-tanza della celebrazione pasquale e la sua necessaria comprensione centrata sempre sul mistero della passione, morte e risurrezione del Signore.
La Pasqua, con il periodo di dieci settimane che la precede e di otto settimane che ne prolunga la cele-brazione, è il nucleo dello sviluppo di tutte le feste cristiane strutturate nel ciclo liturgico. Oltre al periodo pasquale, mobile, e a quello natali-zio (che si sviluppa dal IV secolo attorno alle celebrazioni del Natale del Signore il 25 dicembre e della sua Epifania il 6 gennaio), in oriente le Chiese cristiane hanno poi un calen-dario di solenni celebrazioni a data fissa, le “dodici grandi feste”. Nella tradizione bizantina l’inizio dell’anno liturgico si colloca il primo giorno di settembre, mese delle ulti-me raccolte e dell’inizio della prepa-razione per un nuovo ciclo della ve-getazione. In questo giorno la tradi-zione bizantina celebra l’indizione e l’inizio del nuovo anno come un momento per ringraziare Dio della sua provvidenza verso tutta la crea-zione e anche per l’opera della sua redenzione in Cristo. Già a partire dal 312 è attestata nel computo cro-nologico e civile l’indizione, periodo di quindici anni in cui l’impero face-va i controlli finanziari e fiscali. Co-sì, l’inizio dell’indizione nel mese di settembre — dapprima il 23 e poi, dal 462, il primo giorno del mese — ha segnato anche l’inizio dell’anno civile ed ecclesiastico. Il 1° settembre si celebra dunque Cristo, figlio e Verbo di Dio, incar-natosi per portare tutte le cose all’unità e riconciliare tutti gli uomi-ni in se stesso. Per questo, la perico-pe evangelica proclamata nell’ufficia-tura del mattutino è quella delle beatitudini (Luca, 6, 17-23), mentre nella Divina liturgia si ascolta il bra-no del vangelo di Luca (4, 16-23) con la citazione di Isaia (61, 1) letta nella sinagoga di Nazareth dallo stesso Gesù: «Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consa-crato e mi ha inviato a inaugurare l’anno di grazia del Signore». Il meneo (libro liturgico in dodici volumi contenente le ufficiature in data fissa di tutto l’anno nella tradi-zione bizantina) del mese di settem-bre riporta per il primo giorno del mese la seguente indicazione: «Ini-zio dell’indizione, cioè del nuovo anno, e memoria del nostro santo padre Simeone stilita (459); inoltre, celebrazione della santissima Madre di Dio del monastero dei Miaseni, del santo martire Aeitala (355), delle sante quaranta donne (312) e di Am-mone diacono, loro maestro; memo-ria dei santi martiri Callista, Evodio e Ermogene, fratelli (303-304); me-moria di Gesù figlio di Nave e com-memorazione del grande incendio (461)». È una rubrica assai abbon-dante di nomi di santi e di fatti che si commemorano in questo giorno; soltanto due di loro sono presenti nell’ufficiatura del giorno: l’indizio-ne e inizio del nuovo anno e san Si-meone stilita. Per quanto riguarda l’indizione e l’inizio dell’anno, i testi fanno risal-tare diversi aspetti. In primo luogo il nuovo anno è visto come una nuo-va creazione e quindi si mette in evi-denza la figura di Cristo come crea-tore. La benedizione di Cristo sul nuovo anno è dunque vista come l’azione della sua mano creatrice e provvidente sul mondo e sulla Chiesa stessa: «Tu che hai creato l’univer-so con sapienza, Verbo del Padre che sei prima dei secoli, e formato tutta la creazione con la tua parola onnipotente, benedici la corona dell’anno della tua benignità. Crea-tore e sovrano dei secoli, Dio dell’universo, benedici questo ciclo annuale, salvando con la tua infinita misericordia, o compassionevole, tut-ti coloro che rendono culto a te, uni-co sovrano, e che con timore grida-no a te, o redentore. Tu, congiunto al santo Spirito, Verbo senza princi-pio e Figlio, con lui creatore e artefi-ce di tutte le cose visibili e invisibili, benedici la corona dell’anno, custo-dendo nella pace i popoli di retta fe-de, per intercessione della Madre di Dio e di tutti i tuoi santi». Alcuni testi riecheggiano la peri-cope evangelica di Luca citata e in-troducono anche il tema di Cristo come maestro per la sua Chiesa: «Tu che un tempo sul monte Sinai hai scritto le tavole della Legge, tu stes-so, nella carne, hai ricevuto a Naza-reth un libro profetico da