Il magistero del Papa nella lingua del Corano
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- Creato: 11 Settembre 2012
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di Luca FioreA Beirut la presentazione del volume che raccoglie le meditazioni sulla preghiera. Martino Diez, direttore della Fondazione Oasis, spiega perché tradurre Benedetto XVI «non è un lusso, ma una necessità». Per cristiani e musulmani
«Passare dalla lingua araba non è un lusso, ma una necessità. Moltissimi cristiani arabi leggono l’inglese o il francese, è vero, ma per arrivare alla profondità del messaggio di Benedetto XVI l’arabo diventa necessario». Martino Diez, direttore scientifico della Fondazione Oasis, spiega così lo sforzo settimanale per la traduzione delle catechesi del Papa nella lingua del Corano. Grazie alla collaborazione di Aiuto alla Chiesa che soffre, dal 2006 su oasiscenter.org sono disponibili tutti i testi integrali delle lezioni tenute all’udienza del mercoledì.
È un lavoro che in questi giorni, alla vigilia della visita del Pontefice in Libano, verrà presentato a Beirut in occasione della pubblicazione di Rabbî, ‘allim-nâ an nusallî (Signore, insegnaci a pregare), il volume che raccoglie parte del ciclo di catechesi sulla preghiera e che segue Bûlus ar-rasûl (L’Apostolo Paolo), edito nel 2010. Alla presentazione parteciperanno monsignor Paul Matar, arcivescovo maronita di Beirut; Hussein Hajj Hassan, ministro dell’Agricoltura; Hicham Nachabe, presidente dell’Istituto di Studi islamici dell’Università Makassed; padre Gabriel Hachem, della Facoltà di Teologia Classica e dell’ISSR e padre Edgard El Haiby, direttore dell’ISSR dell’Università Saint Joseph. «Il fatto che un ministro musulmano sciita, un intellettuale sunnita e un vescovo maronita si ritrovino per parlare di preghiera mi pare molto significativo, anche in vista dell’imminente visita di Benedetto XVI», continua Diez: «La possibilità di un incontro del genere mostra che non bisogna aver paura di affrontare temi alti, che toccano le corde più personali del rapporto con Dio vissuto, in forme diverse, da cristiani e musulmani».
La traduzione in arabo di Benedetto XVI, dunque, è un servizio ai cristiani arabi, ma anche un’occasione di incontro con il mondo islamico. Un’apertura che si esprime pure con un’attenzione alle scelte linguistiche: «Ci sono molte parole che hanno un significato diverso in Occidente e nell’islam. Per questo nella nostra traduzione cerchiamo di privilegiare un lessico comprensibile anche ai musulmani, in modo che, pur rispettando la specificità dei cristiani arabi, sia possibile incontrare il maggior numero possibile di persone».
Quella di Beirut è una tappa di un lavoro che continua, non solo per il mondo arabo: «Il libro che presentiamo termina con le catechesi sulle principali preghiere di Gesù contenute nei Vangeli. Ma Benedetto XVI sta continuando questo ciclo soffermandosi sul tema della preghiera negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di San Paolo. L’idea è di realizzare un secondo volume con questo materiale. E in più stiamo lavorando alla traduzione in turco di un altro libro: su San Paolo».
© www.tracce.it - 11 settembre 2012