Uno storico abbraccio
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- Creato: 09 Settembre 2012
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Un abbraccio fraterno tra il Patriarca della Chiesa ortodossa serba Irinej e l’arcivescovo cattolico di Sarajevo il card. Vinko Pulijc. Con questo gesto di riconciliazione si è conclusa ieri sera la Messa nella cattedrale di Sarajevo alla quale per la prima volta ha partecipato Sua Santità il Patriarca della Chiesa ortodossa serba con una delegazione di rappresentanti delle Chiese ortodosse.
Al termine della Messa, il Patriarca ha preso la parola per un saluto all’Assemblea. Poi in processione cardinali e metropoliti sono usciti dalla cattedrale dove sono stati accolti da un lungo applauso sulla piazza antistante. Tutto è avvenuto alla vigilia dell’incontro “Religioni e Culture in dialogo” promosso qui a Sarajevo dalla Comunità di Sant’Egidio insieme all’arcidiocesi cattolica, alla Comunità islamica ed ebraica in Bosnia e Erzegovina e con la Chiesa serva ortodossa.
Un gesto per l’edificazione della pace. “Un grande segno che ci dice molto riguardo all’edificazione della pace e della via del dialogo”. Con queste parole il card. Vinko Pulijc, arcivescovo di Sarajevo, ha accolto nella cattedrale cattolica della città il Patriarca Irinej. Un evento storico, un gesto fortemente simbolico per la storia di Sarajevo e per le relazioni tra le Chiese nei Paesi balcanici. E’ la prima volta che il Patriarca serbo visita la città di Sarajevo. Ed è la prima volta che entra nella cattedrale cattolica per partecipare alla celebrazione di una Messa cattolica. La visita del Patriarca è stata poi ricambiata nella mattinata di oggi dai cardinali e dalle delegazioni cristiane che hanno partecipato alla liturgia nella chiesa serba ortodossa della città. “Questo Paese e le persone che vi abitano – ha detto nell’omelia l’arcivescovo Puljic – sono ferite dalla guerra che ha seminato sfiducia e, per questi motivi si vive nell’insicurezza. Molte disgrazie hanno colpito le persone di questo Paese. Oggi preghiamo perché il Signore guarisca tutte le ferite, che ritorni la fiducia in Dio, la fiducia nell’uomo e questo faccia crescere la possibilità che l’uomo sappia collaborare con Dio”. “Non voglio soffermarmi sui momenti bui – ha aggiunto il cardinale –, ma insieme con voi pregare per un futuro migliore che non è importante soltanto per la Bosnia ed Erzegovina e i popoli che vi abitano, per l’intera Europa e per tutto il mondo”. Ed ha aggiunto: “Ecco perché è importante che da questa città parta il grande messaggio di speranza, il messaggio di energia positiva che dice: le diversità non sono uno svantaggio ma una risorsa. Da questa diversità, infatti, nasce il bisogno di costruire un mondo in cui nella convivenza e nella tolleranza si possa sperare in un futuro migliore”.
Le religioni, l’anima dei popoli. “E’ la prima volta – sottolinea Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio - che il Patriarca viene in una città che i serbi sentono in qualche modo espropriata dalla propria presenza. E’ un grande segno di pace, un segno riconciliazione non solo verso i cattolici ma anche verso i musulmani. Credo che bisogna essere molto attenti al movimento delle religioni perché le religioni non sono solo un fatto confessionale ma sono l’anima dei popoli”. Benedetto XVI è stato informato dai responsabili della Comunità di Sant’Egidio degli eventi che caratterizzeranno l’incontro di Sarajevo. Nel corso di un’udienza che si è svolta l’8 settembre a Castel Gendolfo, Andrea Riccardi, Marco Impagliazzo, presidente della comunità' di Sant' Egidio, e mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, hanno presentato al Papa i temi relativi al dialogo tra le religioni e all'ecumenismo che si discuteranno a Sarajevo. Un evento – è stato detto al Papa – che “riveste un particolare significato perché si tiene a vent'anni dall'inizio della guerra dei Balcani e raduna per la prima volta da allora i leader delle comunità religiose balcaniche: serbi ortodossi, cattolici, musulmani ed ebrei”. “Benedetto XVI – ha poi detto ai giornalisti Andrea Riccardi – è fortemente interessato al dialogo ecumenico ed interreligioso soprattutto perché lui comprende che il dialogo aiuta a vivere insieme ma crede anche che l’ispirazione religiosa crei un tessuto che aiuta la vita comune. E’ vero che in passato le religioni hanno avuto un ruolo conflittuale ma spesso sono state strumentalizzate e si sono lasciate strumentalizzare”.
a cura di Maria Chiara Biagioni e Daniele Rocchi, inviati di Sir Europa a Sarajevo
© www.agensir.it - 9 settembre 2012