leggere, o Cristo Dio, e apertolo insegnavi ai popoli che in te si era compiuta la Scrittura». Sulla scia della figura di Cristo maestro, i testi ripetono l’in-vocazione della Chiesa: «Appresa la preghiera dal divino insegnamento a noi impartito da Cristo stesso, gri-diamo ogni giorno al Creatore: Pa-dre nostro, che dimori nei cieli, do-naci il pane quotidiano, senza far conto delle nostre colpe». Altri testi dell’ufficiatura invocano la protezione del Signore in modo concreto, con preghiere per la città di Costantinopoli e per l’imp eratore: «Tu, o re, tu che sei e rimani per i secoli senza fine, ricevi la preghiera dei peccatori che chiedono salvezza, e concedi, o amico degli uomini, fer-tilità alla tua terra, donando climi temperati; combatti insieme al no-stro fedelissimo re contro i barbari. Dona vittoria, o Cristo Dio, per l’in-tercessione della Madre di Dio. Ar-tefice di tutto il creato, che hai po-sto in tuo potere tempi e momenti, benedici la corona dell’anno della tua benignità, Signore, custodendo nella pace i tuoi re e la tua città». La seconda commemorazione im-portante del 1° settembre è quella di san Simeone stilita, vissuto in Siria nel Vsecolo come monaco e solita-rio, avendo scelto come forma di ascesi la vita su una colonna (in gre-co stýlos). Lo stilitismo è una delle forme di vita monastica, o più preci-samente ascetica, che si riscontra nel monachesimo bizantino e siriaco dal V secolo in poi. Le testimonianze agiografiche e archeologiche sono molto abbondanti, sia per le biogra-fie dettagliate di questi asceti, sia per la quantità di reperti archeologi-ci ancora oggi visibili. Le fonti pre-sentano lo stilita come colui che in un modo quasi paradossale, innalza-to sulla colonna, sale verso il cielo, senza lasciare però la sua comunione con gli uomini e il mondo. L’icona della festa rappresenta di solito due stiliti: Simeone stilita sulla colonna di sinistra e il suo discepolo e omonimo Simeone il giovane (det-to anche il taumaturgo) su quella di destra. Attorno alle colonne accorro-no numerosi discepoli e fedeli per chiedere all’anziano preghiera, consi-glio o guarigione. Nei testi dell’ufficiatura di san Si-meone la colonna che lo porta in al-to è innanzi tutto messa in parallelo con il profeta Elia portato in cielo sul carro di fuoco: «Padre santo, hai trovato una bella scala con la quale sei salito nelle altezze, come la trovò Elia nel carro di fuoco: ma egli non lasciò ad altri quella via di ascesa, mentre tu, dopo la morte, hai ancora la tua colonna. Uomo celeste, ange-lo terrestre, astro insonne della terra, Simeone santo, intercedi per la sal-vezza delle anime nostre». Mentre il carro di Elia sparisce con lui in cie-lo, la colonna di Simeone rimane co-me testimonianza della sua ascesi, modello per coloro che ne seguirono l’insegnamento; la colonna stessa è il testimone principale della vita del santo: «Padre santo, se la colonna potesse parlare, non cesserebbe di proclamare le tue pene, le tue fati-che, i tuoi gemiti; sì, essa che ti so-steneva veniva in realtà sostenuta, come albero impinguato dalle tue la-crime; sbigottirono gli angeli, stupi-rono gli uomini, ebbero timore i de-moni per la tua pazienza». In secondo luogo, sempre usando il parallelismo tra due personaggi, i testi accostano Simeone a Cristo stesso, a partire dalla croce e dalla colonna, luogo dove si compie il sa-crificio dell’uno e dell’altro: «Padre santo, imitando il tuo sovrano per la potenza del divino Spirito, sei salito sulla colonna come sulla croce: egli ha cancellato l’attestazione scritta delle colpe di tutti, tu invece hai messo fine all’insorgere delle passio-ni; egli come pecora, e tu come vitti-ma; egli sulla croce, e tu sulla colon-na. Simeone santo, intercedi per la salvezza delle anime nostre». Infine, i testi liturgici mettono in risalto lo stilita come intercessore: «Rimane nei secoli la tua memoria, santo padre Simeone, e la mitezza del tuo cuore, o servo beato, poiché anche se tra di noi te ne sei andato, o buon pastore, non ti sei separato da noi con lo spirito, tenendoti da-vanti a Dio con amore e unendoti ai cori degli angeli nei cieli; insieme a loro supplica per la salvezza delle anime nostre».
© Osservatore Romano - 1 settembre 2012