L’amore che supera ogni barriera
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- Creato: 21 Settembre 2012
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TOKYO, 20. «San Nicola del Giap-pone ci aiuta a capire, in quale modo e in quali circostanze, persone che appartengono a una cultura di-versa, a una nazione diversa, con usanze differenti dalle nostre, accol-gono la fede professata dal popolo ortodosso. Ciò si verifica quando colui che reca l’annuncio si identifi-ca con le persone a cui rivolge la sua parola, parla con loro nella stes-sa lingua, condivide la loro cultura come fosse la sua e — questa è la condizione più importante — il pre-dicatore ama le persone a cui si ri-volge». La figura di Nicola del Giappone, al secolo Ivan Kasatkin, monaco e teologo russo, venerato come santo e “uguale agli apostoli” dalla Chiesa ortodossa, è stata inevi-tabilmente al centro della visita che il Patriarca di Mosca, Cirillo, ha ef-fettuato dal 14 al 18 settembre nel Paese del sol levante. C’erano da ce-lebrare, accorpati per l’o ccasione, ben tre anniversari: i centocin-quant’anni dell’arrivo di san Nicola in Giappone (nel 1861), i cento anni della sua morte (1912) e i quaranta della sua canonizzazione (1970). Il fondatore della Chiesa ortodossa giapponese — duecentocinquanta i luoghi di culto edificati durante la sua permanenza nelle isole, frequen-tati da un totale di trentatremila fe-deli — «amava il popolo giappone-se», ha detto Cirillo nella chiesa della Resurrezione di Cristo ad Ha-kodate (la città nella quale Kasatkin cominciò la sua missione), «al pun-to che, anche durante la difficile prova della guerra russo-giapponese (1904-1905), è rimasto qui con il po-polo nipponico, e i giapponesi non lo hanno percepito come il rappre-sentante di una nazione ostile, per-ché era il loro pastore, viveva con loro, condivideva le loro prove. San Nicola, continuando ad amare il suo Paese, ha amato anche il Giappo-ne». Da Hakodate, nell’isola di Hok-kaido, il Patriarca di Mosca ha co-minciato un viaggio che lo ha con-dotto a Sendai, colpita nel marzo 2011 da un devastante terremoto e dal successivo tsunami, e poi a Tokyo. Accompagnato, fra gli altri, dal metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ester-ne, Cirillo è stato accolto dal metro-polita di Tokyo e di tutto il Giap-pone, Daniel, dall’arcivescovo di Sendai, Serafim, e da altri rappre-sentanti della Chiesa ortodossa au-tonoma giapponese. Nella chiesa della Resurrezione di Cristo ad Ha-kodate — ha ricordato il Patriarca — «sono stati ordinati i primi sacerdoti giapponesi, sono stati cantati i primi inni ortodossi e le preghiere in giap-ponese; qui, per la prima volta, giapponesi e russi si sono resi conto che l’ortodossia è una fede che non appartiene a un solo popolo o a un numero circoscritto di popoli, ma è presente in tutto il mondo». L’esempio di san Nikola «ci aiuta a capire come la fede cristiana innalza l’uomo al di sopra dei conflitti, del-le prove, delle guerre», quanto sia importante «promuovere la riconci-liazione fra le nostre due nazioni vi-cine». La missione della Chiesa ortodos-sa — si legge sul sito in rete del Di-partimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca — cominciò ad Hakodate nel 1859, presso il con-solato russo, dove due anni dopo giunse il venticinquenne Ivan Ka-satkin. La chiesa della Resurrezione di Cristo ad Hakodate è la prima chiesa ortodossa in Giappone ed è qui che fra il 1861 e il 1869 san Ni-cola esercitò la prima parte del suo ministero. Quando nella chiesa ven-ne istituita la scuola di catechismo, fu aperta anche una tipografia. Ka-satkin riuscì a coinvolgere i fedeli nell’opera di abbellimento del tem-pio e sotto la sua guida furono rea-lizzate le campane della chiesa. Nel 1871, con l’istituzione della Missione ecclesiastica russa in Giappone, la chiesa di Hakodate divenne un punto di riferimento della missione. Nel 1872 le campane suonarono per la prima volta durante tutta la setti-mana di Pasqua e questo, in breve tempo, divenne lo spunto che portò alla persecuzione dei cristiani: i ca-techisti e i tipografi furono arrestati, la scuola venne chiusa, gli ortodossi giapponesi furono espulsi dalla cit-tà. Ma nel 1873 i divieti statali furo-no aboliti e il tempio divenne il centro della predicazione ortodossa in Giappone. A Sendai, nell’isola di Honshu, si è parlato soprattutto del sisma dell’11 marzo 2011, che ha provocato migliaia di morti, feriti e dispersi. Nella chiesa dell’Annunciazione, l’arcivescovo Serafim ha ricordato l’enorme perdita di vite umane e gli ingenti danni, sottolineando tuttavia il grande sostegno giunto dalla Chiesa ortodossa russa, che si è mo-bilitata per raccogliere le donazioni dei fedeli. «Questo disastro — ha detto — ci ha insegnato molto», spiegando che lo sforzo di aiutare i bisognosi ha rafforzato i rapporti e i legami spirituali fra i credenti russi e giapponesi: «Così ci unisce l’amo-re di Cristo». Per Cirillo, i cittadini di Sendai hanno dato «un meravi-glioso esempio di come è possibile affrontare e superare un grande pe-ricolo. In momenti simili è impor-tante pensare non solo a se stessi ma anche agli altri: è l’unico modo per salvarsi». La storia della fede ortodossa a Sendai è associata al nome di Paolo Sawabe, discepolo e compagno di san Nicola, il primo giapponese a essere ordinato sacerdote ortodosso. In questa città i primi cristiani giap-ponesi sono stati perseguitati e han-no rivelato, ha affermato il Patriarca di Mosca, «la loro fermezza nella fede, l’intransigenza e il desiderio di seguire la via della salvezza che è stata aperta per loro dal Signore at-traverso san Nicola del Giappone». Nella diocesi di Sendai oggi ci sono trentadue parrocchie, le quali costi-tuiscono quasi il 50 per cento delle parrocchie della Chiesa ortodossa autonoma giapponese. Anche a Tokyo, nella cattedrale della Resurrezione (conosciuta come Nikolai-do), Cirillo ha parlato di san Nicola, «ponte spirituale» fra Russia e Giappone, auspicando che fra le due nazioni altri ponti, altri legami possano collegare oggi i due popoli, nella concordia e nell’unità di pensiero. E nel suo sermone ha fatto riferimento alla «saggezza dei samurai», i quali dicevano che «il loro cammino è un cammino di morte, che bisogna vivere come se il proprio corpo fosse morto. Egli al-lora si libera, diventa forte, indipen-dente dalla morte, e la paura scom-pare». Come san Paolo — ha ag-giunto il primate ortodosso — che nella Seconda lettera ai Corinziinvita a portare «sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, per-ché anche la vita di Gesù si manife-sti nel nostro corpo» (4, 10). E co-me san Nicola del Giappone: «Il se-greto del suo straordinario successo missionario — ha concluso il Patriarca di Mosca — sono stati proprio il comandamento dell’amore e una fe-de forte in Dio». Cirillo, che si è recato anche nel cimitero Yanaka di Tokyo per prega-re sulla tomba di san Nicola, ha concluso la sua visita incontrando l’imperatore del Giappone, Akihito.© Osservatore Romano - 21 settembre 2012