Soluzioni cristiane alla crisi della società europea
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- Creato: 18 Settembre 2012
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di RICCARDO BURIGANA «Qualunque cosa avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me»: con questa citazione biblica si chiude il messaggio finale del comitato centrale della Conferenza delle Chiese europee (Kek), che ha tenuto il suo incontro annua-le a Chania, in Grecia, dal 12 al 16 settembre. L’incontro è servito per un confronto sulla situazione economica in Europa, sulle tensioni in Medio Oriente, sullo stato del dia-logo ecumenico e sul futuro della Kek. Il tema della crisi economica in Europa è stato oggetto di un am-pio confronto nel quale si è sottoli-neato il ruolo dei cristiani nell’assi-stenza di coloro che più soffrono in questa situazione. La perdita del lavoro porta a una situazione di insicurezza e di instabilità che sfocia, spesso, in atti di violenza nella società e nella fami-glia, con una crescita esponenziale dei suicidi, come è stato sottolineato da numerosi interventi. Nel riaffer-mare l’importanza dell’azione di as-sistenza materiale e spirituale che i cristiani, spesso in forma veramente ecumenica, stanno svolgendo, il co-mitato centrale ha voluto offrire una riflessione più ampia sulla situazione nella quale si trova a vivere l’Eu-ropa. La crisi economica ha deter-minato una situazione di generale insicurezza che è all’origine di un clima di intolleranza e di xenofobia che ha portato a tanti episodi di violenza, soprattutto contro gli im-migrati; i cristiani devono condan-nare con fermezza questi atti di vio-lenza. Proprio per sconfiggere tale clima, che si sta pericolosamente diffondendo, mettendo a rischio anche la libertà religiosa, la Conferen-za delle Chiese europee ha rivolto un invito alle istituzioni europee a rafforzare una politica di accoglien-za. Nonostante la crisi occorre inve-stire nuove risorse poiché c’è biso-gno di maggiore assistenza nei con-fronti di chi cerca rifugio e lavoro in Europa. Inoltre, bisogna porre fine alle tragedie personali di chi tenta di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo. I partecipanti hanno espresso par-ticolare preoccupazione per le con-dizioni nelle quali si trovano a vive-re i giovani: la disoccupazione ha raggiunto «livelli inaccettabili» tan-to che sono stati chiesti interventi da parte delle istituzioni europee e dei singoli Stati per trovare soluzio-ni durature. Proprio in questa pro-spettiva, il comitato centrale ha ap-prezzato le recenti soluzioni adotta-te dalle istituzioni europee riguardo alla crisi economica in modo da im-pedire il ripetersi di disastri finanziari. Per la Kek la crisi non è sol-tanto economica ma ha una dimen-sione etica e morale, dal momento che i cristiani non possono accettare l’ampliamento delle differenze tra ricchi e poveri, l’affermazione di un modello di società fondato sul con-sumismo, il mancato rispetto del creato nelle politiche per la crescita economica. Per questo, nel messag-gio finale, è stato rivolto un appello alle istituzioni indicando quali stra-de sarebbero auspicabili per uscire dalla crisi: ridistribuire adeguata-mente i costi della crisi, rafforzare la politica della solidarietà e dell’assi-stenza, dare più spazio a un ripen-samento etico della società europea. Il comitato ha anche affrontato il tema della prossima assemblea generale, che si terrà a Budapest, dal 3 all’8 luglio 2013, con il titolo «And now what are you waiting for?». L’assemblea è stata convocata per favorire un confronto sulla missione della Conferenza delle Chiese in un’Europa che è alle prese non solo con la crisi economica, ma soprat-tutto con un nuovo panorama ecu-menico e interreligioso che lancia nuove sfide ai cristiani sul piano della testimonianza e del supera-mento di ogni forma di pregiudizio. L’assemblea di Budapest rappresen-ta un passaggio fondamentale per il futuro della Kek, per un rilancio della propria azione verso la costru-zione dell’unità visibile della Chiesa, per un ruolo sempre più dinamico dei cristiani nella società europea e per un rafforzamento di una testi-monianza ecumenica su alcuni temi, come la pace. Proprio sulla centrali-tà dell’impegno ecumenico per la pace, con particolare attenzione alla situazione del Mediterraneo e del Medio Oriente, si è soffermato il metropolita ortodosso di Francia, Emmanuel, presidente della Kek, il quale ha ricordato che «la cultura della pace in Europa si è affermata tra mille difficoltà dopo secoli di scontri. Proprio alla luce di questa memoria storica — ha osservato — la Charta Oecumenica sollecita i cristia-ni europei a promuovere e a vivere la pace. La Kek si deve quindi pro-porre di favorire la costruzione di ponti di speranza e di pace, invitan-do le comunità cristiane del Medio Oriente a essere sale della terra, nel-la convinzione che il dialogo è l’ar-ma più forte per superare una situa-zione che sembra prossima a esplo-d e re » . Durante l’incontro è stato ricor-dato il cardinale Carlo Maria Marti-ni, a pochi giorni dalla sua scom-parsa. In una dichiarazione ufficiale, sottoscritta da tutti i presenti all’in-contro, il cardinale Martini è stato ricordato come «un uomo di dialo-go, un pastore che ha cercato di ab-battere i muri, ricercando ogni for-ma di apertura e di dialogo nei con-fronti dell’altro». Proprio questa vo-cazione ha favorito l’ecumenismo, del quale è stato un appassionato testimone. Infine, a Chania, ha presso uffi-cialmente servizio il nuovo segreta-rio generale della Kek, il reverendo Guy Liagre, che è stato a lungo pre-sidente della United Protestant Church in Belgio. Nel suo primo intervento al comitato centrale, Lia-gre ha ricordato che «servire le Chiese e il dialogo ecumenico costi-tuisce lo scopo della mia vita e del mio lavoro».
Osservatore Romano - 19 settembre 2012