Il Patriarca copto ortodosso sarà eletto il 2 dicembre

Coptic crossIL CAIRO, 17. Il 2 dicembre prossi-mo, a quasi nove mesi dalla scom-parsa di Shenouda III, la Chiesa copta ortodossa avrà il suo nuovo Patriarca. Il santo sinodo riunitosi nei giorni scorsi sotto la presidenza del vescovo Pachomius, capo prov-visorio di quella che è la comunità cristiana più popolosa del Medio Oriente, ha infatti diffuso la lista ufficiale dei 17 candidati — sette ve-scovi e dieci monaci — alla cattedra patriarcale. Delineando così anche la cadenza delle successive e con-clusive fasi del tradizionale com-plesso meccanismo elettorale che all’inizio di dicembre, con una sug-gestiva cerimonia religiosa nella cat-tedrale di San Marco, porterà alla nomina del Papa copto. Della lista dei 17 fanno parte fi-gure molto note come il metropoli-ta di Damietta, Bishoy, settantenne segretario del sinodo, e l’ultimo e il precendente segretario personale di Shenouda, i vescovi Botros e Youannes. Tra i candidati anche Ci-rillo, vescovo copto di Milano. Il sinodo nell’ultima riunione ha anche approvato l’elenco completo delle personalità scelte per eleggere il nuovo capo spirituale. Nei mesi scorsi sul quotidiano copto «al Wa-tan» era stata pubblicata una prima lista di 2.594 elettori. Adesso tale elenco è stato scremato. Si tratta di 2.405 egiziani, laici e religiosi, a cui si aggiungono cinque membri della Chiesa copta etiope, che portano il numero totale degli elettori a 2.410. Il cancelliere del sinodo, Edward Ghalib, ha riferito al quotidiano in lingua araba «Al Ahram» che dal 15 al 30 settembre sarà possibile, per qualsiasi elettore, presentare appello contro uno dei candidati. Concluso il periodo dedicato ai ricorsi, la Chiesa annuncerà per tutti i copti tre giorni di digiuno, durante i qua-li una commissione ad hoc incon-trerà il vescovo Pachomius e deci-derà con lui i nomi dei sette pre-scelti a concorrere per il ruolo di guida della Chiesa copta. Successi-vamente, il 24 novembre, con una nuova elezione sarà individuata la terna finale. La parola conclusiva sull’elezione sarà però affidata alla sorte, volendo in questo modo indi-care l’intervento decisivo della vo-lontà divina. Secondo un’antichissi-ma tradizione, infatti, sarà un bam-bino bendato a estrarre dall’urna d’argento il biglietto con il nome del centodiciottesimo Papa copto. Il complesso meccanismo per l’ele-zione, così come oggi è in vigore, risale al 1957. È stato quindi impie-gato per la scelta degli ultimi due patriarchi, Cirillo VI, che ha gover-nato la Chiesa copta dal 1959 al 1971, e Shenouda III che ne è stato al timone per oltre quaranta’anni. Tra i requisiti richiesti per l’elezio-ne, la nazionalità egiziana e l’a v e re almeno 35 anni. Proprio quest’ulti-ma caratteristica, che consente la scelta di persone relativamente gio-vani, ha fatto sì che in passato i pa-triarchi abbiano potuto governare per periodi anche molto lunghi. Come accaduto, appunto, per She-nouda. Anche se il primato spetta a Cirillo V, che ha guidato la comuni-tà copta per 53 anni, dal 1874 al 1 9 2 7. La scelta del successore di She-nouda III avviene in un periodo as-sai delicato per la vita della comu-nità copta — circa il 10 per cento della popolazione — che è chiamata ad affrontare, in un continuo clima di tensione che abbraccia tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, la nuova stagione democratica del do-po Mubarak. Stagione in cui un ruolo preponderante è giocato dal partito dei Fratelli musulmani.

© Osservatore Romano - 18 settembre 2012